Blog Tour: “I sette Re di Roma: Romolo. Il primo Re” di Franco Forte e Guido Anselmi – Piano dell’opera

Titolo: Romolo. Il primo re
Autori: Franco Forte, Guido Anselmi
Editore: Mondadori
Collana: Oscar bestsellers historica
Formato: Tascabile
In commercio dal: 10 novembre 2020
Pagine: 360 p., Brossura

Trama:

In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell’attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un’avventura cruda e disperata, un’epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l’uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la storia ricordi. Romolo, il primo re.

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Review Party: Recensione di “Il tempo della clemenza” di John Grisham

Quando Jake Brigance riceve i dettagli del nuovo caso legale su cui lavorare, comprende subito che sarà una delle cause più ardue da vincere. Drew Kofer, il suo cliente, ha ucciso il padre Stuart, un poliziotto amato dalla zona, che ora chiede giustizia. Essersi macchiato a sedici anni di un crimine così grave mette i brividi e solo chi viveva sotto il loro stesso tetto sapeva le ragioni che hanno portato a un gesto del genere. Lo sanno bene la madre e la sorella, che vedevano Stuart violento e ubriaco, capace di colpire perfino i suoi stessi figli. Solo un abile avvocato come Jake può dare una speranza di salvezza da quella che parrebbe a tutti gli effetti una condanna a morte.

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Review Party: Recensione di “La città di ottone” di S.A. Chakraborty

Un cantico di parole non del tutto comprese, condurrà Nahri verso la più grande svolta della sua vita. Di umili origini, la giovane non ha mai lasciato Il Cairo e qui tenta ogni giorno di sopravvivere, curando i più bisognosi ma soprattutto ingannando ed estorcendo soldi a chi può permettersi una vita più agiata. Non crede nella magia, eppure finge di sanare anche i mali più incompresi, fino al giorno in cui davvero s’imbatte in una persona che sembra essere posseduta da un demone. Nel tentativo maldestro di liberare la vittima malcapitata, Nahri evoca Dara, colui che scoprirà essere un potente jinn dalle misteriose origini. Da lì avrà inizio un viaggio tra sabbie, fiumi e creature elementali, che li condurranno verso Daevabad: la città magica che potrebbe nascondere il segreto sulla vera identità di Nahri.

Il primo libro della trilogia di Chakraborty, che ora vede spuntare il sole anche nel panorama letterario italiano, incarna alla perfezione un tipo di fantasy che qui ancora è poco esplorato, quello caratterizzato dal Medio Oriente, con ambienti, usi e costumi arabeggianti, che in qualche modo ricordano le favole de Le Mille e una Notte. L’autrice ha saputo con estrema precisione accompagnare il lettore all’interno della propria storia, che ha molti particolari su cui è necessario soffermarsi per capire appieno le meccaniche della trama. Fortunatamente è possibile trovare a fine libro un glossario minuzioso che aiuta a comprendere maggiormente l’insieme. Sono rimasta colpita all’istante dall’atmosfera magica e affascinante delle terre descritte, che si sposano perfettamente con l’aspetto occulto che man mano si svela ai nostri occhi e a quelli di Nahri. Ad accompagnare l’arco narrativo dei due protagonisti c’è la storia di Ali, principe secondogenito di Daevabad, che assume un taglio più politico e profondo rispetto alla frenesia che conduce i due fino alla città di ottone. La prima parte del libro è assolutamente godibile e interessante, sulla seconda ho trovato un calo del ritmo narrativo che se per certi versi è stato interessante per altri ha spiazzato, soprattutto per l’eccessiva velocità degli ultimi capitoli, pieni di colpi di scena ma davvero troppo frenetici. Nahri, Dara e Ali sono tutti personaggi intriganti e ben costruiti, ma è come se da un certo punto in poi perdessero la bussola dei propri intenti, fino a trascinarsi in situazioni surreali e a tratti catastrofiche, a cui difficilmente si riesce a stare dietro.

Più penso al finale più sono curiosa di sapere come andrà avanti la storia, sperando che alcuni difetti riscontrati ora trovino una risoluzione successivamente. “La città di ottone” è un ottimo esempio di fantasy in cui magia e leggende diventano il fulcro trainante dell’intera trama, avvicinando i neofiti a una cultura lontana e appassionando con atmosfere adrenaliniche e cariche di emotività.