Review Party: Recensione di “Il problema della pace” di Joe Abercrombie

Dopo i drammatici eventi del primo volume, sembra impossibile pensare che ci sia qualcosa di peggio. Ma con Abercrombie si sfonda una porta aperta quando si tratta di violenza, sembrando che le sue guerre non finiscano mai.

Con “Il problema della pace” si assiste a intrighi di potere e schieramenti ancora più serrati, con una narrazione pregna di colpi di scena, che lasciano senza fiato e senza pause il lettore. Ritroviamo quindi Re Orso, alle prese con la sua nuova posizione di prestigio e tutto ciò che ne comporta, nel positivo e nel negativo.

Come al solito, anche questo romanzo è un mattone di descrizioni, strategie e azione, che rischiano di stancare chi non è abituato a questo genere di lettura, ma che gli amanti del grimdark apprezzeranno di certo, sentendosi in qualche modo a casa. L’autore ha il controllo totale della sua opera, con una struttura precisa che non ha sbavature e giunge con coerenza al suo finale. Ogni libro di Abercrombie è un’esperienza spettacolare e qui ci troviamo di fronte all’ennesimo valido romanzo.

Per apprezzare “Il problema della pace” e tutto l’universo letterario di Joe Abercrombie bisogna apprezzare il sangue, la violenza, perfino la morte.

Review Party: Recensione di “La repubblica del drago” di R.F. Kuang

Con “La repubblica del drago” si torna nel mondo straordinario di Kuang, con un seguito che subito si presenta ancora più forte e sanguinario. Rimarrete in balia delle vostre emozioni dall’inizio alla fine e desidererete di avere il seguito quanto prima.

Seguire Rin è un’esperienza drammatica e potente, perché significa toccare l’animo di una persona che lotta per mantenere la propria umanità nonostante tutto remi contro, vittima del pregiudizio e del potere dei più forti. Kuang affronta in modo diretto e crudo la prevaricazione di razza e società, portando una tematica fin troppo attuale e scatenando la rabbia di fronte a situazioni ingiustamente naturali e automatiche.

Il lettore è immerso completamente nell’ambientazione, curata e già assorbita nel primo volume, soffocando con la sua cupezza. Il romanzo presenta una storia di sopravvivenza, dove tutto viene messo in discussione, perfino la propria stessa identità e i propri stessi principi. Ma ciò non significa che non ci sia posto per la speranza, un faro lontano all’orizzonte, vivido e presente, nonostante sembri impossibile da raggiungere.

Questo fa sì che “La repubblica del drago” sia un degno seguito, che apre le porte al prossimo romanzo, che spero di avere tra le mani molto presto.

Review Party: Recensione di “La lunga notte di Parigi” di Ruth Druart

Quell’infausta notte del 1944, Jean-Luc non la scorderà mai. Preso in affidamento il piccolo Sam dalla madre, per evitargli la prigionia nei campi nazisti, l’uomo decide di trasferirsi in America, lontano il più possibile dagli orrori della guerra. Ricominciata una nuova vita, lui, la compagna e Sam si sentono ormai una famiglia a tutti gli effetti, ma quando dopo dieci anni il passato bussa ancora letteralmente alla porta di Jean-Luc, la loro vita verrà sconvolta ancora una volta nel più inaspettato dei modi.

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Review Party: Recensione di “Un Duca da conquistare” di Candace Camp

Distrutto dal passato drammatico il Duca Richard torna nella tenuta di famiglia in attesa che la morte sopraggiunga. Ma a sopraggiungere nella sua vita sono l’esuberante istitutrice Jessica e la giovane Gabriela, di cui presto l’uomo diventerà ufficialmente tutore.

Queste novità inaspettate faranno vedere a Richard la luce dopo tanto tempo. Quando però l’ombra dell’omicidio cala su Cleybourne Castle, dovrà fare di tutto per proteggere chi ama.

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Review Party: Recensione di “Come le ali del pettirosso” di Giordano Alfonso Ricci

Augusto ha suddiviso la propria vita secondo criteri precisi e scomparti
stagni non modificabili. Con il peso degli anni trova sempre più
rassicurante rifugiarsi nella monotonia anziché sfuggirle, evitando il
più possibile le emozioni e soprattutto i ricordi. Attaccarsi a questi
vorrebbe dire soffrire e porsi inutilmente domande che non hanno una
risposta, ricominciando ad arrovellarsi su ciò che non può essere
spiegato con la logica, arrivando di conseguenza a torturarsi
interiormente. Solo l’impavida governante Rodica potrà fare breccia in
lui e ricordargli ciò che è importante nella vita e a fargli inseguire
l’amore nonostante la paura attanagliante.

Con uno stile fluido e con una carica incredibile di emotività, Giordano
Alfonso Ricci conduce i suoi lettori nei profondi meandri dei
sentimenti, che spesso albergano più nella mente che nel cuore. Lo fa
attraverso un personaggio controverso come Augusto, in cui è facile
rispecchiarsi ma non altrettanto comprenderlo, com’è ovvio che sia: è
più semplice osservare le situazioni degli altri piuttosto che scavare
in noi stessi e tirare fuori tutto, a prescindere dalla natura. Questo è
un processo difficile che spesso crea dei blocchi interiori e ne
distrugge altrettanti, senza però di fatto rendere una persona davvero
libera.

La libertà è spesso un elemento scomodo, che fa sentire potenti senza
pensare alle reali conseguenze. Quando queste precipitano addosso
tendiamo a chiuderci sempre di più, estirpando quella libertà tanto
agoniata in favore della convenienza, nonostante questa non sia mai la
giusta soluzione. L’autore pone queste riflessioni con una naturalezza
disarmante, portando chiunque a guardarsi dentro e ad anallizarsi senza,
di fatto, accorgersene davvero. Ogni scena è una giostra di emozioni,
che coinvolgono sempre più nella narrazione, offrendo un prodotto di
qualità che supera le aspettative soddisfando appieno la sete di conoscenza.

“Come le ali del pettirosso” è una storia intensa che mostra le
fragilità umane unite ai punti di forza, in un concatenarsi che rende
sensate le prime solo con la presenza dei secondi e viceversa, in un
legame indissolubile e indispensabile che ci fa apprezzare l’animo a
tutto tondo, senza dare importanza soltanto a una delle parti
scompensando quella che rimarrebbe indietro. Nulla deve essere lasciato
indietro, soprattutto quando si parla di felicità, che si alberga sempre
dove non è facile trovarla, perfino al centro di un dolore troppo intenso.