Conscia di ciò che amo, ricordo ciò che va rispettato

« Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi… »

Oggi, 23 aprile 2018, in tutto il mondo si festeggia la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Di fatto, è un omaggio a ciò che amo di più: la lettura.
È importante ricordarci quanto sia potente, come metodo di divulgazione della conoscenza.

Questo evento è stato riconosciuto dall’Unesco nel 1995 con l’obiettivo di di promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione del copyright. Il 23 aprile, inoltre, cade la commemorazione della morte di tre importanti scrittori: Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega. 

La Commissione Nazionale Italiana dell’Unesco ha scelto di mettere il libro al centro della giornata, stilando un elenco di storie ambientate nelle 20 regioni italiane. Per ognuna sono stati scelti due libri, per legare la narrativa al territorio e stimolare l’interesse dei lettori.

Blog Tour: Giornata contro la violenza sulle donne – Gli occhi del silenzio

Spesso vedo il silenzio come un momento speciale da dedicare soltanto a me stessa.
Ultimamente, però, mi sono resa conto di quanto inquietante possa essere, da un altro lato, non parlare.
Chi è vittima di una molestia, spesso poi non ne vuole parlare. Perché se ne vergogna, perché se non tira fuori l’accaduto è come se non fosse successo a lei. Come può, in fondo, essere successo proprio a lei?
Il silenzio, in questo caso, non perdona. L’insicurezza, trascina verso un baratro che può trasformarsi in tragedia. Non si crede di poter contare sugli altri, perché loro giudicherebbero e basta.
Di esempi da citare ce ne sono innumerevoli, tanti quanti i tipi di soprusi che un essere umano, purtroppo, può subire. Non esistono solo le percosse, anche le parole e la gestualità possono essere taglienti come lame nella carne.
Il film “Big Eyes” è ispirato ad una storia vera, quella della pittrice Margaret Keane. I suoi quadri sono stati attribuiti per molti anni al marito Walter, che sfruttava il talento della moglie per i soldi e la popolarità. La pressione psicologica a cui Margaret è sottoposta le fanno credere per diverso tempo che sia giusto così, l’importante era guadagnarci economicamente. Ma pian piano si sente privata della sua stessa identità, derubata delle sue opere come se le fossero sottratti dei figli. La lotta per il riconoscimento dei suoi dipinti è lunga ed estenuante, Margaret trova in sé il coraggio che serviva per uscire allo scoperto, fuori dall’ombra di un uomo che ha sfruttato i suoi sentimenti per scopi personali ed egoistici.
Anche i consigli letterari che vi lascio mostrano la violenza da un punto di vista differente. Un punto di vista in cui comunque il silenzio serve a comprendere quanto sia importante non tacere.
“Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini:
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua kolba di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa di Herat, dove il padre non la porterà mai perché lei è una harami, una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashto e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall’intreccio di due destini, una storia indimenticabile che ripercorre la Storia di un paese in cerca di pace, dove l’amicizia e l’amore sembrano ancora l’unica salvezza.
“Vitamin” di Keiko Suenobu:
Quando hai bisogno di vitamine, significa che ti manca qualcosa. Quello che manca nella vita di Sawako è… praticamente tutto! L’istituto dove studia è un posto da evitare: gli insegnanti sono severissimi e gli studenti infidi come serpi. Il suo ragazzo è meglio perderlo che trovarlo. Ma la nostra protagonista non sembra rendersene conto, per lo meno finché non diventa il bersaglio preferito dei feroci scherzi perpetrati dai compagni di classe! Tra umiliazioni, soprusi e parecchi rospi ingoiati, riuscirà Sawako a trovare la vitamina giusta che le darà la carica per prendersi la sua rivincita?

Non perdete le tappe degli altri blog partecipanti:

Quale piacevole fatica s’insinua nella scrittura

Anche per quest’anno, il caldo e l’influenza estiva sono riusciti a mettermi al tappeto. 
Il peggio è che, dopo un mese di spensieratezza, torno a passare le mie giornate in solitudine. Una quotidianità che mi sta stretta, anche se periodicamente sento l’irrefrenabile voglia di chiudere tutto il resto all’esterno. Il silenzio diventa assordante: affolla la mia mente tormentandola, senza riuscire a placare il terrore del tempo che scorre e la marea dei desideri inespressi che mi consuma ancor prima dell’inizio.
All’apparenza, non vedo alcun rifugio.
Nemmeno nella scrittura, né tanto meno nella lettura.
Capisaldi di una vita, che negli ultimi anni hanno insinuato il dubbio molto più della gratificazione. Ciò accade perché c’è una mancanza in questo piacere: il riscontro a lungo agognato.
Capita quando si vuole trasformare la passione in qualcosa di più: le pulsioni sono semplici e potenti, ma sul lungo periodo possono non bastare. Presto è necessario “buttare il sangue”, colpire il muro con la testa più e più volte e poi piangere di fronte all’abbagliante bianco di una pagina vuota.
Anche solo metaforicamente parlando.
Così è, anche per i migliori.
Scrivere chiama l’amore. L’amore accompagna l’ispirazione.
Continui a ripetere il solito mantra: “Make a good art”. Fai buona arte, fai buona arte.
L’incomprensione dei molti diventa, così, una sfida personale.
Ma prima o poi si cade nella spirale dello sfinimento; il non sentirsi mai abbastanza per la meta. Sembra quasi di toccare il fondo, ma in realtà non si sente mai la fine sotto i piedi. E si cade, ancora. Si cade, nonostante l’impegno. Si cade, nel silenzio.
Sarebbe meglio perdersi o cadere?
In entrambi i casi, alla fine, nell’esatto punto in cui manca l’energia e il buon proposito, trovo sempre lo strumento per rialzarmi. Osservo il cielo da un’altra prospettiva e respiro l’aria da un posto diverso. Chiudo gli occhi, sto in silenzio e ascolto.
A quel punto, qualcosa cambia.
Non sento il bisogno del sonno, o delle distrazioni, ma di trasformare il mio mondo buio in un dono.
Allontano quel luogo di sconforto, sapendo che tra me e lui non potrà mai esserci un addio. 
I social la chiamano “relazione complicata”.
Così, parte tutto come se fosse un gioco.
Il tempo continua a scorrere, ma non è più perso. I desideri giungono ai lati della mente come una baraonda, ma cortesi si presentano e si propongono.
Sospiro, riordino, appunto.
Viaggio, stando ferma.
La meta? Incerta, come ogni volta.
La lettura? Aiutante insostituibile.
La scrittura? Il culmine della stimolazione della mente. Un punto lontano, faticoso da raggiungere, che spesso viene mancato. Ma quando si trova, ci si ricorda del piacere unico che sa infondere.
E non è come una pagina bianca: non si può tradire, non si può dimenticare.
Lei non tradisce, lei non dimentica.
Accompagna nel mezzo del cammin delle proprie idee.
Fino alla prossima volta in cui il buio tornerà a bussare.

La Shoah spiegata a mio figlio

Figlio mio,
tu ancora non sai di esistere. 
Ma se in questo momento sto scrivendo proprio a te significa che da qualche parte, in un piccolo angolino di pensieri ed immaginazione, già sei parte della mia vita e soprattutto di questo mondo.
Quando nascerai, spero scoprirai di essere fortunato. La tua famiglia ti donerà amore e bontà, di questo ne sono certa. Imparerai a porti domande, a leggere ed informarti su ciò che ti circonda.
Mamma e papà ti proteggeranno, sempre.
Però, bambino mio, imparerai anche che dove c’è amore purtroppo può esserci odio. Imparerai che il mondo, come l’ho visto e come lo vedo io adesso, può essere spietato. 
“Perché?”, ti chiederai.
Perché gli esseri umani sanno essere le creature più crudeli.
Sai come lo so? La storia me lo ha insegnato. E non parlo di una di quelle che ti racconterò prima di addormentarti; lascerò che almeno nei sogni tu possa sentirti al sicuro.
La storia è la storia dell’umanità, fatti realmente accaduti di cui tu verrai a conoscenza. Dovrai memorizzarli, capito? Io posso proteggerti dall’orrore, ma non da quello che ormai la storia si trascinerà fino alla fine dei tempi.
Devo ricordare e tramandare i ricordi, perché é questo che chi ha vissuto l’orrore sulla propria pelle mi ha insegnato.
Ricorda, affinché questo non venga ripetuto.
Imparerai che il potere acceca le persone e che, alcune di queste, sono state capaci di convincere i popoli che un uomo può prevalere su un altro. Perché lui ha la pelle chiara e l’altro no. Perché lui è biondo con occhi azzurri e l’altro no. E se non sei così, sei diverso, sei inferiore, Meriti di essere trattato peggio di un animale. Infine, meriti di morire, umiliato e distrutto.
Assurdo, vero? Eppure ti giuro che ci sono molti episodi, nella storia, che ti mostreranno quanto ho detto.
I sopravvissuti all’orrore non li conoscerai da vivi. Spero che per quando sarai un uomo l’orrore sia ben lontano dal tuo presente.
Ma nulla è certo, tesoro mio.
La felicità può esserti strappata via senza che tu possa fare qualcosa per riprenderla. Tutto può esserti strappato, ma tutto questo può ancora essere impedito.
Osserva le fotografie dei bambini con il ventre gonfio. Guarda negli occhi gli occhi spenti di donne nude che invano tentano di coprirsi il pube e il seno. Non dimenticare le fosse dei cadaveri, i soldati immobili a terra, il sangue innocente sparso.
Ricorda, ma non provare rabbia per chi ha permesso tutto questo. Cerca solo, nel tuo piccolo, di impedire che ciò che di male è stato fatto venga fatto ancora. Non abbassare il capo, sii un uomo fiero ma con umiltà. Imparalo subito così saprai trasmetterlo a tua volta.
Ti sento nella mia vita, un giorno ci abbracceremo. Potrò raccontarti le favole e farti vivere infinite avventure.
L’Olocausto nell’arte.

Ci sarebbero molte opere da citare, adatte per questa giornata, ma soprattutto da leggere e vedere almeno una volta nella vita. Quelle che seguono mi hanno accompagnato dall’infanzia fino ad oggi, lasciandomi momenti di infinita commozione e tristezza, ma anche forza per migliorare ciò che mi circonda.
Libri:

– “Viaggio verso il sereno” di Vanna Cercenà:
La vicenda narrata si ispira ad una storia vera accaduta durante la seconda guerra mondiale: nel maggio del 1940, mentre l’incubo nazista va attanagliando sempre più paesi del centro Europa, uno scalcagnato battello fluviale bulgaro parte da Bratislava seguendo il corso del Danubio, con a bordo un folto gruppo di ebrei diretti in Palestina.
– “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr:
Si può essere felici lontano da casa? Anna e la sua famiglia, braccate dai nazisti, hanno dovuto lasciare Berlino e cambiare città più volte. Adattarsi non è facile. Ma la cosa più importante è restare insieme. 
Graphic Novel:

– “Maus” di Art Spiegelman:
La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all’Olocausto, una madre che non c’è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.
– “Jan Karski, L’uomo che scoprì l’Olocausto” di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso
Evase da un gulag e dal ghetto di Varsavia, sopportò le torture delle SS e sfuggì al fuoco dei bombardamenti. Portava con sé una verità che avrebbe dovuto scuotere il mondo dalle fondamenta, ma una volta al cospetto dei potenti la sua voce si perse nell’incredulità e nell’indifferenza, schiacciata dalle ferree leggi della guerra. Queste sono le parole inascoltate del partigiano polacco che nel 1943 denunciò a Churchill e a Roosevelt gli orrori della Shoah. Questa è l’incredibile storia di Jan Karski.
Film:

– “Arrivederci ragazzi” di Louise Malle
In un collegio di Carmelitani il convittore Julien fa amicizia con un ragazzo ebreo, Bonnet, iscritto sotto falso nome. È il 1944 e la Francia è occupata dai nazisti. Il legame creato dai ragazzi verrà troncato dalla denuncia di un compagno, che, punito per aver praticato il mercato nero, decide di vendicarsi in questo modo del rettore, pur sapendo di coinvolgere così anche gli altri collegiali. La Gestapo arresta il direttore della scuola e tutti i ragazzi ebrei che vi sono nascosti.
– “La vita è bella” di Roberto Benigni
Orefice Guido, cameriere e poi libraio nell’Italia del ventennio, ha sposato una maestrina ricca, ed è ebreo. Esattamente come il suo vecchio zio, e come Orefice Giosué, il suo bambino. Come tutti gli ebrei, i tre sono stati caricati su un camion, poi su un treno, e portati in un campo di concentramento.
“…scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono…”
da “Scarpette rosse” di J.Lussu

Riflessione: “I libri distillati” di Centauria


Sono disteso su un lettino freddo e duro.
Riesco a malapena a muovermi, mi guardo intorno.
Che ci faccio qui?
Ah, sì. La chiamata. L’intervento.
“Gentile cliente, è stato selezionato per entrare a far parte di un progetto senza precedenti che rappresenterà un grande passo per il genere umano. Si senta fortunato, la pagheremo bene oltretutto. Si presenti domani al suo ospedale di fiducia.”
Non so cosa mi abbia convinto ad imbarcarmi in una situazione del genere. Ma ora sono qui, il chirurgo mi fissa da dietro quell’inquietante mascherina. Prende un bisturi e lo avvicina al mio petto scheletrico. Non sento nulla, ma vedo tutto.
Che diamine sta facendo?
Cerco di aprire la bocca, ma le parole non escono, solo dei mugolii. Strabuzzo gli occhi per attirare la sua attenzione.
Fermate questo pazzo! Mi sta sventrando!
L’infermiera mi guarda sorridente, io ricambio con una smorfia di disgusto.
“Come si sente, caro signore? Non si preoccupi, finito qui sicuramente avrà una sensazione di… leggerezza. Ma sì, cosa se ne farà di tutti quei capillari? Qualche ciglia in meno non intaccherà di certo la vista! Aorta o vena cava, le lascio libera scelta.”
Chiudo gli occhi, mi rassegno. Vorrei solo che fosse un incubo. Il dolore che mi sopraffarà tra qualche ora sarà indescrivibile. Che cosa dirò a mia moglie?
***
« Abbiamo ridotto le pagine non il piacere. »

Per chi ancora non fosse a conoscenza degli ultimi avvenimenti, faccio un passo indietro e ne parlo.

Di tale Centauria e del progetto “Distillati: al cuore del romanzo”. La quale, come unico effetto positivo, è riuscita ad unire l’intera opinione pubblica contro la propria proposta editoriale.

Negli ultimi anni ho assunto un certo atteggiamento, condivisibile o meno, nei confronti di ciò che fa scalpore e dibattito, che mi porta a fare silenzio su alcune questioni. Perché purtroppo, nel bene e nel male, se si parla di qualcosa si dà a quella cosa un’importanza immeritata (se parliamo in negativo). Basta ignorare, e i fallimenti coleranno a picco.

Ma in questo caso, se posso difendere l’identità chiamata “libro”, combatto ed esprimo il mio sdegno.

Si parla di progresso. Per ogni argomento, si punta alla convenienza e alla comodità. L’editoria in questi ultimi anni è una delle protagoniste indiscusse: il digitale sta scavalcando sempre di più il cartaceo.

Quindi, cosa propone il progetto dei libri distillati? Un riassunto dei libri, come anche in passato si è provato a fare?

No.

I libri distillati sono libri tagliati. Privi di parti probabilmente ritenute superflue alla lettura. Così, eliminate.

Il signor Rossi di qui sopra non mi sembra così felice delle sue parti superflue fuori dal corpo. Voi lo sareste?

Tutto questo perché? Perché c’è una fetta di persone che non trova il tempo di leggere.

No, Centauria, non hai capito. Non è così che bisogna andare incontro al pubblico. Se le persone amano leggere, e “leggere” è un’attività a cui tengono nonostante gli impegni, quelle persone troveranno un momento della giornata in cui si siederanno comodamente e leggeranno.

Io per prima ho tanti interessi e impegni, provo nostalgia delle giornate di qualche anno fa passate interamente a gustarmi un libro. Forse ora leggerò meno, ma non scambierei mai questi libri per tutto il tempo del mondo.

Te lo ripeto, persona che hai poco tempo per leggere: i libri distillati non sono libri riassunti. Non sono libri, punto. Non spendere soldi convinto di leggere ed aver guadagnato tempo.

La riflessione che vorrei fare, non è tanto a sfavore della suddetta casa editrice. Come ho già detto, i fallimenti coleranno a picco da soli.

La protagonista indiscussa è la cultura. Secoli e secoli di cultura che improvvisamente si vuole eliminare. Davvero, mettetevi nei panni del protagonista del racconto iniziale, perché è così che i libri selezionati per questa follia si devono sentire: privati di loro stessi.

No, non ne faccio un dramma. Sono solo una ragazza che ama i libri. Distilliamo una squadra di calcio: togliamo il portiere, ci sono già i difensori che proteggono la propria area di gioco. C’è già indignazione per le scene tagliate dei film senza che io stia qui a citare qualcosa.

Leggere non è una moda. Un libro ha bisogno di dedizione e tempo, che piaccia oppure no.

Ci possiamo lamentare dei prezzi sempre più proibitivi, questo sì. Ma non ci sono giustificazioni per un tentativo di approccio alla lettura tanto sbagliato come questo.

Se sei pigro o vuoi leggere solo per farne un vanto, la lettura non fa per te. Un libro, in questo, non può venirti incontro, né tu avere la presunzione di sminuire il lavoro di una persona che ci ha messo passione e tempo per scrivere.

Piuttosto, non avere paura di leggere. Non si fa peccato a trascorrere dei momenti all’interno di un altro mondo e un’altra vita.

Non distillarti ma ubriacati, ubriacati di storie e libri: lasciano emozioni uniche e ci rendono individui migliori.