Review Party: Recensione di “Un piccolo odio” di Joe Abercrombie

« I cattivi sono una terribile maledizione, non c’è dubbio, finché non ti trovi in qualche brutto pasticcio e uno di loro è dalla tua parte. Allora sono la cosa migliore che ti possa capitare. »

Trent’anni dopo i fatti de La prima legge, il Nord e l’Unione sono ancora devastati dalla guerra e dalle barbarie, nonostante il progresso industriale stia prendendo sempre più piede per far rinascere in qualche modo la terra. Savine, figlia dell’Arcilettore, è pronta a invischiarsi negli affari più loschi, pur di diventare qualcuno in un mondo in cui una donna non è niente, soprattutto in confronto all’uomo. Leo dan Brock è pronto a diventare Governatore e pronto a eseguire il suo lavoro in maniera impeccabile, senza sapere che il tradimento è dietro a ogni ombra. Vick lotta per dare una dignità ai lavoratori, trattati come schiavi dai padroni. Questi e altri personaggi si troveranno ad incrociare il proprio destino per portare avanti gli scopi della vita e contribuire a quella rivoluzione che fatica tanto ad affermarsi.
“Un piccolo odio” rappresenta l’inizio di una nuova trilogia del maestro Abercrombie, che ancora una volta ha saputo conquistarmi con le sue ambientazioni suggestive e lo stile di scrittura studiatamente rozzo. Questo scrittore sa come adularmi, con battaglie all’ultimo sangue, divertimento e paesaggi magistralmente descritti. 
L’opera è sicuramente impegnativa dal punto di vista della lettura, in quanto ci troviamo ad affrontare la storia attraverso ben sette punti di vista differenti. Ma la forza della scrittura di Abercrombie è sempre stata nella profondità e nella realizzazione dei personaggi, che sono riconoscibili a colpo d’occhio sia nell’aspetto che nello spirito.
La negazione, il disgusto per se stessi, la mancanza di consapevolezza di sé: tutti quei sentimenti terribili, negativi e spaventosamente reali che tutti noi proviamo nei nostri momenti di insicurezza, si insinuano e distorcono la realtà. rielaborandola in un’ottica malsana. Ciò che sorprende in particolare è la speranza che i personaggi ottengano ciò che meritano e che si realizzino; anche un personaggio corrotto e moralmente fallito come Savine.
In questo libro vecchi e nuovi volti si mescolano in un processo di addio nei confronti di coloro che i lettori già conoscono per poi buttarsi totalmente nelle vicende delle nuove leve della storia. Vengono mostrati i problemi di una vita fatta di guerre, le torture, i rapporti sessuali e la stanchezza di vivere costantemente in allerta e tormentati dal pensiero che perfino un famigliare possa pugnalare letteralmente alle spalle.
Il lettore ama e odia, e poi ancora odia e ama ogni situazione rappresentata e ogni personaggio, perfetto in mezzo all’imperfezione.

Review Party: Recensione di “La prima legge” di Joe Abercrombie

« Non è un posto di ricordi felici. Combattere di nuovo i Gurkish, dopo quello che mi è costato. Sradicare la slealtà in una città in cui non ci si può fidare di nessuno, soprattutto di quelli mandati ad aiutarmi. Lottare contro il calore e la polvere, per un’impresa ingrata che quasi di certo si risolverà in un fallimento. E il fallimento, molto probabilmente, significherà la morte. »

I Regni dell’Unione stanno collassando sempre più su loro stessi; le guerre che scaturiscono dal malcontento non giovano certo alla situazione. L’Inquisitore Sand dan Glokta, amante del sangue e del potere, farà di tutto per riconquistare l’antico prestigio dato dalla sua carica. Qui si aggiunge la vicenda del guerriero venuto dal Nord, Logen Novedita il Sanguinario, che ha lasciato le sue terre in compagnia di altri avventurieri e che dovrà lottare in continuazione per avere salva la vita. L’incontro con il Mago Bayaz sarà per lui una svolta imprevista, soprattutto quando scoprirà in quale missione vitale si è ritrovato coinvolto.
Quale destino attende il Mondo Circolare?
La strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ma quello che ne consegue è l’improvviso declino in un mondo malvagio che diventa sempre peggiore man mano che ci si affonda dentro. Un mondo marcio, popolato da creature di ogni genere, unite solo dalla corruzione, dall’opportunismo e dal desiderio di continue battaglie.
La speranza non sembra esistere, eppure nel corso della trilogia, l’autore lascia dei piccoli spiragli di luce sul cammino, alla ricerca dell’ottimismo che potrebbe migliorare il mondo creato da lui stesso.
Se non conoscete il grimdark fantasy, la bibliografia di Joe Abercrombie è il punto di partenza migliore da cui partire. Questo perché stiamo parlando di un autore che reinventa i cliché del genere, allontanandosi dagli stessi e creando delle trame crude, intense e piene di adrenalina. Il contesto dei suoi libri è paragonabile ad un medioevo caotico, la cui terra è costantemente scossa dalle faide tra i regni. Tutto questo viene esplicitato soprattutto attraverso lo stile pungente dell’autore, che con un linguaggio scurrile e volgare non si fa problemi a scendere in descrizioni turpi. Le scene di guerra, per esempio, sono scritte così accuratamente da sembrare apparire sullo schermo di una televisione, grazie anche ai personaggi d’impatto e dinamici durante tutto il corso della storia.
Le lame insanguinate si contendono il fascino del lettore con l’elemento magico, la Nobile Arte proveniente dall’Aldilà, per cui i Maghi vanno alla continua ricerca della conoscenza del proprio mondo, per poterlo poi sanare quanto più possibile, ma seguendo senza eccezioni l’unica Prima Legge: vietato il contatto con gli spiriti.
Mondadori, grazie a questa Titan Edition, ripropone dopo anni una delle trilogie più importanti della bibliografia di Joe Abercrombie, che viene allargata e approfondita attraverso altri racconti e storie separate che rendono questo fantastico mondo ancora più complesso e in evoluzione.
Non è una storia consigliabile a tutti, ma se amate ciò che vi fa arrovellare lo stomaco, Joe Abercombie è l’autore che fa per voi. Per quanto mi riguarda, questo + ciò che cerco in una storia: la botta spietata che colpisce, provocando dolore per quanto sia dannatamente vera.