Recensione: “Ottone. Il primo dei Visconti” di Livio Gambarini e Alex Calvi

La giornata di sabato 22 luglio 1262 viene marchiata a fuoco nella storia e nella mente di Ottone Visconti, l’unico uomo destinato a rendere la sua casata grande, sia agli occhi del popolo che a quelli di Dio. Ora, arcivescovo novello, può godere di tutti quei privilegi che ha sempre anelato da lontano, sul lastricato cammino che l’ha portato alla realizzazione di questo progetto, il più maestoso della sua vita.

Eppure, non è troppo il tempo che gli rimane per indugiare, quando si rende conto di chi bussa alla sua porta: la famiglia della Torre, pronta a mettere a ferro e fuoco la città di Milano pur di rivendicare la carica, nonostante la celebrazione sia stata già compiuta. Vinta una battaglia ne comincia un’altra, quella per tenersi stretta la propria casa, al fianco di coloro che non vogliono altro che la rovina dei nemici guelfi.

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Review Party: Recensione di “Le confessioni dei Borgia” di Alyssa Palombo

«  Ripensai di nuovo al sogno, alla mia brama di amore, di affetto e di passione. Adesso mi si presentava l’opportunità di avere tutto, e in un matrimonio benedetto da Dio. Cos’altro avrei potuto chiedere? »

La famiglia Borgia è sempre stata caratterizzata da un velo di scandali e lotta al potere che riecheggia ancora adesso, nonostante siano passati secoli.
Poter avere anche il potere sul pontificato è uno dei grandi obiettivi, raggiunto a fine del 1400 da  Rodrigo Borgia, divenuto così Alessandro VI. Ora è il momento di affidare incarichi ecclesiastici anche ai propri figli: è di assoluta importanza che Cesare punti al cardinalato, per poi succedergli nel papato e mantenere l’istituzione sacra sotto il dominio della famiglia.
Cesare vorrebbe per sé una carriera militare, ma approfitta del destino a lui assegnatogli per bramare il potere, tanto quanto il padre, portando avanti il desiderio di espansione, senza cedere anche durante gli attacchi più violenti. È in questo frangente che fa la sua comparsa Maddalena, donna umile che entra a far parte della Corte come domestica e che presto si troverà a soddisfare le necessità carnali di Cesare. Così, sarà inevitabile testimone silente degli intrighi politici, gli accordi segreti e gli oltraggi che vengono perpetrati all’interno della famiglia Borgia, all’ombra del resto del mondo.
Alyssa Palumbo è una scrittrice che sa come curare i fatti storici che riporta nei propri libri, cercando di seguire meglio che può la verità al servizio della personale narrazione. Realtà e finzione si mescolano creando un mix appassionante e godibile. “Le confessioni dei Borgia” è una lettura che trovo essere leggera e in grado di fare da spartiacque tra letture decisamente più lunghe e impegnative. I fatti storici riportati non appesantiscono infatti il ritmo, che rimane costante dall’inizio alla fine.
Cesare e Maddalena sono dei personaggi interessanti, sia individualmente che in coppia. Nell’uomo troviamo la costrizione di seguire le orme del padre ma al tempo stesso la freddezza con cui ogni decisione viene presa, con un calcolo preciso al secondo, che ha come conseguenza l’aumento del potere, a qualsiasi costo.
Maddalena in questo vive il tormento di una vita di principi cattolici che si scontra con ciò a cui assiste frequentando i Borgia ma soprattutto con i sentimenti e i pensieri che a detta della Chiesa sono impuri e per questo vanno estirpati attraverso la preghiera e l’astensione.
L’opera della Palumbo dà al lettore appassionato del genere un nuovo spunto narrativo su una delle famiglie italiane più influenti, senza particolari pretese e per questo risultando tutto sommato un prodotto scorrevole e coinvolgente nella sua leggerezza e semplicità.

Recensione: “Tenebre e ghiaccio” di Leigh Bardugo

« Il problema del volere qualcosa è che diventiamo deboli. »


Il regno di Ravka è spaccato a metà da oltre un secolo di guerre; la Distesa delle Tenebre, impenetrabile nube popolata da mostri, rappresenta un ostacolo invalicabile, impossibile da superare se non grazie ai soldati e ai Grisha, prestigiosi maghi al servizio del Re.


Alina e Mal sono uniti da un passato difficile e una salda amicizia che li ha portati entrambi, crescendo, ad arruolarsi nell’esercito seguendo diverse mansioni. Quando si troveranno ad affrontare il cammino attraverso la Distesa verranno attaccati da creature alate: qualcosa, in Alina, si risveglia e si espande sotto forma di luce intensa salvando tutti dal pericolo. Scopre così di essere una Convocatrice del Sole: un Grisha dal potente quanto raro potere, l’unico in grado di dissolvere la Distesa.

La ragazza viene così allontanata e portata al palazzo del Re per essere addestrata da maghi più esperti e sotto la supervisione dell’Oscuro, il più forte tra loro.

Ma Alina non è interessata alla vita lussuosa a cui sta andando incontro: inutilmente tenterà di opporsi per non doversi separare dal suo amico, ma ben presto sarà costretta ad arrendersi e fare ciò per cui è stata chiamata.
Il mondo creato dalla Bardugo è particolare e affascinante; nonostante uno stile poco incisivo e alcuni termini simili al russo che hanno messo in difficoltà la lettura, la storia è piacevole e scorrevole.
Promuovo “Tenebre e Ghiaccio”, primo libro della trilogia fantasy The Grisha, per essere riuscito a sorprendermi con un colpo di scena inaspettato, che forse tarda un po’ ad arrivare ma è determinante per l’esito finale positivo. Speravo, infatti, di non incappare in un potenziale sprecato, concentrato su cose futili piuttosto che sulla reale trama. Sono stata contenta di essermi sbagliata, una volta tanto, e mi auguro che il seguito non deluda; ma anzi, che riesca a migliorare.

Recensione: “Io non ti conosco” di S.J. Watson

« Ho paura, ma c’è anche qualcos’altro. Eccitazione. Lo stomaco va su e giù, sento sulla lingua la scarica metallica dell’adrenalina. Non ho più scuse: è qui, siamo nella stessa città. […] Potrei scoprire cosa sa. Se conosceva mia sorella. »
Julia Plummer è convinta di avere il totale controllo della propria vita.

Suo marito, Hugh, la ama e la rispetta nonostante un passato tumultuoso e suo figlio, Connor, le vuole bene, anche se l’età dell’adolescenza scalpita per prendere il sopravvento.

Connor è il figlio di sua sorella Kate, concepito in età adolescenziale, affidato alla coppia proprio dalla donna, la quale non si è sentita in grado di far crescere un neonato. Ma è ormai un po’ di tempo che da Parigi si è fatta sentire proprio per questo motivo: vuole che Julia le restituisca Connor, le spetta di diritto.


La notte successiva all’ennesima discussione, Kate viene trovata morta in un vicolo.
Julia non si dà pace, sa che la polizia non indagherà mai davvero a fondo. Così, decide di farsi giustizia da sola e trovare il colpevole da sé: si iscrive al sito d’incontri che frequentava Kate, entrando inevitabilmente a far parte di quel mondo oscuro, spesso sottovalutato, delle relazioni on-line.
Julia sarà costretta a rendersi conto di non essere la donna che ha sempre pensato d’essere. Imparerà a conoscere una nuova sé stessa, capace di fare cose che mai si sarebbe sognata di fare.
Ma siamo proprio sicuri che la persona che sta dall’altra parte dello schermo sia davvero chi dice di essere?
Ho conosciuto Watson quando uscì nelle librerie il suo primo libro: “Non ti addormentare”. Sono rimasta subito colpita dal suo modo di narrare, semplice e pulito. Le storie raccontate in prima persona tendono sempre ad annoiarmi, ma lui è riuscito a tenermi incollata alle pagine dall’inizio alla fine, in entrambi i casi.
“Non ti addormentare” è stata una storia incredibile, ma con “Io non ti conosco” direi che questo scrittore ha davvero superato sé stesso, entrando a far parte dei miei autori preferiti in assoluto.
Di thriller non ne leggo molti, ma posso sicuramente affermare che S.J. Watson sia folgorante. Non mi viene in mente termine migliore per descriverlo. È riuscito a creare delle storie avvincenti, da tenere col fiato sospeso e da far sentire i brividi lungo la schiena.
Inizialmente si potrebbe pensare che siano storie banali, facili e dal finale intuibile. Il lettore si convince, riga dopo riga, di aver capito subito dove l’autore voglia andare a parare; ma non capisce che in realtà è l’autore stesso che proprio in quel momento lo sta ingannando, più e più volte. Watson è in grado di prendere le deduzioni del lettore e di stravolgerle, sconvolgendone la mente fino al finale.
“Io non ti conosco” è una storia che non ti aspetti. Di primo impatto può sembrare il classico libro con il delitto da risolvere. In realtà, nasconde in sé una storia ben più profonda e tormentata, fatta di inganni, vendette e ricatti. Vuole essere, a parer mio, anche una denuncia verso le chat d’incontri, che spesso portano a forti delusioni oppure, nei casi peggiori, a fatti di cronaca nera.
Un esempio televisivo è la serie “Catfish – False identità” trasmesso su Mtv e diretto da Nev Schulman , vittima di una donna che lo ingannò facendogli credere di essere un’altra persona.
A Watson non servono molte descrizioni per inquadrare gli eventi e i personaggi vengono, nonostante ciò, caratterizzati alla perfezione. L’unico difetto che purtroppo è doveroso sottolineare è la quantità spropositata di refusi ed errori grammaticali della traduzione italiana.

Se siete amanti del genere, ma anche se non lo siete affatto, troverete in “Io non ti conosco” una storia meritevole, da cui difficilmente ne uscirete delusi. 
Personalmente,da quando Watson mi ha conquistata, avrei bisogno di almeno un suo libro al mese.