Review Party: Recensione di “Agatha Mistery. Fuga dal labirinto” di Sir Steve Stevenson

I cugini Mistery stanno per imbarcarsi nella loro trentunesima missione!

L’isola di Creta li attende con i suoi misteri e i suoi enigmi, soprattutto dal momento in cui la cara zia Rosetta, l’archeologa che ha trasmesso loro la passione per le scoperte sull’antichità, non si presenta all’appuntamento presso il labirinto del Minotauro, scomparendo così in modo davvero inspiegabile.

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Review Party: Recensione di “La mia crush è una canzone” di Silvia Gianatti

L’unica costante nella vita della dodicenne Mia è la musica. Questa parla di lei in un modo così unico e speciale che spesso parole ulteriori potrebbero risultare superflue. A volte è come se la musica interagisse con il mondo al posto suo e lei, con gli auricolari alle orecchie, si sente sempre a proprio agio, a casa.

Eppure, qualcosa manca. Mia si sente sola, desidera innamorarsi davvero, ma non accontentarsi del primo ragazzino che le fa il filo, se questo non è seriamente di suo interesse. Tanti sono gli artisti che attraverso la musica hanno cercato di dare una definizione di amore. Ma ancora lei non è riuscita a dargli personalmente un significato.

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Review Party: Recensione di “Il giardino segreto” di Frances Hodgson Burnett

La vita della piccola Mary viene attraversata a dieci anni da un evento tragico e sconvolgente: la morte dei genitori a causa del colera. Per questo, la bambina è costretta a trasferirsi nella casa del signor Craven, suo zio e unico parente rimastole. Il racconto di un giardino segreto, dimenticato da tutti, la porta a liberarsi dalla tristezza e dalla noia per andare alla sua ricerca, scoprendo un mondo meraviglioso racchiuso dietro una vecchia chiave d’argento.

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Review Party: Recensione di “Iron Flowers – Regina di Cenere” di Tracy Banghart

« L’alba danzò per l’isola come una Grazia in abiti dorati, ammantando ogni foglia e ogni aspra roccia vulcanica di una filigrana di luce che sembrava pizzo, proprio mentre Serina e le altre erano impegnate a cancellare il massacro della sera prima. Tutti i cadaveri erano spariti, le donne uccise erano state affidate al fuoco rosso del vulcano e le guardie ai gelidi abissi dell’oceano. Ben presto, scomparve anche ogni traccia di sangue. »

Con somma sorpresa mi ritrovo a così poca distanza di uscita dal primo libro a poter leggere l’epilogo dell’emozionante storia di Iron Flowers. Tracy Banghart non ha affatto deluso le mie aspettative, mi ha riaccolto tra il sangue e il ferro trascinandomi nell’angosciante clima in cui avevo lasciato le protagoniste.
Virida e Monte Rovina ricompaiono istantaneamente nel punto in cui li avevo lasciati. Il destino di Serina e Nomi è appeso ad un sottile filo che, seppur lontane, le lega indissolubilmente in una lotta per la propria identità che di lì a poco si abbatterà sulla loro terra. 
Non perdono la speranza di rincontrarsi e di mostrare all’altra quale radicale cambiamento ha attraversato la loro pelle e la loro mente. Questo cambiamento non cozza affatto con la coerenza dei personaggi, anzi, è assolutamente coerente con i traumi e le vicende che hanno dovuto subire. Proprio questo le porta a risvegliarsi dalle regole imposte  per seguire la propria strada e tracciare i lineamenti di un nuovo mondo.
Iron Flowers è una delle prove per affermare che non serve sempre scrivere un’epopea infinita per poter produrre una buona storia. In due libri sono concentrate emozioni positive e negative, forza bruta e dell’animo, debolezze da sconfiggere e quelle da mostrare con orgoglio, amore e tradimento, un colpo di scena dopo l’altro. 
Seppur non così tanto chiacchierata è una storia che merita di essere letta, perché è dedicata non solo alle donne ma a tutte le persone che hanno bisogno di trovare il coraggio per non abbassare la testa e lottare per loro stesse.