Review Party: Recensione di “Canto d’amore a mia madre” di Rachid Benzine

Nel silenzio intimo di una camera da letto un professore universitario racconta alla propria madre una storia, la sua preferita. “Pelle di zigrino” s’impregna tra quelle mura attraverso la sua voce, allietando una donna incapace di leggere ma totalmente innamorata di ogni singola parola contenuta in quel libro. È così che ha inizio anche la personale vicenda di vita dei due, attraverso i ricordi nitidi dell’uomo e un legame speciale che trascende ogni problema, lasciando spazio solamente per l’amore.

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Review Party: Recensione di “Il resto non conta” di François Garde

È il 08 Ottobre del 1815 e a Gioacchino Murat rimangono solo sei giorni di vita. In questo lasso di tempo non gli resta che ripercorrere i momenti più salienti della sua vita, un’ascesa che l’ha portato da umile figlio di locandiere a braccio destro di Napoleone Bonaparte, già alla deriva verso Sant’Elena.

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Review Party: Recensione di “Il volto dell’assassino” di Amy Mclellan

A causa di un grave incidente, Sarah soffre di un disturbo che le impedisce di ricordare ciò che le capita e i volti delle persone che le stanno intorno. Ad aggravare la situazione ci si mette il destino, che non solo le fa perdere la sorella ma le mostra l’identità del suo assassino, che ben presto irrimediabilmente dimenticherà. Come potrà avere salva la vita e al tempo stesso rendere giustizia alla morte di una persona tanto importante?
Con uno stile preciso e crudo, Amy Mclellan ha saputo ipnotizzarmi con una storia che è riuscita a catturarmi fin da subito, affascinandomi e torturandomi con un’atmosfera tanto piena di tensione da lasciarmi senza fiato. Quest’opera mi ha ricordato un altro thriller davvero bello e che a distanza di anni continuo a consigliare, “Non ti addormentare” di S.J. Watson, in cui l’elemento della memoria è fondamentale tanto quanto in “Il volto dell’assassino”. 
Quando un libro di questo genere si lega perfettamente con la psicologia, mi conquista senza lasciarmi scampo. Entrare nella mente e nel quotidiano di Sarah non è semplice e a ogni capitolo è una sfida sempre nuova. Gli intenti dei personaggi sono costantemente messi in discussione, tanto da arrivare a confondere la verità con l’inganno. A ogni rivelazione il sangue si gela nelle vene e l’inevitabile finale fa capolino in un modo tanto inaspettato quanto scioccante. 
La lettura di questo libro è altamente consigliata non solo agli amanti del genere ma anche a chi desidera lanciarsi in un’avventura adrenalinica e piena di quelle forti emozioni che spesso soltanto un thriller scritto come si deve sa offrire. Amy Mclellan è una scrittrice talentuosa che non vi deluderà di certo!

Review Party: Recensione di “La confraternita degli storici curiosi” di Jodi Taylor

Cosa si può nascondere dietro il lavoro di uno storico? Questo è ciò su cui si trova ad indagare il lettore quando entra a che fare con l’Istituto Saint Mary e chi lo frequenta. Madeleine si è appena addentrata tra queste affascinanti mura ma ben presto scoprirà che la divisione di storici in cui entra a far parte ha tutta l’intenzione di basare le proprie ricerche sul viaggio nel tempo. Un lavoro che si rivela ben presto mortalmente pericoloso e molto difficile da accettare, soprattutto quando si conoscono certe catastrofi storiche in cui non si può in alcun modo interferire.
Il libro di Jodi Taylor incanta il lettore con le sue atmosfere un po’ mistiche che sanno inglobare a sé all’interno della storia creata e non solo intrattengono ma fanno riflettere molto sulle conseguenze delle azioni. Seguire Madeleine in questa follia è divertente e molto interessante, anche perché affronta un’esperienza in grado di cambiarla per sempre, in positivo o negativo che sia. C’è molta azione e per questo il ritmo narrativo e ben serrato, a volte forse troppo.
“La confraternita degli storici curiosi” ha un bel potenziale che spero possa essere approfondito maggiormente nei successivi libri, sia per quanto riguarda la trama in sé che nell’evoluzione dei personaggi descritti. 

Review Party: Recensione di “Wolf Solent” di John Cowper Powys

« Il vuoto occhieggiava verso di lui, il vuoto si spalancava per lui dal fondo di quell’azzurro liquido; e quante punte acuminate d’incomprensione, contro le quali avrebbe urtato prima che fosse passata quella tumultuosa giornata! »

Il ritorno nel paese d’infanzia dopo il licenziamento, porta il trentacinquenne Wolf Solent a perdersi nei propri ricordi, nella riflessione sullo scorrere del tempo, fino ad ammettere quanto siano fuggevoli gli intenti e le ambizioni. Wolf torna a Ramsgard convinto che troverà la pace mentale agognata, ma qui avranno luogo avvicendamenti turpi che lo scombussoleranno maggiormente, fino a mettere ancora una volta in discussione le sue convinzioni per ritrovare un nuovo sé.

Ogni luogo ha la propria storia e le proprie leggende e in tutte le leggende, c’è un pizzico di verità: il paesaggio composto da brughiere, colline e coste sconfinate, tipico dell’Inghilterra, fonda il proprio fascino nella cultura profondamente radicata nella vita delle persone.
I personaggi con cui si entra in contatto nel libro hanno mille sfaccettature fisiche ed etiche che si uniscono e si allontanano, ma continuano a vivere legate, in una sorta di patto di tolleranza.
Questa è la vita: complicata, ma contemporaneamente semplice.

Wolf Solent ha una mentalità complessa e spesso discutibile, data dall’innocenza nascosta da presunzione da cui è mosso. Questo perché è alla continua ricerca di ciò che manca al suo io interiore e per raggiungere questo sparge sulla sua strada delle decisioni sconsiderate e non sempre accettabili.

Lo stile di scrittura di Powys ha quel non so che di poetico che sembra voler proteggere la storia da ogni agente esterno, senza per questo allontanare il lettore ma anzi, rendendolo assolutamente partecipe delle vicende. La fluidità e la bellezza si contrappongono sorprendentemente alla sensazione di tormento che invade l’animo di chi legge, anche dopo molto tempo dalla fine della lettura. Ingenuità e scetticismo sono caratteristiche non inusuali per l’uomo, che tende più verso l’una piuttosto che l’altra a seconda, solitamente, dell’età.

“Wolf Solent” non è certo un romanzo semplice e che richiede concentrazione e impegno per poterlo affrontare nel migliore dei modi.
Non mi addentravo in un vero classico della letteratura da parecchio tempo, sono felice di averlo fatto con una nuova lettura e uno scrittore di cui purtroppo non avevo sentito parlare nemmeno nelle lezioni scolastiche, ma che ha saputo sorprendermi e farmi riscoprire il fascino intramontabile di un’epoca di scrittura intensa e ben curata.