Blog Tour: “The Promise. Prequel” di Alessandra Paoloni – Piante e pietre

Il mondo magico creato da Alessandra Paoloni per la sua opera “The Promise” ha tanti elementi particolari e caratterizzanti, come ad esempio le piante e le pietre.

Le giovani sorelle Airen e Anika amano avere a che fare con le erbe, combinate per la realizzazione di pozioni magiche, che servono agli scopi più disparati. Di ogni fiore sentono e godono del profumo che emanano, così come le foglie, che al tatto si sbriciolano e le rocce con cui sono solite giocherellare.

Ierèa, la loro madre, sfrutta ognuno di questi elementi per creare amuleti e bevande aromatiche, accostando le pietre in base al colore specifico e le piante alle proprietà. Un rapporto di sintonia e amore con la natura, che se rispettata dona i suoi frutti, in un’intesa e rispetto reciproci.

Natura che veglia su questa famiglia, soprattutto dopo il patto che Agortos, suo marito, ha stretto nel bosco, dopo l’apparizione di una bambina venuta dalla Terra stessa. Uomo mite e perenne viaggiatore, torna dalla famiglia e poi riparte.

Ciò che l’attende sul suo cammino ha le sembianze del nano Klepto, ritrovato morto in circostanze ignote nella stessa locanda in cui Agortos alloggiava. Così, entra in possesso di una misteriosa pietra nera, un opale in grado di cambiare colore leggendo come un libro aperto l’animo umano di chi la tiene nel palmo, svelandone quindi le personali intenzioni.

Review Party: Recensione di “Tutta colpa del K-pop – Diario pannocchioso di un italiano in Corea” di Seoul Mafia

Chi ha la passione per la Corea e bazzica un po’ su Youtube, avrà sicuramente sentito parlare di Seoul Mafia, nome d’arte di Marco Ferrara, un ragazzo italiano che ha deciso di andare a vivere all’estero, vivendo un’esperienza che l’ha completamente formato e cambiato.

Nel suo libro “Tutta colpa del K-pop”, Marco rivive come in un diario personale tutte le tappe che l’hanno portato in Corea, dal sogno di diventare una star fino al cambio totale dei suoi programmi.

Approdato sulla community di Youtube, ha fatto del suo canale un luogo in cui parlare della cultura coreana, in un modo molto divertente e che sa intrattenere a ogni contenuto pubblicato.

Per questo, sembra quasi di sentirlo parlare, mentre gli occhi scorrono tra le pagine del libro, corredate di disegni e immagini ma soprattutto da un vocabolario molto… particoloso. Si tratta infatti di termini inventati da lui stesso e che ormai sono entrati nel suo linguaggio quotidiano, influenzando chi guarda i suoi video e che ormai sa il significato di certe parole, che esternamente potrebbero non voler dire nulla. I neofiti non hanno da temere, perché è stato redatto anche un pratico glossario con spiegazioni dettagliate sugli stessi.

Marco ha avuto un percorso molto tortuoso e per nulla semplice da affrontare: attraverso la sua personale esperienza in Corea, racconta luci e ombre di un paese così tanto affascinante ma lontano dal nostro, sfatando diversi miti che potrebbero trarre in inganno gli esterni.

Adattarsi a un ambiente completamente diverso da quello d’origine è stato disorientante e faticoso: puntualizza tanto su quel senso di alienazione dato dai ritmi sfiancanti degli idol coreani, che lavorano giorno e notte senza pause e senza quasi poter mangiare o dormire. Regole ferree blindano un mondo fatto di luci, colori e popolarità, che nascondono la competizione e la crudeltà che sta dietro al palcoscenico e che spesso finisce per distruggere l’identità di una persona.

Marco non perde la sua vena spiritosa, raccontando anche cosa c’è stato dopo, parlando del fidanzato Jiho, degli amici che l’hanno sostenuto e della famiglia, che l’ha sempre incoraggiato a inseguire i propri sogni. Ha fatto della sua passione una seria professione e sono davvero felice che la strada percorsa l’abbia portato verso una nuova consapevolezza di sé, in grado di aiutare gli altri e di essere d’ispirazione per chi ha un sogno nel cassetto e vorrebbe realizzarlo, proprio come ha fatto lui.

Seoul Mafia è riuscito a emergere dove altri non hanno potuto, con uno stile personale e genuino che scalda il cuore e strappa, settimanalmente, una sana risata.

Blog Tour: “Archeologia misteriosa” di Alfonso Cappetta – Manufatti Insospettabili

La storia dell’uomo è attraversata da secoli e secoli di elementi che, nel loro piccolo, hanno fatto sì che ci si potesse evolvere, accumulando un bagaglio culturale lungo quanto il corso del tempo. In quest’opera, l’archeologo Alfonso Cappetta esplora con passione e cura dei dettagli quella parte di storia avvolta dal mistero, legata a oggetti sparsi per il mondo e appartenenti a epoche diverse, scoperte incredibili e reperti la cui concezione sembra andare oltre la logica umana. “Archeologia misteriosa” è un piccolo gioiello che va letto con attenzione e con la voglia di farsi incuriosire, per poter rimanere affascinati dai contenuti in esso racchiusi.

 

Ecco di seguito tre esempi d’incredibile valore e bellezza.

 

Il cuneo metallico di Aiud

 

Ritrovato nel 1974 nel cuore della Romania, il cuneo di Aiud è lungo 20,2 cm, largo 12,5 cm e alto 7cm, con un peso che si aggira circa sui due chili e mezzo. Si fa risalire la sua provenienza alla preistoria e la sua forma particolare ricorda un piede, probabilmente utilizzato come supporto di una struttura tecnico-meccanica. Ciò che subito ha messo curiosità ai ricercatori è la quantità di materiali da cui questo è composto, soprattutto per il fatto che per l’89% fosse alluminio. Elemento piuttosto curioso, dal momento che non è mai stato trovato in forma pura, se non per la prima volta nel 1825 da H.C. Oested. Tante sono state le ipotesi formulate sul suo utilizzo prima di giungere forse a quella più logica, quel che è certo è che si tratti di una lavorazione molto specifica, che solo una mano esperta avrebbe potuto ricavare in base a uno scopo ben preciso. Per citare l’autore, sono ancora molti i dubbi e poche le certezze; il manufatto è ora conservato presso il Museo di Storia della Transilvania di Cluj-Napoca, ma non esposto al pubblico, fino a quando non verrà fatta luce sulla sua reale identità.

 

Le spirali degli Urali

 

Sui Monti Urali, nel 1992, vennero fatte da un gruppo di ricercatori delle scoperte piuttosto insolite: delle nanospirali di rame, molibdeno e tungsteno dalle dimensioni ridottissime risalenti probabilmente ad almeno 100.00 mila anni fa. Vennero rinvenute principalmente vicino a corsi d’acqua, per una profondità tra tre e i dodici metri: alcune di queste furono trovate in strati lavici, che ne fanno risalire la provenienza a oltre un milione di anni fa. La nanotecnologia è una materia di studio piuttosto recente e ancora in sviluppo; proprio per questo, ha lasciato sbalorditi gli studiosi, che mai si sarebbero aspettati simili materiali con una provenienza così antica. Nel 1995 prese in mano la situazione la geologa Elena Matveeva, che concentrò lo studio sui Monti Urali sulle sponde del fiume Balbanju, portando dopo un anno alla conclusione sulla loro provenienza: 100.000 anni fa, senza riuscire però a comprendere come potesse essere possibile una provenienza tanto antica. Solo una dichiarazione viene infine data, che lascia un dubbio davvero molto grande: l’origine extraterrestre. Ipotesi plausibile, ma che ovviamente scatena lo scetticismo generale, che ha portato tutt’ora altri studiosi ad avanzare teorie, tutte ancora però da verificarsi con ulteriori approfondimenti.

 

 

Il calcolatore di Antikythera

 

 

 

Ennesimo ritrovamento fatto nei più casuali dei modi, durante una battuta di pesca nel 1900 nei pressi dell’isola di Antikythera, vicino Creta. Giunti sul fondale, a circa 60 metri di profondità, venne ritrovato il relitto di un’antica nave, carica di oggetti preziosi. Nel 1901, dopo mesi e mesi di accurate operazioni, il tesoro venne portato in superficie e subito nel Museo archeologico di Atene, dove iniziarono gli studi. Ciò che saltò subito all’occhio fu un oggetto costituito da frammenti di metallo che, dopo mesi, rivelarono quello che parve a tutti gli effetti il meccanismo di un orologio, conservato in perfette condizioni, completo di ogni parte. Vennero inoltre ritrovate incise in greco antico delle iscrizioni risalenti tra l’82 e il 65 a.C., facendo scattare ancora di più i dubbi sulla sua provenienza: nessun testo romano o greco, infatti, fa menzione dell’oggetto. Le spiegazioni sul suo utilizzo si sono accavallate l’una sull’altra, fino agli studi del fisico americano Derek de Solla Price che lo riconobbe ufficialmente come un orologio meccanico, che rende i popoli antichi più tecnologici di quanto ci si aspettasse. Il calcolatore di Antikythera è un manufatto di straordinaria complessità, in grado di indicare inoltre i moti delle orbite planetarie.

 

 

Blog Tour: “Canto di Natale” di Charles Dickens – Le trasposizioni cinematografiche

Come ogni classico che si rispetti, anche l’eterno “Canto di Natale” di Charles Dickens ha le sue trasposizioni sul grande schermo.

Se volete rivivere le atmosfere del romanzo, soprattutto ora in vista del Natale, la lista che propongo oggi è perfetta per voi.

Canto di Natale di Topolino

Questo è il primo film che mi è venuto in mente pensando a Dickens, uno tra quelli cui sono maggiormente affezionata. Ormai è un appuntamento annuale che non salto, perché è una trasposizione molto bella in chiave Disney, senza perdere l’atmosfera del libro stesso. Paperon de’ Paperoni nei panni di Scrooge è qualcosa che non si può non conoscere, per la perfezione della sua caratterizzazione e per tutti gli altri personaggi, che calzano a pennello il loro ruolo come i più esperti degli attori.

A Christmas Carol

Sempre in ambito animazione, non posso non citare questo film del 2009, che ricordo perfettamente essere andata a vedere al cinema con la mia famiglia. Grazie a un lavoro eccellente di grafica e post produzione, Jim Carrey si cala nella parte di Scrooge, con un adattamento a tratti cupo e inquietante che mi aveva affascinato e fatto innamorare ancora di più di questo attore.

S.O.S. Fantasmi

Un vero e proprio cult è l’adattamento che vede protagonista Bill Murray, in una trasposizione particolare che riadatta il classico in chiave moderna. Scrooge, qui, è il presidente di una rete televisiva che prende il nome di Frank Cross, a cui poco importa delle relazioni umane, concentrato solo sulla carriera lavorativa. La visita di tre fantasmi gli aprirà gli occhi sulle persone e i valori che sono davvero importanti.

Dickens: l’uomo che inventò il Natale

Questo è uno degli adattamenti più recenti e particolari che abbia mai visto, in quanto il protagonista è proprio lo scrittore, Charles Dickens e il viaggio spirituale che lo ha portato a realizzare il suo romanzo. Si tratta di un film davvero ben fatto sotto ogni punto di vista e che è in grado di far battere il cuore a qualsiasi fan dell’opera, che riconosce subito i riferimenti ai personaggi letterari, divertendosi ed emozionandosi con un film perfetoo per il periodo natalizio.

Queste sono le trasposizioni che più mi stanno a cuore. Voi ne conoscete altre? Non vedo l’ora di fare nuove scoperte!

Blog Tour: “Il grande libro dei gialli di Natale” – Un piccolo Natale occulto

Quando vi addenterete nel Grande Libro dei Gialli di Natale, vi renderete subito conto di quanti modi differenti si possano associare allo spirito natalizio, con racconti e tematiche che vanno oltre le classiche atmosfere sorprendendo e facendo conoscere nuovi scrittori.

Per esempio, si ha la possibilità di passare un Natale… all’insegna dell’occulto.

Questo è possibile grazie a Peter Lovesey, Edmund Cox, Pat Frank, Andrew Klavan, Fergus Hume e Max Allan Collins. Sarò sincera: per quanto mi piaccia il genere giallo non sono una grande esperta e tutti questi autori sono per me nuovi. Sono stati tutti un’autentica scoperta, che mi ha fatto ampliare i miei orizzonti letterari.

Mi sono lasciata trascinare dall’atmosfera inquietante che subito riempie le pagine, portando verso vicende che hanno a che fare con l’ambiguo mondo del paranormale.

In questa categoria di racconti verrete rapiti dai fantasmi che infestano le case, commossi da anime irrequiete che cercano giustizia per riuscire a passare oltre e terrorizzati da spiriti che attenteranno alla vita dei protagonisti, dandovi la convinzione di poter uscire dalle pagine e giungere direttamente a voi.

Avrete a che fare con oggetti ed entità misteriosi, guidati da un intuito ben rodato e all’aiuto dei protagonisti malcapitati, che si troveranno ad avere a che fare con situazioni che sembrano tutto fuorché doni per Natale.

Eppure, sono racconti talmente tanto meritevoli e appassionanti che possono risultare alla fine un vero e proprio regalo per i lettori, che poco alla volta entreranno in contatto con scrittori che sanno il fatto loro e che rivisitano l’atmosfera natalizia in modo intrigante e singolare.

Uno dei racconti migliori e che vi consiglio assolutamente di recuperare una volta comprato questo libro, è “Una corona per Marley” di Max Allan Collins, un adattamento in chiave investigativa che ricorda molto “Il canto di Natale” di Charles Dickens, prendendo come soggetto un investigatore egoista e solo che riceverà la visita di tre fantasmi, che lo porteranno a fare chiarezza su un passato che ha influenzato il presente e che potrebbe compromettere il suo futuro.

Questo nuovo Drago della collana omonima di Oscar Vault ridipinge il Natale come mai era stato fatto, racchiudendo in una raccolta bella sia per gli occhi che per il cuore una scuderia di autori meritevoli, che vi allieteranno l’attesa che ci separa dal 25 Dicembre.