Review Party: Recensione di “Pumpkin Heads” di Rainbow Rowell

La notte di Halloween sancisce per Desia e Josie la fine della loro vita assidua al Campo, per aprire le porte agli anni di college che affolleranno di lì a poco il loro tempo. Se Josiah è intenzionato a passare la serata in preda alla malinconia e ai ricordi, Desia non vuole perdere l’occasione per rendere l’evento memorabile, partecipando alla fiera e aiutando l’amico a conquistare finalmente la Ragazza dei Dolcetti. Una notte magica e divertente sembra prospettarsi all’orizzonte, all’insegna del divertimento e degli imprevisti, assaporando quel pizzico di amarezza che accompagna il tempo che passa.

Atmosfere dolci e spensierate accompagnano la storia di Rainbow Rowell, che propone una graphic novel a tema 31 Ottobre composta da un’atmosfera inaspettata. La notte degli spaventi è qualcosa di lontano e non appartenente alla sua opera, ma comunque una storia delicata e disegnata magistralmente, che scalda il cuore e intrattiene piacevolmente. I colori delle tavole sono accesi, ricordando l’autunno, ma senza far sentire i brividi dati dal clima o da avvenimenti spiacevoli. “Pumpkin Heads” si legge tutto in un fiato e fa empatizzare facilmente con i personaggi, che sembrano cari amici agli occhi del lettore. Si respira una ventata di positività sorprendente, che non ci si aspetta proprio quando si pensa a Halloween e all’orrore. In compagnia di Desia e Josie mi sono sentita in pace, come se fossi in vacanza, lontana dai problemi, dallo stress e dalle cattive notizie. L’opera scorre che è un piacere e intrattiene mettendo di buon umore, una lettura assolutamente consigliata per tutto l’anno ma anche per un fine ottobre particolare e alternativo.

Blog Tour: “Le cronache di Alaster I – Drago” di Leonardo Tomer – Recensione

Marcel ancora non sa quanto le sue azioni stiano per cambiare radicalmente la sua vita. Il furto del preziosissimo Amuleto di Arenzal lo mette sulla stessa strada del mercenario Alaster, che senza indugio l’ha tratto in salvo diventando la sua personale guardia del corpo. Il viaggio verso il famigerato Occhio del Drago, antico quanto magico artefatto, sarà per loro l’avventura più incredibile mai sperimentata, in grado di cambiarli per sempre e di far evolvere le sorti dei popoli perennemente in guerra.

Con fluidità e trasporto, Leonardo Tomer conduce il lettore in un mondo fantastico, in cui una guerra millenaria perduta nel tempo, ha fatto in modo che le razze esistenti covassero in sé sentimenti di odio, che accrescendosi hanno portato agli assetti politici e territoriali vigenti, con un flebile equilibrio a dividerle. La tensione è percepibile all’istante, così come il peso della missione che i protagonisti devono portare a termine. La figura del drago è sempre stata tra le più iconiche del genere, una creatura antica e potente che mi ha sempre affascinato e che ha sempre popolato le mie fantasie di bambina. Qui, tornano fieri grazie a uno scrittore che sa bene come congegnare un’ambientazione di questo tipo, offrendo una storia avvincente e ricca di particolari. Come nelle migliori delle avventure, si respira quel mix di timore, sollievo e divertimento che tiene alta l’attenzione e invoglia chi legge a proseguire fino alla fine. Non ho potuto fare a meno di adorare la maga Myra, studentessa espulsa dalla Scuola di Magia e che si rivelerà una valida compagna. Tutti i personaggi dovranno mettere in discussione i propri ideali se vorranno trovare una soluzione ai pericoli e agli ostacoli che si pareranno loro davanti. Sono rimasta piacevolmente soddisfatta da quest’opera inaspettata e non posso nascondere la curiosità di scoprire come la storia andrà avanti.

“Le Cronache di Alaster” risveglia il fantasy nazionale dando nuova linfa, rivelandosi una lettura appassionante e che sa come conquistare.

Blog Tour: “Al di là di Borgo Opaco” di Emanuela A. Imineo – Recensione

Quando la luna rischiara la notte, in ogni sua fase, rimane integra e fedele a sé stessa, rincorrendo la luce del sole ma continuando a nascondergli il volto.

Moon lo ripete puntualmente come una litania donata dalla Dea, un simbolo di ciò che è e che sempre sarà, dall’istante in cui ha attraversato il dolore della perdita dei suoi genitori. L’inizio di una convivenza travagliata con la nonna presso Borgo Opaco, la conduce in un paese che svela sogghignante la sua maledizione, una condanna a invecchiare senza mai trovare la morte. È così che la ragazza viene introdotta all’Antica Religione, una vita di nozioni sulla natura, sulla magia e sulla scoperta delle personali capacità.

Il Libro delle Ombre, suo fedele compagno, la strappa dalla solitudine in cui è caduta, insegnandole a bastare a sé stessa, cercando nel proprio animo la forza per andare avanti, per diventare una strega tanto potente da realizzare ogni più intimo desiderio.

Aggrappandosi a questo obiettivo, Moon attraversa il Bosco dei Sussurri, ignara di stare andando incontro alla storia inquietante delle origini di Borgo Opaco, verso un destino che mormora tremante il nome della ninfa Provenza.

La frenesia accompagna il lettore, apprendista novello di un mondo oscuro e affascinante, che attira con un dolce canto fino a far sprofondare nelle fauci delle tenebre. Un lento declino incantevolmente architettato, che toglie il fiato dosando gli ingredienti giusti, portando su un cammino in cui per ritrovarsi è necessario perdersi e rinascere di nuovo. Essere vigili è solo un palliativo, porre resistenza è pressoché vano. La paura invade e il sangue si ghiaccia, tormentando istantaneamente su ciò che si leggerà tra le pagine.

Il viaggio a Borgo Opaco è come un ritiro spirituale esclusivo, fatto della materia dell’esoterismo e dell’occulto, con un pizzico di misteri e abbondanti sentimenti che marchiano a fuoco il cuore. Rispetto e venerazione per le culture in esso contenute suscitano l’interesse che spinge a documentarsi e a vedere in quelle stesse parole sagge maestre e validi insegnamenti.

Difficile credere che questo sia un esordio letterario, quando tutto già s’incastra così perfettamente, regalando momenti di pura magia su carta. Emanuela non delude, ma rapisce con coccole oscure, cullando il lettore nel suo antro e sussurrando storie che rimangono impresse. Voi ancora non lo sapete, ma lei vi ha già stregato.

Arduo sarà distinguere il sottile confine tra lucidità e follia, inseguendo le nobili intenzioni di Moon che si scontrano con la figura di Provenza, lampo impetuoso e imprevisto che s’instaura nel cuore di ognuno, germogliando e raccontando a gran voce la sua storia. I suoi sentimenti artigliano l’animo e si diffondono come un fiume in piena, passando nel sangue, circolando ovunque, arrivando alla mente e cogliendo di sorpresa come un dono prezioso, da custodire per sempre.

La potenza sprigionata dalla narrazione rende “Al di là di Borgo Opaco” una lettura che avvicina alla stregoneria senza fronzoli o maldicenze, esprimendo il dramma della corruzione e la condanna di sentimenti apparentemente puri, ma che dilaniano fino a consumare. Quando anime comuni si sfiorano e si leggono dentro vicendevolmente, sentono in sé quegli ingranaggi, creduti arrugginiti dal tempo e soffocati in un angolo buio e dimenticato, riprendere il naturale moto, iniziando un cammino rinnovato la cui meta ancora non è segnata.

A quel punto, quella vita fatta di incubi e tormenti si nutre avidamente di ogni impulso, gonfiandosi e tornando a respirare quella brezza fatta a linfa che rende stabile la terra sotto i piedi. Sconvolgere i piani di un castello ben costruito fa crollare le certezze che si smarriscono tra gli imprevisti: bisogna solo considerare il significato di quelle macerie, per afferrare quelle più resistenti e ripartire verso una dimora nuova.

Sarete spinti a interrompere ciò che state facendo, perché il romanzo ha qualcosa da dire a ognuno indistintamente, un messaggio tanto personale che imprigiona l’ignoranza, cuce le bocche e spinge a essere migliori, osservando l’esistenza da una prospettiva totalmente differente dalla passata.

Review Party: Recensione di “Ti sento” di Valentina Torchia

Quando di una persona si dice che non sia in grado di provare dolore, spesso è sotto un aspetto metaforico, come se si fosse muniti di una corazza emotiva che non può scalfire nulla, o come se la natura avesse donato una salute di ferro, resistente a qualsiasi condizione climatica.

Non è il caso di Edoardo, adolescente modello ammirato e adorato da tutta la scuola. Tutti vedono in lui una persona forte e sicura, una salda roccia cui aggrapparsi. Eppure, il ragazzo è in realtà malato, di un qualcosa di tanto raro da risultare sconosciuto e che non gli permette di sentire dolore alcuno. La sua strada si intreccia a quella di Aurora, che al contrario di lui è così sensibile da fare suo il dolore degli altri.

Il loro incontro darà a entrambi una percezione nuova del mondo, in cui si sentiranno vicendevolmente come mai era capitato con nessun altro.

Il romanzo di Valentina Torchia mi ha sorpreso subito per la gestione di una trama apparentemente lineare, che si è trasformata subito in qualcosa di innovativo, offrendo una storia d’amore dolce e intensa.

Questo è il classico esempio che dimostra che, talvolta, gli opposti si attraggono davvero. In apparenza i protagonisti non hanno nulla da spartire, eppure il loro incontro li metterà sulla stessa lunghezza d’onda, offrendo a entrambi una nuova visione del mondo. Mi sono sentita subito in sintonia con Aurora, la cui sensibilità mi ha ricordato la me pre adolescente: mi facevo coinvolgere emotivamente da qualsiasi cosa, piangendo, arrabbiandomi e scoppiando di gioia in base a ciò che accadeva attorno. La mia sensibilità, da allora, si è affievolita, ma mi ha dato modo di capire subito ciò che la ragazza stava passando.

Edoardo è un personaggio molto particolare, visto da tutti come un supereroe che però deve i suoi poteri a una malattia che col tempo diventa debilitante. In generale non è mai positivo quando gli impulsi del dolore non arrivano al cervello, perché il corpo in realtà è fragile e non capire cosa gli succede di negativo può avere degli effetti devastanti.

Ho seguito con sorprendente passione la loro vicenda, lasciandomi trasportare dalle emozioni che sono guizzate fuori con naturalezza e genuinità, regalandomi una lettura che penso ricorderò per diverso tempo. Nonostante sia dedicata a un pubblico adolescente, non ho avuto difficoltà a entrare nelle meccaniche della storia e ne sono uscita piacevolmente soddisfatta.

“Ti sento” di Valentina Torchia vi accoglierà tra le sue braccia cullandovi a ritmo con i capitoli, che si susseguono veloci giungendo al finale senza che voi possiate accorgervene e colpendovi proprio perché non sarete mai pronti.

Review Party: Recensione di “Lo specchio e la luce” di Hilary Mantel

Dopo la decapitazione di Anna Bolena, la scalata al potere di Thomas Cromwell prosegue come se nulla potesse toccarlo nel profondo. Il peso degli anni inizia a farsi sentire, ma non da a vedere il peso delle responsabilità, che sempre più si accumulano l’una sopra all’altra, mettendogli in mano il potere che ha sempre bramato. Con il più recente matrimonio, giunge finalmente la speranza reale della nascita del tanto atteso erede maschio, infondendo nell’uomo maggiore energia per affrontare i nemici, di cui ha attirato l’attenzione e che lo vedono sempre più come un individuo scomodo.

La Mantel è riuscita a rapirmi totalmente attraverso uno stile di scrittura fluido e coinvolgente, che spiega fatti storici e romanzati uniformandoli e rendendo la trama avvincente e piacevole da seguire. La narrazione è tanto serrata da far dimenticare il destino dei personaggi già segnato, con l’alta probabilità di ribaltare le opinioni generali da sempre fondate.

L’autrice descrive la vita di Cromwell con grande fervore, riuscendo nell’intento di far immedesimare i lettori in un personaggio di così alto spessore, entrando nella sua psicologia e rendendola pubblica e verosimile, mostrando la forza ma anche le debolezze e gli elementi più umani. Le quasi 1000 pagine che compongono il tomo non spaventano, scorrono veloci e travolgenti fino al grande finale, una degna conclusione della trilogia e che ripaga l’attesa della pubblicazione.

Lotte, intrighi politici e vita quotidiana si intrecciano illustrando una vita tanto lontana dalla nostra e che, nonostante le ricchezze e i privilegi, non siamo certi di volere per noi stessi. La Mantel narra perfettamente gli oneri e gli onori che Cromwell si è dovuto addossare, correndo rischi inimmaginabili e senza la possibilità di fidarsi davvero di qualcuno. In un certo senso, viene evidenziato il dramma della sua figura, che ha avuto un’importanza incredibile ma che, al contempo, ha perso molto per quanto riguarda la tranquillità fisica e mentale.

Se ancora non conoscete la trilogia di Wolf Hall, ora è l’occasione migliore per cominciarla, lasciandovi trasportare in un’epoca lontana che vi conquisterà di certo, grazie all’abilità di Hilary Mantel nella realizzazione di un’opera completa sotto ogni aspetto.