Blog Tour: “Swimming Lessons” di Lili Reinhart

Trovo sempre che leggere poesie sia un momento intimo con noi stessi. Darne un’opinione oggettiva è difficile, soprattutto quando si da importanza ai sentimenti che queste trasmettono.

Nella raccolta di poesie di Lili Reinhart, si crea un legame tra il nostro animo e quello delle persone a noi care: le parole che l’autrice utilizza parlano nel profondo e trasmettono un sentore di sicurezza che ricorda la famiglia e la casa, un rifugio sicuro a noi caro.

I suoni del quotidiano riecheggiano nella mente, anche quelli a cui solitamente non si fa caso, trasmettendo un senso di pace piuttosto che di fastidio. Tutta la raccolta è caratterizzata da un pizzico di malinconia, che accompagna frasi piene di amore sincero e ricordi lontani, legati a una vita felice insieme.

La Reinhart scrive poesie fatte di rassegnazione e speranza al contempo, come se nonostante una sottintesa rottura ci sia ancora l’intenzione di voler rimediare o dimostrare all’altro le motivazioni delle scelte compiute. Vividi sono i momenti di piccole gioie, come una carezza, il respiro rilassato, il senso di appartenenza reciproca nei rispettivi sguardi.

Ad accompagnare le parole dell’autrice ci sono le illustrazioni di Curt Montgomery, una serie di linee cuneiformi che nella loro semplicità disegnano scatti di vita perfetti e d’impatto. Amo molto questo tipo di tratto, è quello che più mi tatuerei sulla pelle, perché nell’immediato trasmette a me e chi mi circonda il messaggio che porta con sé.

“Swimming Lessons” è una raccolta fatta di delicatezza e amore, che descrive con maestria i sentimenti che caratterizzano un rapporto, da quelli più belli a quelli che fanno male, con brevi frasi che scavano dentro e rendono lunga la riflessione su di esse.

Review Party: Recensione di “Alla ricerca del Principe Dracula” di Kerri Maniscalco

Dopo gli avvenimenti legati al serial killer Jack lo Squartatore, ora Audrey e Thomas sono diretti in Romania, verso l’Accademia di Medicina Legale più prestigiosa d’Europa. Qui, i due ragazzi non potranno rimanere indifferenti di fronte alle voci che sussurrano che Vlad l’Impalatore sia tornato dal mondo dei morti e che ora viene chiamato Principe Dracula.

La scia di sangue che i due si erano lasciati alle spalle ora li rincorre di nuovo, sconvolgendo il paese con morti dalle misteriose dinamiche.

Tornano prepotenti le avventure di Audrey e Thomas nel 1800, questa volta in est Europa nella lontana Valacchia. Non nascondo di essermi buttata a capofitto nella lettura subito dopo la conclusione del primo libro, troppo curiosa di scoprire cos’altro la Maniscalco si è inventata per sconvolgere l’esistenza dei suoi personaggi.

L’atmosfera inquietante che aleggiava nel primo volume, ora qui torna ancora più carica, quasi soffocante, complice l’ambientazione a tema vampiri che è tipicamente tendente all’orrore. Chi mi conosce sa quanto io sia attaccata a questa mitica figura, che negli anni ha avuto molte rappresentazioni più o meno apprezzate e che non smette di avere successo.

L’indole di Audrey la porta a indagare sull’esistenza di Dracula, per poter giungere alla soluzione del mistero, legato alle sempre più frequenti morti che sconvolgono la Romania. Altrettanto inquietante è l’accademia dove lei e Thomas cominceranno a studiare: scorrendo gli occhi parola dopo parola mi è sembrato facile e naturale sentire nelle narici il fetore del sangue, che confonde esattamente come la lingua locale, così tanto diversa dalle lingue che abitualmente riesco a comprendere.

Il panico aleggia costante, convincendo il lettore che questa sia davvero un’impresa troppo grande per Audrey, anche più complessa di quella risolta a Londra. Per lei è il momento di tornare sui propri passi e fare i conti con la propria mente, con i traumi che ha affossato nel profondo del cuore ma che ora rischiano di uscire in modo totalmente fuori controllo.

Ancora una volta, Kerri Maniscalco intrappola il lettore nella sua storia con estrema facilità, offrendo una narrazione scorrevole che non fa sentire il peso delle pagine, ma piuttosto ne chiede ancora e ancora. Non ci si può stancare di questa serie, che fortunatamente migliora di libro in libro. Non mi resta altro che trovare il tempo per passare al volume successivo!

Review Party: Recensione di “In viaggio con Nala” di Dean Nicholson

I colpi di testa, a volte, capita che portino verso la svolta più importante della propria vita. Questo è ciò che ha sperimentato Dean Nicholson, che all’alba dei trent’anni decide di dare una scrollata alle sue giornate pedalando senza sosta in giro per il mondo. Un viaggio cominciato con le migliori delle intenzioni svela man mano difficoltà e imprevisti incalcolabili che gettano l’uomo nello sconforto, a milioni di chilometri di distanza da casa. Proprio qui, in Bosnia, l’uomo incontra Nala, una gatta randagia che sta affrontando il clima freddo senza un rifugio. Qualcosa nell’animo di Dean si smuove e decide subito di prenderla con sé, dando inizio a un viaggio incredibile ed eccezionale lungo come la loro meravigliosa amicizia.

Ho sempre un debole per le storie in cui l’argomento principale è il rapporto emotivo tra un umano e un animale, ancora di più quando si tratta di un gatto. Mi commuovo di fronte alla straordinaria capacità d’intesa che si può instaurare, anche quando la barriera linguistica è insormontabile e si è letteralmente di due specie differenti. Conosco Dean Nicholson solo grazie a questo libro, che mi ha subito però ricordato le vicende narrate in “A spasso con Bob” di James Bowen, in cui l’autore narra di come la conoscenza del gatto Bob l’abbia aiutato a cambiare radicalmente la propria vita.

Conseguentemente, è stato amore a prima vista con questa nuova opera portata in Italia dalla Sperling & Kupfer, un diario di viaggio tra una pedalata e l’altra che narra l’amore tra i protagonisti, un sentimento così speciale e unico che si può capire davvero solo se provato sulla propria pelle. Grazie a Dean e Nala, il lettore farà un tour virtuale di posti mozzafiato, a contatto con culture differenti che scatenano un’intrinseca curiosità e il desiderio di esplorare il mondo in prima persona. 

Questo romanzo ha saputo scaldarmi il cuore toccando corde che solo questo tipo di storie possono fare e che rappresentano per me una coccola tra una lettura impegnativa e l’altra.

Review Party: Recensione di “Guida ai vizi e alle virtù per giovani gentiluomini” e “Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne” di Mackenzi Lee

Monty ha un ultimo desiderio, prima di mettere la testa a posto, diventare lord a tutti gli effetti e fare ciò che dice il padre: affrontare il Grand Tour in giro per l’Europa e fare esperienze sfrenate da non scordare mai più. Compagno di viaggio insostituibile sarà Percy, amico di una vita e sua cotta segreta. Il viaggio, però, si trasformerà ben presto in una disperata caccia all’uomo, in cui Monty verrà sostenuto da Percy stesso e la sorella Felicity.

Leggere il nuovo romanzo di Mackenzi Lee è stata un’avventura all’insegna del divertimento, grazie a un personaggio principale fuori di testa e stuzzicante, un’ambientazione intrigante oltre i limiti e una trama interessante da seguire dall’inizio e la fine.

In un’epoca in cui essere sé stessi era purtroppo indecoroso potrebbe risultare difficile ambientare una storia inclusiva come questa, ma l’autrice è riuscita in maniera eccellente nell’intento di creare un’opera fuori dalle righe che merita il successo che sta avendo. Punto di forza sono proprio i personaggi scritti, una bomba a orologeria che rischia di scoppiare quando meno ce lo si aspetta.

Monty conquista per la sua indole da ribelle che si addolcisce però quando ha a che fare con Percy, per il desiderio controverso di avere un rapporto con lui che va oltre l’amicizia. Altrettanto controverso è Percy stesso, essendo a tutti gli effetti un lord nonostante la pelle mulatta. Per questo ha passato tutta la vita a scontrarsi con il pregiudizio e l’accettazione, una realtà ancora troppo presente anche nel nostro quotidiano.

La cura per la storia del 1700 è sicuramente un punto a favore della scrittrice, che con immediatezza riesce a immergere il lettore in un’epoca lontana e affascinante, mostrando al pubblico sia gli aspetti positivi che negativi di una società che ora definiremmo retrograda per molti aspetti. Mackenzi infatti non ha problemi nel mostrare le condizioni della donna così come quelle delle minoranze etniche, passando al setaccio anche le malattie fisiche e mentali e la definizione di genere.

Infatti, è proprio qui che entra in gioco Felicity, sorella di Monty, una ragazza tutta d’un pezzo che si scontra con la realtà che vede la donna sotto una luce definita e stereotipata: come si vedrà meglio in “Guida ai pizzi e alla pirateria per giovani gentildonne”, secondo libro della serie, Felicity ripudia gli insegnamenti da lady, che la costringerebbero a prendere una strada che non sente sua, piatta e piena di obblighi, rinunciando all’ambizione di diventare dottoressa, un lavoro ai tempi esclusivo per gli uomini. La sua intelligenza spicca nel trio e sarà fondamentale per venire fuori illesi dalle situazioni più disparate e che dimostra che anche le donne sono dotate di logica e buonsenso, senza necessariamente un uomo ad accompagnarle.

Il viaggio per il continente aprirà gli occhi a Monty su molte tematiche di cui ha sempre saputo solo un aspetto, dato da un’educazione patriarcale che spesso scorda di andare oltre le apparenze e le dicerie mettendo al primo posto come mentalità corretta il razzismo e il sessismo.

Insieme, Monty, Percy e Felicity formano una squadra fra le più imbattibili nel panorama letterario attuale, sono una forza della natura che il lettore segue piacevolmente, come al fianco di amici di vecchia data.

La lettura di questa serie è assolutamente consigliata, per la trama avventurosa e avvincente e l’intento di combattere anche in tempi non sospetti le etichette che standardizzano negativamente la società e soffocano i sogni personali, ma che spronano i personaggi a combattere per loro stessi e per una vita migliore di quella attualmente condotta.

Recensione: “Sulla Soglia” di Stefano Tevini e Giovanni Peli

Gli Anni del Consumo sono un ricordo lontano e ora la morte ha assunto un nuovo nome: Soglia64. Capita così, quando nel mondo vigono le Leggi del Risparmio: 64 è l’età decisa entro cui tutti devono andare incontro al proprio destino, volenti o nolenti. Per risparmiare, per dare un futuro a chi ci succederà, per il bene di tutti.

Eppure, questa legge ha senso fino a quando non si viene toccati personalmente. Questo è ciò che ora Stefano dovrà affrontare, portando il padre presso l’ASL di competenza in cui troverà la sua fine. Un senso di rabbia e frustrazione lo corrodono dall’interno nonostante creda negli ideali del regime, così come i ricordi in cui Giovanni si rinchiude, a quando sua moglie era ancora viva e aveva un rapporto con il figlio. Ora, è intenzione del padre recuperare a tutti i costi il tempo che ha lasciato andare al di fuori della vita di Stefano, prima che il tempo stesso, crudele e impassibile, lo porti inesorabilmente oltre quella soglia di non ritorno.

Per Calibano Editore viene pubblicata oggi quella che al momento ritengo sia l’opera più graffiante della bibliografia di Stefano Tevini che, in collaborazione con Giovanni Peli, illustra nel suo nuovo romanzo un mondo distopico allo sbaraglio. Una realtà, quella descritta, che ha trovato un’apparente soluzione nella creazione di una dittatura dagli intenti estremisti che non fa più caso a dolore, ingiustizia, compassione, pensando esclusivamente alla praticità e all’eliminazione di ciò che da fastidio.

Così, fino a subordinare perfino il valore della vita a quello del tanto agognato risparmio.

Spesso capita vengano fatti discorsi esagerati, realistici o meno, su quanto sarebbe comodo e migliore un mondo in cui la popolazione non fosse così numerosa. Certi di questi hanno una logica, purtroppo comprensibile, in quanto le risorse della Terra sono esauribili al contrario della razza umana, che se da un lato scompare dall’altro si riproduce e prosegue nei secoli.

L’obiettivo che si pongono gli autori è quello di comprendere cosa succederebbe se ci fosse una legge che obbliga le persone a porre fine alla propria vita raggiunta una certa età, senza attendere cause quali malattie, incidenti o la stessa vecchiaia. Il risultato è così straziante da fare male dentro: il cammino intrapreso da Giovanni e Stefano è pregno di quell’ansia che si affaccia sull’ignoto, quello dato dalla morte, soprattutto quando imposta, soprattutto quando ancora si ha il desiderio di vivere un po’ di più. Questo fa capire quanto il tempo sia prezioso e perderlo dietro la rabbia, il risentimento o la noia sia controproducente per noi stessi, che potremmo invece pensare a ciò che di bello si ha intorno e vivere per questo al massimo fino all’ultimo.

Capitolo dopo capitolo il cuore non smette di battere, è una tortura fuori controllo che non cessa di esistere anche di fronte a un epilogo già scritto. Siamo tutti accomunati da un qualcosa chiamato speranza, che infonde fiducia, fa credere che possa capitare qualcosa di buono e non rende vana un’attesa. Quando questa s’infrange, qualcosa in noi si spezza, anche di fronte alla dura realtà, aspramente sbattuta in faccia.

Scorrere gli occhi, pagina dopo pagina, è un regalo prezioso fatto di riflessioni sul senso del proprio tempo e sulla direzione che si vuole prendere nel futuro. Aspettare che avvenga qualcosa o che le cose cambino, a un certo punto, diventa un grave errore a cui non si può rimediare, perché col tempo non si può tornare indietro ma si può solo andare avanti.

Questa tematica mi è molto cara perché mi ci scontro ogni giorno, facendomi male fino alle lacrime prima, aggiustando il tiro per migliorarmi poi. Sono colpita nel profondo da un romanzo che intrattiene e lascia senza fiato e al contempo sembra quasi voler essere profetico, vincendo sicuramente nell’intento di mettere in guardia.

Ma capirete tutto questo solo se darete alla squadra Tevini-Peli una possibilità di conquistarvi, attraversando la soglia della prima pagina del libro che vi porterà verso un finale che saprà cambiarvi dentro.