Recensione: “Costanza Sicanie Regina” di Sonia Morganti

Federico Ruggero, duca di Svevia, è una delle figure più importanti della storia dell’umanità, per essere stato l’imperatore del Sacro Romano Impero. Di lui si conosce tutto, i dettagli sulle imprese, le battaglie affrontate, le decisioni politiche prese. Poco però si conosce della regina Costanza, sua moglie, colei che ha affiancato il sovrano nell’ascesa e la conquista del potere.

Una donna forte e che dal dramma ha saputo sempre rialzarsi: questa è la protagonista del nuovo libro di Sonia Morganti, una donna avvolta nel mistero che ha saputo dare più di quanto si sappia. Proprio questo velo ora scoperto mi ha affascinato, facendomi tornare a un periodo storico che sinceramente, ai tempi della scuola, non sono mai riuscita a sopportare. Ho trovato una ventata d’aria fresca grazie allo stile coinvolgente di Sonia, che calibra molto bene gli aspetti più drammatici ma anche più mondani della storia degli Svevi.

Probabilmente se avessi studiato Storia dal punto di vista delle donne sarei riuscita ad apprezzare di più la materia, di certo quest’autrice ha saputo conquistarmi ancora una volta con un romanzo storico appassionante e che fa vedere i retroscena dei fatti salienti da un’ottica totalmente diversa. Non solo Costanza, ma anche i personaggi che le ruotano attorno sono stati descritti con cura nei particolari, rendendo il tutto realistico e adattabile, come il pezzo di un puzzle, a ciò che è pubblico e più noto.

“Costanza Sicanie Regina” è un romanzo che rende giustizia a una figura solitamente bistrattata ma che ha reso un uomo grande e ha fatto sì che il suo operato facesse letteralmente la storia. Non si può non rimanere colpiti da Costanza e dalla passione con cui la sua vita viene narrata, in un susseguirsi di vicende che lasciano senza fiato, sia per la crudezza ma anche per la bellezza intrinseca che le contraddistingue e che mai viene indagata.

Blog Tour: “Morgan e l’orologio senza tempo” di Silvia Roccuzzo

Da oggi inizia il Blogtour organizzato da Il mondo di sopra su Morgan e l’orologio senza tempo di Silvia Roccuzzo.

Un libro fantasy particolare che riesce a mescolare l’azione con l’epicità. Il lettore sarà guidato attraverso una storia innovativa e ricca di minuziosi dettagli, capaci di lasciare senza fiato. Pagina dopo pagina, la lettura avanzerà in una storia all’insegna delle onde del mare e dei pirati.

 

Titolo: Morgan e l’orologio senza tempo

Autore: Silvia Roccuzzo

Editore: Albatros

Pagine: 456

Prezzo: 17,50€

Trama: Morgan è un giovane capitano che vive la sua vita all’insegna della pirateria, con la sua fedele ciurma sempre al seguito. Avidità, vanità e presunzione sono tra le sue doti migliori, ne dispensa a profusione mescolandole a una forte ironia e sprezzo del pericolo; nulla di strano, trattandosi di un pirata, peccato che Morgan sia una affascinante piratessa! Un giorno una serie di inspiegabili eventi segnerà il preludio di un’avventura che la porterà a scoprire il suo passato, nonché a segnare il futuro e le sorti della terra in cui vive. Tra inseguimenti, battaglie, inganni e colpi di magia, il capitano e i suoi compagni diventeranno i custodi di un segreto molto antico e di un preziosissimo monile: un misterioso e minuscolo orologio da taschino, le cui lancette stanno ferme sulle dodici esatte…

Silvia Roccuzzo esordisce con un fantasy ricco di azione e di sentimento; la straordinaria capacità narrativa, la pienezza delle descrizioni e la sicura padronanza di una vicenda tanto complessa quanto accattivante, fanno di questo romanzo una lettura sorprendente per gli amanti del genere ma anche per chi vi si accosta per la prima volta, in cerca di qualcosa di assolutamente nuovo.

In questo blogtour vi guideremo, tappa dopo tappa, tra oscuri segreti e vecchi ricordi. Pronti a salpare?

Dal 30 Luglio vi aspettiamo su The Reading’s Love per scoprire i personaggi principali e secondari

Il 31 Luglio troverete su The Mad Otter il personaggio preferito.

Saltiamo poi al 3 Agosto dove, Librintavola, analizzerà i luoghi del romanzo.

Il 4 Agosto All in my world Debbyna vi porterà a scoprire lo stile narrativo dell’autrice.

Il 6 Agosto Appunti di Zelda vi porta tra la magia del romanzo.

Ma conoscete davvero il fantasy? Il 7 Agosto ne scoprirete di più grazie a Ombre di carta

Il 10 Agosto La lettrice vi porterà a riflettere sul femminismo di questo romanzo.

L’11 Agosto non perdetevi la tappa di Non solo libri che oltre alle pagine scoprirete la musica del romanzo.

Il 12 Agosto fermatevi a leggere la tappa di Libri e Amoree che racconta il perché questo romanzo sia da leggere.

Ed infine, il 13 Agosto, poco prima di andare in vacanza salpate con tutte le blogger per scoprire se vale davvero la pena leggere questo romanzo, nelle recensioni in ogni canale.

Vi aspettiamo!

Evento organizzato da www.ilmondodisopra.it

Review Party: Recensione di “Il segreto di Alejandra” di Laura Madeleine

Lasciata sola con sé stessa quando era ancora in fasce, Alejandra cresce e lavora all’interno della Hostería del Potro, luogo che col tempo ritiene essere la sua casa e chi vi alloggia la sua famiglia.

All’interno delle mura di una delle locande più antiche di Cordova, la ragazza vive osservando il mondo solo attraverso i racconti degli altri, viaggiando solo con la fantasia prima di sapere di dover scappare per avere salva la vita.

Cinquanta anni più tardi, lo scrittore americano Sam Hackett trova traccia della storia di Alejandra in vecchie lettere e spinto dal suo senso per le notizie indaga e scava in un passato lontano, più oscuro di quanto si possa immaginare.

Grazie a uno stile di scrittura e coinvolgente, Laura Madeleine trasporta il lettore in un’avventura piena di emozioni e curiosità, capace di intrattenere con soddisfazione senza mai far calare l’attenzione. Non è così scontato da farsi, soprattutto quando si realizza una storia a cavallo tra epoche differenti e luoghi che, per quanto possano essere gli stessi, sono profondamente influenzati dallo scorrere degli anni.

Per quanto in apparenza possa sembrare un libro delicato, si ha subito a che fare con la tensione che accompagna tutta la vita di Alejandra, una vita ingiusta che però è stata in grado di formare una donna forte che cerca a tutti i costi giustizia e indipendenza. Altrettanto interessante è seguire il punto di vista di Sam, uno scrittore in crisi che non riesce più da tempo a trovare la scintilla dell’ispirazione, ma che ora la trova in un modo del tutto inaspettato. Il desiderio di avere finalmente in mano qualcosa che possa semplicemente essere vantaggioso per lui, si trasforma velocemente in qualcosa di più forte: dare a quella donna misteriosa la giustizia che merita.

Ogni tassello si incastra perfettamente al proprio posto, grazie alla cura dell’autrice, che prendendosi il suo tempo conclude l’opera con emozione e coinvolgimento, facendo sospirare il lettore che chiude il libro con rinnovata energia e speranza.

“Il segreto di Alejandra” è un romanzo consigliato a chi sia in cerca di un’avventura di vita che possa lasciare qualcosa anche dopo aver finito la lettura.

Blog Tour: “Costanza Sicanie Regina” di Sonia Morganti – Intervista all’autrice

In questo lunedì di fine luglio, The Mad Otter ha l’onore di ospitare l’autrice Sonia Morganti con un’intervista a lei dedicata per presentare il suo nuovo libro “Costanza Sicanie Regina”.

Ringrazio ancora Sonia per avermi dedicato il suo tempo rispondendo alle mie domande.

Buongiorno Sonia e benvenuta nella tana della lontra! Per me è un onore averti qui tra le pagine del mio sito. Ti ho conosciuta con il romanzo “Calpurnia. L’ombra di Cesare” e successivamente con “Far West” ed è quindi un onore poter leggere il tuo nuovo libro e poterti intervistare!

Innanzitutto, com’è nata l’idea per la trama di “Costanza Sicanie Regina”?

Buongiorno a te e grazie del tempo che mi dedichi! Quanto alla tua domanda, raccontare la genesi del romanzo mi diverte molto. Nel 2018 sono partita, controvoglia, per una breve vacanza di ripiego che invece si è rivelata favolosa. Era un periodo complicato ed ero provata moralmente e fisicamente. Un giorno, durante una tappa, ho percepito la scintilla della risalita. E dell’ispirazione. Conosco la data e persino l’ora, perché di quel momento ho una foto: Castel del Monte, 18/08/18, h. 9:49. Tutti gli otto della data sarebbero piaciuti al padrone di casa, ora che ci faccio caso! Scommisi con me stessa di trarre un racconto da quella scintilla e dopo poche settimane era fatto e finito “Il colore dell’anima”, che si trova gratis in tutti gli store visto che è un testo brevissimo ma, con me, è stato estremamente generoso, portandomi nuovi lettori e anche un buon piazzamento a un concorso di livello. Però sentivo che c’era ancora qualcosa da narrare, una voce meno nota, insolita. Io sono curiosa e golosa, un cane da tartufo per le zone d’ombra e il non detto. Così, mentre frugavo tra pagine di carta e in html, mi sono imbattuta nell’impressionante “curriculum” di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II. Una vita intensa, a tratti avventurosa, riassunta da molti saggi solo in un dato anagrafico che mortifica la complessità della sua persona: maggiore del marito di una decina d’anni. Più che una descrizione, sembra una pena detentiva. D’altronde, ancora oggi se in una coppia la donna è “più grande” in automatico diventa “vecchia” – e che, non lo sai? – e, se non se ne fa un problema, pare essere “innaturale”. Ho provato subito una forte simpatia per questa ragazza in gamba che non ha avuto paura di vivere a pieno la sua seconda possibilità, che ha lasciato il segno al punto di essere sepolta con la corona imperiale sul capo, ma è scivolata fuori dalla memoria dei più. Mi sono messa in ascolto, in questo incontro in differita. Ed è nato il romanzo.

Quali studi e ricerche ci sono dietro alla realizzazione del romanzo?

Saggi prima di tutto. In bibliografia ne riporto sempre una selezione, ma di solito sono molti di più. Per esempio, quando dovevo ambientare una scena su una torre di Palazzo dei Normanni, ho frugato in lungo e in largo cercandone un’immagine ricostruita, ma non ho riportato il testo in cui l’ho trovata, presente su Google Books. Non era rilevante. Se possibile, leggo testi coevi. In questo caso, è stato importante il De arte venandi cum avibus. Poter inserire nei dialoghi frasi che un personaggio ha davvero concepito è una goduria. E sono sicura che anche nel testo apparentemente più impersonale siano nascoste scintille dell’anima di chi l’ha scritto, leggendo con cura tra le righe. Poi ho fatto, come sempre, una ricognizione nel mondo della narrativa, per vedere quello che c’è. Infine, la parte più bella: la visita dei luoghi.

Quanto tempo ti ha impegnato questo libro fino all’effettiva pubblicazione?

Mi sono superata in rapidità. Contavo di impiegarci quattro anni, ce ne sono voluti due. Ma di mezzo c’è stata la malattia di Trilli, la mia amata gatta dal naso rosa, che

ci ha lasciati dopo essersi presa un gran pezzo del mio cuore e due mesi del mio sonno: avrei preferito avere meno tempo per le riletture… Anche partecipare a Scripta Manent, piccolo salone del romanzo storico a Ferrara, è stato incoraggiante e mi ha spinta a darmi una scadenza. Confrontarmi dal vivo con gli amici di Thriller Storici e Dintorni ha fatto la differenza. Mi sono detta: “ci voglio essere ancora”.

L’Italia non è nuova come ambientazione delle tue storie, posso chiederti cosa ti ha portato ora a scegliere Palermo?

È difficile non restare sedotti dalla Sicilia, dalla sua bellezza abbacinante, mutevole, estrema. Palermo è una città meravigliosa, un’orgia di bellezza e di storia. Mi verrebbe da dire che, se il Creatore fosse un stato un cuoco che butta gli ingredienti dalla sua nuvoletta, in quella zona ha… largheggiato con i condimenti.

Sono dell’idea che in ogni libro scritto ci sia un pezzo del suo creatore. C’è un personaggio in “Costanza Sicanie Regina” in cui ti rispecchi?

Provo sempre molta empatia per i “figli dei grandi”, che si trovano schiacciati dal paragone con i genitori. Sarà che mio padre insegnava nelle scuole medie del piccolo paese dove sono cresciuta e questo mi ha privata di un’adolescenza normale, facendomi conoscere il peggior bullismo. E vedo un filo sottile e tenace tra Cesarione, Enrico VI… persino Sean Lennon. Almeno Enrico non è stato battezzato con una storpiatura del nome paterno, come negli altri due casi che cito. Ma il suo nome non è comunque neutro, anzi…

I personaggi da te creati nei vari romanzi appartengono tutti a epoche differenti, chi nel passato, chi nel presente, chi nel futuro. Provo a farti divertire chiedendoti cosa succederebbe se per qualche congiunzione astrale potessero tutti incontrarsi, dove e quando.

Mi chiedo spesso, se potessero parlarmi, cosa mi direbbero. Mi rimprovererebbero? Si mostrerebbero offesi? Sento molto questa responsabilità, quando scrivo di personaggi realmente esistiti. Mi interrogo spesso a riguardo. In un ipotetico incontro, per mettermi al sicuro proverei a offrire cioccolata. La metà di loro vivrebbe uno dei traumi culturali più belli della storia. Sono certa che questo li renderebbe più clementi…

Hai scritto opere di vario genere, in quale ti trovi meglio a scrivere?

Faccio prima a dire cosa mi crea disagio. Non scriverei mai un libro-testimonianza su esperienze da me vissute. Mi è stato anche chiesto ma no, non intendo riviverle. E non voglio nemmeno essere inchiodata e definita da quelle, fenomeno rischioso e da non sottovalutare nell’epoca dei social.

Definiresti “Costanza Sicanie Regina” un romanzo femminista?

Sicuramente è un romanzo femminile. Non era programmato così, ma lo è diventato. Raramente so che piega prenderà quel che inizio a scrivere. I personaggi si impossessano delle mie mani e di una parte della mia vita. In Costanza Sicanie Regina, a un certo punto tutti i personaggi hanno preso il controllo della trama.

Portandomi ovunque, fin dove non pensavo di arrivare. La meta del mio viaggio è stata capire quante cose possa essere una donna se non teme di vivere davvero, al di là di ogni gabbia o schema. Alla fine, chi ne esce arricchita, chi “prende” più che “dare”, sono sempre io.

C’è qualche aneddoto che puoi raccontarci legato alla scrittura di questo libro?

A partire dal professionista che l’ha letto in anteprima e shippava spudoratamente Amhed e Costanza, andando contro il vero storico e l’integrità fisica dei protagonisti? 😛 Aneddoti ce ne sono tanti. Io mi diverto un sacco creando. Soffro e gioisco sotto la pelle, sono un po’ qui e un po’ là. In questo romanzo mi sono imposta di superare un mio limite e ho cercato di scrivere due scene d’amore… abbastanza d’amore… tali che almeno si capisse che stamo a fa’, insomma! Perché io sono sempre stata delicata al limite del criptico. Ecco, superare la sfida mi ha causato ridarelle e ghigni in metropolitana – il mio ufficio viaggiante, visto il tempo che passo in viaggio ogni giorno – ma il massimo è stato quando ho trovato un bed and breakfast proprio sotto il luogo della prima scena: lo vedevo dalla finestra.

Il messaggio chiave di un romanzo penso che sia interessante andarlo a cercare di pagina in pagina, tra le parole che l’autore ha intessuto una dopo l’altra. Hai invece un messaggio da lasciare ai lettori, prima di entrare in questa nuova avventura?

Chi mi segue da un po’ si sarà accorto che raramente uso le parole in maniera casuale. Quello che ho imparato da questa nuova avventura è che, a volte, bisogna lasciarsi stupire. Nel 2018, per tornare alla prima domanda, tutti prevedevano che avrei trovato ispirazione narrativa a Canne della Battaglia, a pochi chilometri da Castel del Monte. Invece ci sono arrivata con la testa già piena di storie. Non me l’aspettavo. E ho scoperto che accettare di farsi stupire è bellissimo e riempie di doni.

Grazie ancora Sonia per avermi fatto compagnia. Quando vuoi torna pure a trovarmi, la tana è sempre aperta per una buona tazza di tè!

Grazie infinite a te e a tutti quelli che si sono prodigati per questo blogtour!

Review Party: Recensione di “Middlegame” di Seanan McGuire

Qualcuno dovrà spiegarmi come abbiano fatto i lettori italiani a vivere fino a ora senza Seanan McGuire. Un’autrice incredibilmente prolifica dal punto di vista letterario, che ha scritto e pubblicato circa cinquanta romanzi in dieci anni, che ha vinto premi, è amata ovunque e ora sta per intraprendere un progetto di trasposizione in pellicola di una delle sue ultime fatiche, quella che per prima Mondadori ha deciso di pubblicare: Middlegame.

Un libro dalla copertina semplice ma dannatamente affascinante, con un incipit che fa davvero girare la testa. Questa è una recensione particolare perché non sarò io a spiegare la storia, ma saranno le parole della McGuire a farvi capire che cosa troverete al suo interno. Un’anticipazione: caos, violenza, magia e legami che trascendono le logiche dello spazio e del tempo.

Se fosse sveglia lo ragguaglierebbe con appagato scrupolo circa la quantità esatta di sangue versato sul pavimento. Osserverebbe il disastro, calcolerebbe senza la minima difficoltà superficie e volume del liquido e trasformerebbe i dati in un numero concreto, preciso al millesimo. Lo farebbe per rassicurarlo, anche se il numero dovesse significare “sto per lasciarti”. Anche se dovesse significare “da qui non si torna indietro”.
Anche se dovesse significare addio.
E forse in effetti sarebbe rassicurante, almeno per lei. I conti tornerebbero,
e questa è l’unica cosa che Dodger ha sempre chiesto alla vita. Lui invece, lui che conosce le parole giuste per descrivere la situazione – dissanguamento, ipovolemia, emorragia –, non trova nelle parole il conforto che lei trova nei numeri. Non gli è mai stato possibile.
I numeri, fintanto che si comprendono le norme che li regolano, sono entità semplici, disciplinate. Le parole, al contrario, sono insidiose. Si aggrovigliano e mordono e pretendono attenzione. Roger riflette su come cambiare il mondo. Sua sorella, semplicemente, lo cambia.

Sono parole magistralmente messe in fila l’una all’altra, che esprimono con un’incredibile forza la drammaticità di un momento, sconvolgendo fin da subito il lettore che non si aspetta un inizio che prenda lo stomaco tirandolo da una parte all’altra. Sono parole anche quelle che Roger ama utilizzare, attraverso cui si esprime e riesce a comprendere il mondo, tutto al contrario di Dodger, la gemella, che delle parole non sa che farsene ma che compensa il fratello con l’utilizzo della matematica. Una contrapposizione interessante, che senza aggiungere altro dà istantaneamente un quadro chiaro dei protagonisti, alle prese con qualcosa di misterioso in grado di sopraffarli.

La gente che si riempie la bocca con frasi tipo “pietre e bastoni possono rompermi le ossa, ma le parole non mi fanno del male” non capisce che le parole possono essere pietre, pesanti, aguzze, pericolose e capaci di provocare dolore quanto qualunque oggetto contundente. Se qualcuno in cortile ti colpisce con un vero sasso, rimane il livido. I lividi guariscono. E poi mettono nei pasticci; i lividi di solito finiscono con la persona che ha tirato il sasso in punizione e i suoi costernati genitori convocati a discutere di bullismo e cattiva condotta.
È molto raro che con le parole si arrivi a questo punto. Le parole possono essere sparate come una raffica di proiettili quando nessuno guarda, e non lasciarsi dietro sangue o lividi. Le parole scompaiono nel nulla. Ecco perché sono così potenti. Ecco perché sono così importanti.
Ecco perché sono così dolorose.

Noi, ignari e impotenti ma al di fuori di tutto questo, seguiamo con attenzione queste parole che si susseguono, parole che fanno sempre più male perché l’autrice sa come pungere con aghi invisibili, sa quali corde tirare e infastidire. Così, si viene a conoscenza dell’alchimia e della sua più brillante fruitrice: Asphodel Baker.

Perché in principio non ci furono solo Roger e Dodger. Loro ci sono, ma molto dopo, preceduti da tanti che come loro non sapevano per cosa stavano al mondo.

Prima di tutti c’era lui.
Prima di tutti ci fu James Reed.

«Ti rivolterai contro di me, mio splendido ragazzo» dice con una voce che è miele e cicuta. «Mi butterai di sotto e giurerai di aver visto le mie ossa. Prenderai il mio trono, la mia corona e porterai la mi eredità nel nuovo secolo senza mai girarti a guardare che cosa c’è dietro. Sarai la mia fedele mano destra e la mia sinistra infame, e una volta fatta la mia volontà morirai senza un lamento. Farai ciò che io non posso fare, giacché mai tremerà la tua mano, mai vacillerà la tua mente. Mi amerai e mi odierai e dimostrerai che avevo ragione. Soprattutto, dimostrerai che avevo ragione.»
Appoggia la boccetta e prende una fiala colma di liquido di stelle, la madreperla che danza e risplende al di là del vetro. Gliela avvicina
alle labbra e ne versa una goccia.
L’uomo che ha assemblato con pezzi di cadavere sussulta, spalanca gli occhi e la guarda con impaurita meraviglia.
«Chi sei?» chiede.
«Asphodel» risponde lei. «La tua maestra.»
«E io chi sono?».
Sorride. «Il tuo nome è James. Sei il principio della mia somma opera.
Benvenuto. Abbiamo molto lavoro da fare.»
Continuando a guardarla, l’uomo si mette a sedere. «Ma io non so
nulla di questo lavoro.»
«Non preoccuparti.» Il suo sorriso è la prima pietra di quella che un giorno chiamerà la strada improbabile. Oggi, ora, in questo preciso
momento, comincia il loro viaggio verso la Città Impossibile.
«Ti insegnerò io» dice, e il dado è tratto.
Da qui non si torna più indietro.

James Reed, che diede vita ai bambini in un modo che non si definirebbe solitamente normale. Un uomo criptico, ma concentrato su degli obiettivi crudeli, che manipola cose e persone senza mai guardare in faccia nessuno. Un villain da cui è impossibile sfuggire e che sorprende per la capacità continua di scavare a fondo senza mai arrivare alla fine: a una bassezza ne segue un’altra ancora più malvagia.

Vorrebbe mettersi a urlare, ricordargli che è stato lui a scegliere il silenzio, abbandonandola in un mondo troppo rumoroso, troppo affilato e troppo inflessibile. Non lei. Ricade sulle piante dei piedi, e nel farlo le loro dita perdono l’intreccio. Quando il contatto si interrompe non c’è alcuno shock, almeno non più di quando si è creato. Prima si toccavano. Ora non più. Il tempo lineare può essere molte cose, ma di certo in situazioni come questa non è comprensivo.

Ecco a cosa ci si deve preparare: agli incredibili salti temporali a cui si assiste. Il tempo è un elemento che mi piace ritrovare nelle opere di qualsiasi tipo, ma non è facile da sfruttare e soprattutto non è facile averne il controllo. Serve concentrazione, e se per primo l’autore non è in grado di domarlo non ci riuscirà nemmeno il lettore. In questo Seanan McGuire è davvero brava, perché l’attenzione non cala mai un istante, ogni evento tira e sconvolge, l’inquietudine regna sovrana e non è semplice per i lettori troppo impressionabili superare certe scene. L’autrice non si fa problemi a descrivere nel dettaglio ogni evento, ottenendo come risultato quello di catturare dall’inizio alla fine. Personaggi primari e secondari hanno delle caratterizzazioni incredibilmente realistiche, sembra quasi che siano persone in carne e ossa con cui si può interagire ed empatizzare.

Il finale, poi, non lascia scampo: è un colpo alle viscere che fa male e a cui è impossibile smettere di pensare. Ci sono molte parole all’interno del libro, ma qui svaniscono tutte in un lampo, di fronte al grido sordo dell’ultima pagina che crudele mostra ciò che sarà senza preavviso, perché ormai quando si è arrivati al capolinea è già troppo tardi per frenare e tornare indietro, aspettare ancora e chiudere definitivamente il libro solo una volta che, in qualche modo, si è veramente pronti.

La McGuire è un fulmine a ciel sereno che spero possa splendere ancora attraverso la traduzione di altre sue opere. Devo conoscerla di più e saggiare con maggiore esperienza la sua fantasia, scoprire dove questa l’ha portata e rimanere meravigliata di fronte a tutte le storie che è riuscita a mettere nero su bianco.