Review Party: Recensione di “La casa di sale e lacrime” di Erin A. Craig

Un destino crudele oltre ogni immaginazione colpisce senza pietà la famiglia Thaumas, straziata dalla graduale scomparsa di tutti i suoi componenti. Annaleigh sarebbe la sesta figlia del duca, ma ora si ritrova ad essere la seconda in successione.

Gli abitanti di Salten mormorano e calunniano, fino a spargere la voce che sia la famiglia stessa ad essere maledetta e a mettere in pericolo tutti loro. Ma è solo un caso se lentamente Highmoor sta diventando un luogo freddo e sempre più spettrale?

Ero assolutamente certa che mi sarei innamorata di questo libro. La copertina affascinante mi ha trasportato in un mondo lugubre, che proprio per questa atmosfera mi ha intrigato fin dalla prima pagina. La tensione è costantemente alta, il cuore non smette di martellare, impaurito da ciò che troverà ma dannatamente incuriosito di scoprire cosa si cela dietro ai misteri che man mano si dipanano. La Craig è riuscita nell’impresa di tessere una storia coinvolgente, ricca di particolari e una cura impeccabile nello svolgimento della trama, che cade sempre più in una spirale oscura. Il suo stile ricorda molto le atmosfere tipiche delle fiabe inquietanti, dedicate ai bambini ma in grado di impartire delle lezioni anche agli adulti. L’ambientazione è incantevole nel suo essere spettrale e tutti i personaggi che vivono in essa sono accuratamente descritti, si calano alla perfezione nei luoghi e instaurano con il lettore un rapporto speciale di amicizia e complicità.

“La casa di sale e lacrime” ha un unico difetto: è durato troppo poco. Non ci si può staccare dalla lettura e la frenesia porta a finirlo in poche ore, sentendo alla fine quel senso di smarrimento dato da un’esperienza così travolgente da essere dolorosa quando questa giunge al termine.

Blog Tour: “Morgan e l’orologio senza tempo” di Silvia Roccuzzo – Analisi del personaggio preferito

Prima di cominciare è doveroso fare una premessa: scegliere il personaggio di cui parlare non è stato affatto semplice. Questo perché il romanzo di Silvia Roccuzzo presenta una rosa di personaggi variegati e complessi, ognuno con la propria personalità e a cui, soprattutto, è impossibile non affezionarsi per un motivo o per un altro.

Quindi, volendo evitare di essere poco originale parlandovi di Morgan (ma accidenti, che protagonista!) mi butterò su colui che mi ha stuzzicato per tutto il tempo, strappandomi più e più volte un sorriso: Juan.

Viene presentato subito come il vice di Morgan, anche per lui la Queen Morgan è una casa e la sua ciurma una famiglia.

Cerca sempre di fare il bene per tutti e di trovare soluzioni che possano accontentare il più possibile. Si intuisce fin da subito il legame con Morgan: Juan è sempre pronto ad assecondarla, ma al tempo stesso a riportarla con i piedi per terra quando il carattere irruento della ragazza si fa sentire.

Ha un mix molto particolare caratterialmente, che unisce il raziocinio a una vena di ironia che in qualche modo lo trasforma da ragazzo apparentemente tenebroso a uno solare, che sa stare allo scherzo. Non perde infatti occasione di fare qualche battuta divertente e di smorzare con le stesse i momenti di rabbia di Morgan.

Amo la complicità senza malizia che c’è tra i due, basta un solo sguardo per capirsi e per agire, sia nei momenti di calma che soprattutto in quelli di pericolo, dove il gruppo viene al primo posto in tutto e per tutto.

Per questo adoro il suo senso del sacrificio, prende seriamente il suo dovere di primo ufficiale e per gli altri farebbe qualsiasi cosa, sarebbe l’ultimo a scendere dalla nave che affonda, anche dopo il capitano, costringendolo con ogni mezzo a lasciarlo indietro.

Juan è un personaggio che ogni volta che è entrato in scena mi ha scaldato il cuore come se fossi di fronte alla mia prima cotta letteraria e di cui vorrei un libro tutto suo! Lo so, oso troppo, ma non posso farci niente.

Se questa breve analisi non vi ha convinto ancora ad intraprendere la lettura del romanzo, rimanete sintonizzati perché nei prossimi giorni potrete leggere la mia recensione!

Review Party: Recensione di “Mary. La ragazza che creò Frankenstein” di Linda Bailey e Julia Sardà

Come ha fatto Mary Shelley a diventare colei che tutti conosciamo? Da dove proviene, che cosa ha affrontato, quali sono state le sue ispirazioni?

Tutto questo viene spiegato dalla scrittrice Linda Bailey, che con estrema semplicità e chiarezza descrive la figura di Mary come se stesse parlando a dei giovani lettori, coloro che potranno innamorarsi della lettura conoscendo anche chi compone la lettura stessa.

Io amo alla follia la Shelley, di lei non solo ho letto tutti i libri ma anche diversi saggi che altri le hanno dedicato, per non parlare delle poesie del marito che ancora adesso mi capita di andare a rileggere.

Trovo che questo sia un libro validissimo per far avvicinare nuovi e piccoli lettori a questa grande scrittrice, che sì romanticizza una vita attraversata da molteplici tragedie ma senza sminuirle. La dolcezza nei tratti di Julia Sardà fornisce delle tavole illustrate a colori che sono un’autentica bellezza: realtà e fantasia si mescolano nelle figure ad ampia pagina, mostrando quanto l’immaginazione di Mary Shelley potesse mutare ciò che aveva intorno in un elemento di cui scrivere una storia. Non solo la meraviglia, ma anche l’inquietudine s’annida nei tratti spigolosi dello stile di disegno della Sardà, un mix perfetto per rappresentare un’autrice che è la regina della letteratura gotica, che ammalia e spaventa al tempo stesso.

“Mary. La ragazza che creò Frankenstein” è una graphic novel breve e veloce da leggere, ma che lascia impresse negli occhi e nel cuore delle emozioni intense che mi hanno fatto sentire come se fossi a casa.