Review Party: Recensione di “La città di ottone” di S.A. Chakraborty

Un cantico di parole non del tutto comprese, condurrà Nahri verso la più grande svolta della sua vita. Di umili origini, la giovane non ha mai lasciato Il Cairo e qui tenta ogni giorno di sopravvivere, curando i più bisognosi ma soprattutto ingannando ed estorcendo soldi a chi può permettersi una vita più agiata. Non crede nella magia, eppure finge di sanare anche i mali più incompresi, fino al giorno in cui davvero s’imbatte in una persona che sembra essere posseduta da un demone. Nel tentativo maldestro di liberare la vittima malcapitata, Nahri evoca Dara, colui che scoprirà essere un potente jinn dalle misteriose origini. Da lì avrà inizio un viaggio tra sabbie, fiumi e creature elementali, che li condurranno verso Daevabad: la città magica che potrebbe nascondere il segreto sulla vera identità di Nahri.

Il primo libro della trilogia di Chakraborty, che ora vede spuntare il sole anche nel panorama letterario italiano, incarna alla perfezione un tipo di fantasy che qui ancora è poco esplorato, quello caratterizzato dal Medio Oriente, con ambienti, usi e costumi arabeggianti, che in qualche modo ricordano le favole de Le Mille e una Notte. L’autrice ha saputo con estrema precisione accompagnare il lettore all’interno della propria storia, che ha molti particolari su cui è necessario soffermarsi per capire appieno le meccaniche della trama. Fortunatamente è possibile trovare a fine libro un glossario minuzioso che aiuta a comprendere maggiormente l’insieme. Sono rimasta colpita all’istante dall’atmosfera magica e affascinante delle terre descritte, che si sposano perfettamente con l’aspetto occulto che man mano si svela ai nostri occhi e a quelli di Nahri. Ad accompagnare l’arco narrativo dei due protagonisti c’è la storia di Ali, principe secondogenito di Daevabad, che assume un taglio più politico e profondo rispetto alla frenesia che conduce i due fino alla città di ottone. La prima parte del libro è assolutamente godibile e interessante, sulla seconda ho trovato un calo del ritmo narrativo che se per certi versi è stato interessante per altri ha spiazzato, soprattutto per l’eccessiva velocità degli ultimi capitoli, pieni di colpi di scena ma davvero troppo frenetici. Nahri, Dara e Ali sono tutti personaggi intriganti e ben costruiti, ma è come se da un certo punto in poi perdessero la bussola dei propri intenti, fino a trascinarsi in situazioni surreali e a tratti catastrofiche, a cui difficilmente si riesce a stare dietro.

Più penso al finale più sono curiosa di sapere come andrà avanti la storia, sperando che alcuni difetti riscontrati ora trovino una risoluzione successivamente. “La città di ottone” è un ottimo esempio di fantasy in cui magia e leggende diventano il fulcro trainante dell’intera trama, avvicinando i neofiti a una cultura lontana e appassionando con atmosfere adrenaliniche e cariche di emotività.

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