Review Party: Recensione di “La saga di Terramare” di Ursula K. Le Guin

In un mondo in cui la magia è un Dono e i nomi racchiudono in sé un potere inimmaginabile, Ged intraprende un cammino che lo porterà verso il luogo in cui dare inizio al proprio apprendistato. La crescita data non solo dal viaggio ma dalle nozioni che nel tempo apprenderà e attraverso i legami che instaurerà, lo porteranno ad avere coscienza delle sue reali capacità e su chi sia lui davvero. La ricerca della forza sarà quanto mai necessaria per salvare Terramare dalla totale scomparsa del potere magico.
“I racconti di Terramare” è una di quelle storie che hanno reso speciale la mia giovinezza. Mi sono sempre chiesta come dovesse essere l’impatto della storia da adulta e grazie a questa nuova straordinaria edizione della Mondadori, mi sono decisa a riprendere in mano la saga per testarla sotto questo occhio critico. I miei timori sono sembrati subito infondati: le grandi emozioni che mi avevano travolto da piccola si sono ripresentate illuminate da un nuovo punto di vista più adulto, maturo.
Ursula K. Le Guin ha fatto come suo elemento di forza l’essere diretta e precisa in qualsiasi scena descritta, dando modo all’immaginazione di tutti di esplorare l’arcipelago di Earthesia senza perdersi in fronzoli superflui e non funzionali alla trama. Al tempo stesso non manca mai di colpire il cuore del lettore sprigionando attraverso le parole delle emozioni intense, che si amplificano soprattutto quando ci si trova a patteggiare per i protagonisti. Le ingiustizie che subiscono nel corso del viaggio scatenano rabbia e risentimento, che vengono però sanati dai buoni risvolti e il trionfo del bene. La positività non è così facile da trovare, perché prima di giungere alla luce le tenebre faranno di tutto per corrompere e distruggere. Ogni cosa è costantemente messa in discussione e diventa necessario cambiare punto di vista senza però perdere la propria bontà d’animo. Il cammino alla scoperta di sé stessi è un percorso che la Le Guin ha scritto con estrema passione e che ancora oggi, dopo anni, sa conquistare l’animo di nuovi lettori, più o meno giovani. Il suo contributo al Fantasy epico rimarrà per sempre scolpito nella storia del genere e la sua saga consigliata e tramandata da una generazione all’altra.

Review Party: Recensione di “La grazia dei re” di Ken Liu

Dopo più di vent’anni di dominio incontrastato, l’Impero di Xana avverte le prime avvisaglie di possibili minacce nemiche. Con l’imminente morte dell’Imperatore, il popolo sembra voler insorgere per far fronte alle angherie subite nel tempo, così come i consiglieri reali che iniziano ad agire secondo le proprie ambizioni personali. Il cammino di Kuni, vagabondo che cerca costantemente il tornaconto in ogni cosa, si unisce a quello del nobile Mata e i due, trovandosi invischiati in una guerra più grande di loro, dovranno collaborare se vorranno rendere vera l’evoluzione che incombe.

Ambientata in un’ipotetica Cina medievale, Ken Liu ha composto un’opera letteraria totalmente sorprendente e inaspettata. Non sono estranea a questo genere di ambientazione, ma trovare una storia di così alta qualità è davvero raro. L’autore non teme di soffermarsi sulla visione del proprio mondo, descrivendolo minuziosamente e prendendosi tutto il tempo per spiegare i cambiamenti che hanno attraversato la terra di Xana e che l’hanno condotta a essere sì una potenza, ma sempre più in declino. L’Impero è il vero nemico in tutto questo: forzando la mano e non rispettando i propri cittadini ha alimentato il fuoco dell’odio e della vendetta, che ora ha tutte le intenzioni di travolgerlo e spazzarlo via. Questi sentimenti così forti sono impersonificati dalle figure di Mata e Kuni, che pur provenendo da ambienti differenti trovano nella lotta al potere un obiettivo comune che li lega indissolubilmente. Ci si interroga, però, su quanto un rapporto stretto, quasi fraterno, possa trarre in salvo le menti dei personaggi, senza che il potere stesso prenda il sopravvento, ammaliandoli per poi rovinarli.

Lo stile di Ken Liu esorta con trasporto il lettore ad approfondire la conoscenza di ogni dettaglio nascosto e a innamorarsi di un mondo immaginario tanto ricco da volerci rimanere per lungo tempo. Le scene di azione non mancano di dare frenesia alla narrazione, così come i colpi di scena che giungono inaspettati ma assolutamente coerenti con la trama. L’autore gestisce in maniera eccellente le politiche interne e i giochi di potere, con un controllo e una cura della materia davvero di nota. Lo scenario orientale infonde un misto di atmosfere contrastanti, che vanno dalla tranquillità dei paesaggi alla crudezza del sangue versato in guerra. Ken Liu ha la capacità innata di descrivere una cronaca bellica senza far annoiare il proprio pubblico, attraverso una storia che raggiunge vette di tensione molto alte e dando l’impressione di andare fuori controllo. In realtà, ogni cosa è ben calibrata e non si scade mai nel banale. La narrativa degli scrittori cinesi ha un ritmo e un sistema riconoscibile, ma ben lontano da ciò che in occidente potremmo essere più abituati a trovare. Bisogna per questo entrare in sintonia con ogni aspetto dell’opera trattata, sia per la storia che per tutto il lavoro minuzioso che sta dietro.

Fatto questo, posso garantire che “La grazia dei re” saprà riempire le ore di lettura con intensità e passione, che vi trascineranno verso un epilogo che vi farà bramare ardentemente il seguito, per fortuna già annunciato.

Review Party: Recensione di “Ogni cosa può cambiare” di Jill Mansell

I cambiamenti nella vita arrivano sempre quando meno ce lo si aspetta e in un modo totalmente inaspettato. Ciò che capita a Essie pochi giorni prima di Natale la lascerà a piedi, senza più un compagno, la loro casa e il suo lavoro. Tutto per colpa di una mail mandata erroneamente a tutta la rubrica. Dopo aver trovato un nuovo appartamento, la donna cercherà di rimettere insieme i pezzi della propria vita, cominciando a fare qualcosa di totalmente diverso e a fare nuove frequentazioni. Zillah, Conor e Lucas sono le sue rocce nei momenti più bui, che l’aiuteranno a non perdersi quando non avrà altra scelta se non andare avanti. Quanto i legami tra le persone possono cambiare un’intera esistenza?
Attraverso uno stile semplice e scorrevole, Jill Mansell ha scritto una storia ricca di emozioni e riflessioni, che fanno breccia nel cuore e nella mente e riescono a creare un’atmosfera di evasione, pur rimanendo con i piedi per terra. Ciò che è costretta ad affrontare Essie è la conseguenza di un grave malinteso, che seppur accidentale ha delle conseguenze distruttive sulla sua vita. Proprio attorno a questo ruota l’opera: sul sistema causa-effetto dato dalle scelte consce e dalle azioni che non sono sotto al proprio controllo, perché anche queste ultime incidono indissolubilmente sulla formazione del proprio futuro. Quando ci viene strappato qualcosa, la prima reazione che si ha è rimanere aggrappati ai frammenti del passato, rimuginandoci sopra e soffrendo a dismisura, come se questo potesse risolvere e far tornare tutto “come era prima”. Ma quanto può essere positivo tornare in una condizione precedente a quella presente? Davvero soffermarsi su ciò che è stato può far bene alla sanità di una persona? Su questo e tanto altro ci si interroga, attraverso le vicende di Essie che tutto sommato scorrono leggere e veloci, mescolando momenti di divertimento a momenti pieni di commozione. Il supporto degli altri personaggi serve a rafforzare la protagonista e soprattutto a smorzare la tensione data dalla sua situazione critica. Non mancano inoltre di presentarsi uno a uno, raccontando la propria storia e legandosi indissolubilmente l’uno all’altro. 
“Ogni cosa può cambiare” è un’opera consigliata per chi cerca una storia di vita a cui ispirarsi per migliorare quei momenti di difficoltà che possono danneggiare il quotidiano e per imparare a non aver paura di prendere delle decisioni, affrontando a testa alta il cambiamento.

Review Party: Recensione di “Falce” di Neal Shusterman

In un futuro in cui la morte ha perso il suo attuale significato e la popolazione è sull’orlo del collasso, l’istituzione di una Compagnia delle Falci si è rivelata più che mai necessaria. Uomini e donne addestrati per uccidere viaggiano per la Terra alla ricerca della prossima vittima da “spigolare” e a cui dare una fine definitiva. Citra e Rowan incontrano una di queste Falci, che in loro vede del potenziale e li prende con sé per farne i suoi apprendisti. Restii all’idea di abbandonare tutto e diventare reietti della società, i due giovani scopriranno ben presto un sistema sociale complesso e contraddittorio, praticamente impossibile da combattere.

Sono rimasta folgorata da questo libro, tanto da non riuscire a trovare subito le parole da mettere per iscritto. “Falce” non è solo un’opera distopica in grado di intrattenere dall’inizio alla fine, ma contiene una storia brillante che fa riflettere sul vero significato di vita e di morte. In un mondo in cui la morte è stata sconfitta, quale nuovo scopo assume il crearsi degli obiettivi e dei sogni? Rowan e Citra si ritrovano a loro insaputa a dover decidere del destino degli altri, come se fosse stato conferito loro un diritto che non sentono di avere. Nel percorso che li porterà a diventare falci professioniste, i due cercheranno di spalleggiarsi senza pensare troppo alla competizione che li obbligherà a scontrarsi. Ho amato entrambi, Citra per la sua incredibile determinazione e Rowan per la sorprendente evoluzione che ha, nonostante siamo soltanto al primo di una trilogia. Ciò che più di tutto dovranno cambiare è il modo in cui vedono la realtà e soprattutto l’etica che li porterà a compiere certe scelte. Può esistere ancora una morale, quando legalmente esiste un’autorità che può mettere fine a un’esistenza? Come cambierà il modo di porsi degli altri, che li vedranno come creature mitiche da temere e rabbonire, per evitare che la falce cali su di loro? Attorno ai protagonisti e alla trama ruota tutta un’ambientazione ricca di particolari, come gli addestramenti degli apprendisti e le sfide, i diari personali delle Falci più note, stralci di giornate di coloro che arrivati a un certo punto della vita sono tornati indietro per viverne un’altra ancora. La sensazione costante di avere una lama pronta a colpire invade il lettore stesso, che non può fare a meno di rimanere coinvolto in una situazione ipotetica così intensa da affascinare e spaventare al tempo stesso.

Non vedo l’ora di poter proseguire la lettura di questa serie! Conoscevo già Neal Shusterman per Dry e Everlost, ma devo dire che con la sua opera del momento si è davvero superato!

Review Party: Recensione di “Le Black Holes” di Borja Gonzalez

In una notte tanto comune quanto magica del 1856, una ragazza senza nome passeggia tra gli arbusti e, per quello che apparentemente potrebbe sembrare il caso, s’imbatte in uno scheletro animato. Con lui cammina, parla e osserva il cielo stellato. Una domanda sorge in entrambi: lo scheletro è morto o può essere definito vivo? Nessuno lo sa, nemmeno lui stesso.
In una notte tanto comune quanto magica del 2016, un trio di ragazze scatenate si unisce per fondare il gruppo musicale “Le Black Holes”, senza avere il talento o le capacità che potrebbero portarle al successo.
Fatti inspiegabili si susseguiranno dal momento in cui cominceranno a suonare, accavallandosi alla storia di Teresa, che in un’epoca lontana vive una vita incompresa fatta di storie fantastiche che nessuno vuole ascoltare. 
Un’atmosfera gotica e sempre più macabra si diffonde in ogni scenario e le pagine sono tempestate di quesiti che chiedono con insistenza delle risposte. I personaggi sono adorabili nelle loro peculiarità e le immagini, interamente a colori, sono suggestive nella loro essenzialità e trasmettono un senso di malinconia davvero forte. Caratteristica importante è l’assenza dei tratti facciali: i volti, completamente lisci, sono però carichi di espressività e sentimenti, tanto da sorprendere il lettore, che pagina dopo pagina comprende gli stati d’animo come se stesse osservando negli occhi una persona reale. Molte sono le tavole senza dialoghi ma con un’infinità di sentimenti nascosti, vasti come il cielo notturno puntinato di stelle. Bisogna soffermarsi e farsi rapire da ogni dettaglio per riuscire a capire appieno la storia che va inesorabile verso il suo epilogo, appropriato e inevitabile.
L’opera di Borja Gonzalez è una lettura tanto intrigante quanto inaspettata nel contenuto, che mi ha intrattenuto durante un pomeriggio frenetico e da cui non avrei voluto separarmi tanto velocemente. Tornerei volentieri a camminare tra i boschi in compagnia delle protagoniste, cullata dalle note strimpellate dalle Black Holes.