Review Party: Recensione di “Marea Tossica” di Chen Qiufan

Quando nel mondo viene creata l’etichetta “gente dei rifiuti” è segno che qualcosa nell’umanità si è definitivamente sgretolato.
Mimi abita in Cina ed è una ragazza dei rifiuti, viene dai bassifondi e ha sempre vissuto nella più totale povertà, in mezzo alla sporcizia, al tanfo, a persone che vivono per riuscire ad arrivare al giorno dopo. Le Silicon Isle sono l’ultima spiaggia su cui potersi guadagnare da vivere, smaltendo apparecchi elettronici e oggetti tossici, tutto frutto delle potenze economiche più importanti. Tossicità è proprio la parola chiave, perché se da un lato quell’impiego rappresenta la salvezza degli abitanti, dall’altro respirare costantemente quei fumi velenosi li conduce tutti verso una morte dolorosa. Per non parlare del continuo terrore cui si è sottoposti all’idea di una lotta tra gang per il dominio del territorio e di rimanere coinvolti nei frequenti attentati violenti che vengono attuati.
In questa situazione lo status quo è sottile e debole, basta un niente per scatenare una rivolta. Ora, sembra che la guerra decisiva stia per scoppiare e Mimi, nel pieno del conflitto, dovrà decidere se rimanere ancora spettatrice impotente o alzare la testa per cambiare finalmente le cose.
Ogni volta che mi trovo di fronte a un’opera orientale, è come se ne respirassi l’atmosfera prima ancora di cominciare a leggere. Non tanto per la grafica della copertina o per il nome dell’autore (chiaramente di quell’area geografica) quanto invece per la cura dei dettagli e il significato che viene attribuito a ogni elemento. 
“Marea Tossica” sembra quasi un’opera profetica, che giunge qui in Italia in un momento estremamente delicato. La distopia descritta da Chen Qiufan è volta a denunciare il disastro climatico cui andiamo incontro e a segnalare un campanello d’allarme nei confronti di un ambiente che sta sempre di più bruciando.
Ho adorato la prosa dell’autore, che con cura minuziosa e passione estrema per il proprio lavoro riesce a coinvolgere il lettore fin da subito, facendo scorrere davanti ai suoi occhi fatti che si concatenano freneticamente l’uno all’altro. I personaggi descritti sono realistici e caratterizzati alla perfezione, basta davvero poco per immedesimarsi nella protagonista e rendere propria la sua personale causa.
“Marea Tossica” è un romanzo che ho letteralmente amato sia per la trama che per i messaggi che vuole trasmettere. Non posso fare a meno di consigliarla caldamente, soprattutto in questo periodo in cui dovremmo tutti ricordarci di essere un po’ più umani.

Review Party: Recensione di “L’arte de Il Trono di Spade” di Deborah Riley e Jody Revenson

È passato quasi un anno dalla fine di una delle serie tv più seguite della storia. Sto parlando ovviamente de “Il Trono di Spade”, trasposizione della saga “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” del celebre scrittore George R.R. Martin. Dal 2011, questa serie fantasy ha conquistato milioni di spettatori e dividendo le masse tra coloro che la adorano e coloro che la evitano a tutti i costi.
Sono affezionata fin da bambina alla saga di Martin e sono riuscita ad apprezzare diverse cose riportate da coloro che hanno lavorato sulla serie tv, che ritengo sia un buon prodotto seppur con diverse pecche, soprattutto sul finale, a cui spero che un giorno l’autore possa porre rimedio.
Nonostante il tempo passi, Il Trono di Spade non smette di far parlare di sé, attraverso notizie di nuove storie in arrivo, gadget che non smettono di essere messi in vendita e scoop legati al cast di attori. Quest’oggi ci troviamo di fronte ad un capolavoro su carta per intenditori, ovvero l’arte racchiusa dietro la lavorazione della serie dal 2011 fino a ora. Sono una fan accanita dei retroscena di un’opera, spesso mi perdo tra i video che riprendono bloopers o vlog sui set e trovo che sia meraviglioso poter vedere il lavoro di una produzione al di là del girato ufficiale.
Il mastodontico volume a cura di Deborah Riley e Jody Revenson porta alla luce disegni preparatori, bozze artistiche, piante strutturali, qualsiasi cosa vi possa venire in mente è racchiuso qui dentro. Ho trovato affascinante ogni pagina scorsa, perché è la prova di quanto lavoro ci sia stato per la realizzazione della serie, quante persone siano state coinvolte e di quante dobbiamo avere rispetto e riconoscenza per la dedizione e la cura nello stile grafico e architettonico che hanno reso giustizia a ciò che Martin ha immaginato tanti anni fa.
Il libro è di fatto un viaggio attraverso i ricordi, che passano cronologicamente da una stagione all’altra, riportando alla mente gli episodi più incisivi e memorabili creati.
Come dicevo prima, è un libro per intenditori e appassionati, un vero e proprio volumone da collezione che fa sicuramente la sua bella figura nella libreria, accanto a tutti i libri usciti fino ad adesso.
L’attesa per il vero finale della saga sembra ancora essere molto lunga, ma è bello intrattenersi con opere come questa, che allietano gli occhi e il cuore grazie al talento innegabile di un’intera squadra di lavoratori.

Blog Tour: Recensione di “Un inutile delitto” di Jill Dawson

Piena di speranza ed esperienza, Mandy River si affaccia alla sua nuova vita a Belgravia, lavorando come tata per la famiglia Morven. Qui si trova ad avere a che fare non solo con i bambini ma con situazioni sempre più inquietanti, violente e brutali, che non le lasceranno scampo se non attraverso la voce dell’amica Rosemary, che da lontano raccoglie ogni informazione.
Ambientato negli anni 70, Jill Dawson tesse un thriller ansiogeno e doloroso, che fa da tributo a fatti di cronaca realmente accaduti: l’omicidio di Sandra Rivett e la conseguente scomparsa dalla circolazione di Lord Lucan. È uno dei crimini più efferati della storia londinese a cui purtroppo non si è mai potuta dare una vera spiegazione, complice non solo la fuga del presunto responsabile, ma anche le condizioni sociali di un tempo, che vedevano un ceto alto coinvolto in una situazione scandalosa e perciò da affossare il più velocemente possibile.
L’autrice riesce a dare voce a delle donne che alto locate non lo erano affatto, ma che comunque avevano una propria identità e meritavano molto più rispetto e dignità. La storia di Mandy è parallela a quella di Sandra e attraverso il suo punto di vista non si può rimanere indifferenti di fronte ai fatti accaduti. 
“Un inutile delitto” è una reinterpretazione interessante di una tragedia avvenuta realmente e riesce ad intrattenere lo spettatore grazie allo stile di scrittura scorrevole dell’autrice e all’atmosfera volutamente soffocante che permea l’intera vicenda. 
È un romanzo consigliato non solo per il genere, che non deluderà gli appassionati, ma per l’intento di denuncia da cui ha origine. 

Review Party: Recensione di “La nostra Londra” di Simonetta Agnello Hornby e George Hornby

Sono passati più di trent’anni da quando la pluri acclamata scrittrice Simonetta Hornby si è trasferita dalla sua amata Palermo fino a Londra. In lei ha avuto origine ed è cresciuto un amore spropositato per una città così diversa dalle sue abitudini, tanto da diffonderlo attraverso i suoi scritti in un modo così naturale quanto emotivamente potente.
La Hornby sostiene che per godersi Londra basta una mente aperta e curiosa. Attraverso i suoi occhi ho potuto ammirare e innamorarmi di una città che spero un giorno di poter visitare davvero e tutto questo è stato possibile attraverso l’abilità strabiliante della scrittrice di farti entrare nei suoi ricordi e descriverli in un modo tanto nitido da lasciarti credere di essere di fronte a un panorama di meraviglie e luoghi misteriosi, pieni di un fascino unico e tanto preziosi per colei che sta narrando. 
Il romanzo “La nostra Londra”, che ricorda la precedente opera “La mia Londra”, si arricchisce con il punto di vista del figlio di Simonetta, George, offrendo un nuovo punto di vista frizzante, giovane e innovativo. Nel complesso ho percepito per tutto il tempo un’atmosfera calda e amorevole, che sa di casa e famiglia e cancella le paure normali di chi deve spostarsi da un paese all’altro e adattarsi alla cultura ricreando le proprie personali abitudini. Se la madre da quel tocco di nostalgia dei tempi andati al suo racconto, George assume un tono spensierato, più diretto e meno riflessivo, dando dinamicità alla sua città, che passa in un attimo ad un ritmo frenetico e intenso, tipico di chi ha sempre vissuto in quell’ambiente ed è quella la normalità.
“La nostra Londra” è un libro ricco di particolari e aneddoti interessanti, una guida alla città attraverso i sentimenti di coloro che la vivono e hanno deciso di raccontarsi. La lettura scorre intrattenendo, il modo per godersela il più possibile è assaporandola con calma e lentezza, prendendosi tutto il tempo per soffermarsi su ogni dettaglio, leggendo un capitolo per poi fermarsi e fare altro, riprendere la lettura e ricominciare ancora con la magia della vita londinese.
Non solo consiglio la lettura di questo singolo libro, ma anche lo studio delle opere di Simonetta Agnello Hornby, che continua a conquistare consensi attraverso il suo graffiante stile, che lascia il segno nel cuore, facendo riflettere il lettore a lungo su ciò che lei si è soffermata a raccontare.

Review Party: Recensione di “Aurora Rising” di Amie Kaufman e Jay Kristoff

Tyler Jones è noto per essere il miglior cadetto di tutta l’Accademia Aurora. Quindi è suo il privilegio di poter scegliere per primo coloro che comporranno la sua squadra di piloti. Ma una circostanza imprevista scombina tutti i suoi piani ed è così costretto a reclutare con sé le ultime ruote del carro. Insieme al ragazzo e a sua sorella Scarlett, faranno capolino una serie di squinternati con cui intraprendere la prima missione in assoluto. A bordo con loro, la causa della sua sventura iniziale: Aurora, una misteriosa ragazza che Tyler ha risvegliato dopo 200 anni di sonno.
Ho atteso a lungo che la coppia Kaufman-Kristoff tornasse ad allietarmi con una nuova storia. Ho amato alla follia la trilogia di Illuminae e quindi non ho potuto tirarmi indietro quando si è trattato di leggere Aurora Rising. Per quanto ci si trovi di fronte a due storie con tematiche simili, l’approccio degli autori è completamente e sorprendentemente diverso. Aurora Rising mi ha colpito per il divertimento e le risate che hanno caratterizzato il tempo che vi ho dedicato: la squadra messa in piedi da Tyler mi ha piacevolmente ricordato un party di Dungeons&Dragons che viaggia tra le stelle in un modo goffo che rende il tutto verosimile. Ci troviamo di fronte a dei principianti che non hanno mai visto una situazione reale al di fuori dell’Accademia ed è lodevole l’impegno che vogliono impiegare nonostante l’inesperienza. Ho adorato l’evoluzione dei rapporti tra i vari personaggi e la caratterizzazione di ognuno, mai uguale a un altro. Per me è stato impossibile non affezionarmi a Cat, Zila, Finian e tutti gli altri, mi sono sentita all’interno di una grande famiglia che ha saputo accettarmi e mettermi a mio agio.
Ancora una volta questi due magnifici scrittori hanno saputo conquistarmi attraverso una storia tanto attesa ed emozionandomi in modo inaspettato. Non vedo l’ora del prossimo libro, di loro non riesco proprio a farne a meno.