Review Party: Recensione di “Casuali incontri tra estranei” di Alison Lurie

« Le manca tutta la parte di affetto e relazione, limitatamente a quel che ne sa: passeggiate nei boschi, scambi di bigliettini, una rapida carezza di sfuggita a una festa, un’occhiata dal fondo della sala del club di facoltà, il senso di vivere una vita complessa e segreta. Tuttavia, è abituata a queste mancanze, ne ha fatto a meno per quasi tutta la sua vita. »


Due colleghi americani allo sbaraglio con la propria vita, decidono di prendersi un periodo sabbatico e volare via, dritti verso l’Inghilterra. Vinnie, donna matura con un matrimonio fallito alle spalle, vive nel più totale anonimato, senza veri stimoli o uno scopo reale cui aggrapparsi. Fred, giovane uomo alle prese con la separazione, non sa come affrontare la situazione e continua a chiedersi cosa sia andato storto con il rapporto con la moglie.

L’arrivo di Chuck e Rosemary nelle loro vite ribalterà completamente il loro modo di pensare.

Il libro di Alison Lurie segue parallelamente due vicende completamente differenti, ma che hanno in sé un comune denominatore: l’amore.

Vinnie è la tipica donna che nessuno nota, con una faccia semplice, minuta, ma dal carattere decisamente spinoso. È quasi ironico pensare che fa la professoressa di letteratura per bambini, ma che per quanto sia molto rispettata, non provi un affetto particolare per i suoi alunni e gli infanti in generale. L’incontro con Chuck, sull’aereo che la porterà in Inghilterra sembra essere destinato a iniziare e finire lì nel cielo. Lei non ha una particolare opinione dell’uomo, che viene considerato al primo sguardo un bifolco, ma che poi verrà rivalutato, spinta anche da un sentimento inspiegabile e che da troppo tempo non prova.

Fred è un uomo prestante, consapevole del suo fascino e dell’effetto che fa sulle altre persone. Si compiace delle sue abilità da amatore, ma proprio non riesce a comprendere cosa ci sia di storto nella relazione con la moglie, così complessa da seguire nei suoi ragionamenti. Lasciandosi alle spalle questa relazione, si butta a capofitto nella conquista dell’attrice londinese Rosemary, ma l’impresa sarà tutt’altro che semplice.

L’opera di Alison Lurie ha un tono generalmente allegro, ottimamente strutturata e ironicamente divertente. Nel suo essere una scrittrice senza pretese, ha saputo parlare in modo estremamente delicato dei drammi interiori, andando contro l’ossessione della cultura letteraria per la bellezza e per la giovinezza, facendo sì che la sua creatura, Vinnie, potesse comunque diventare un simbolo di libertà e indipendenza.

Review Party: Recensione di “Il Priorato dell’Albero delle Arance” di Samantha Shannon

«  È nei momenti in cui la storia manca di far luce sulla verità che si generano i miti.   »

Ci fu un tempo in cui il terribile drago Senza Nome tentò di distruggere ogni cosa. La catastrofe venne scongiurata e la creatura imprigionata. Il tempo scorre e il suo ritorno in libertà sembra sempre più imminente, così come la venuta di coloro che dovranno riuscire nella pericolosa impresa ancora una volta.

Il Reginato di Inys sta vivendo una vera e propria crisi, dal momento che la principessa Sabran è senza consorte e soprattutto senza un erede per continuare a far vivere la casata di Berethnet. I nemici aumentano, ma c’è un paladino segreto a vegliare su di lei: Ead Duryan, adepta di una società segreta che sfrutta i suoi poteri per proteggere la futura Regina, anche se questa è proibita nell’intero regno.

A cavallo tra influenze orientali e occidentali, Samantha Shannon costruisce magistralmente un universo immenso e strabiliante per la cura dei dettagli, che siano essi nella morfologia che nella miriade di culture differenti che caratterizzano i popoli. La figura del drago, per gli orientali, è alla stregua di una divinità, venerati per la loro forza anziché condannati per la distruzione. Il suo è un mondo in cui nessuna persona o gruppo detiene la verità precisa: le credenze di tutti sono in qualche modo imperfette, modellate dalla storia o dall’opportunità politica.
È davvero lodevole che gran parte dell’azione chiave è guidata da donne e personaggi di colore: questo è solo uno dei moltissimi esempi di parità disseminati nell’opera, volta ad esaltare i diritti di uguaglianza, di genere e di orientamento sessuale, con lo scopo di rendere ognuno di questi esattamente ciò che dovrebbe essere: la normalità in un mondo normalmente variegato.
La magia pulsa in ogni elemento, vivendo nell’aria, nell’acqua, in ogni essere vivente. Perfino, purtroppo, anche dove il male si annida e scalcia per risalire le profondità buie in cui è caduta.
Ho conosciuto l’autrice anni fa, quando Salani pubblicò il primo libro della trilogia “La stagione della falce”, bloccando poi la pubblicazione. Sono davvero felice di poter leggere e gustarmi finalmente una storia della Shannon dall’inizio alla fine. E che storia! Un romanzo intenso e complesso, corposo sia dal punto di vista della mole di pagine che da quello che viene rappresentato. Non è una passeggiata scrivere un’opera del genere, ma è una dimostrazione eclatante del fatto che spesso non serve scrivere una serie di libri per rendere una storia indimenticabile.

“Il Priorato dell’Albero delle Arance” mi ha fatto riassaporare la bellezza e la meraviglia dell’infanzia, riportando a galla le stesse emozioni di quando ho iniziato ad approcciarmi al fantasy e a sognare, anche io, di poter esplorare il mondo a cavallo di un maestoso drago.