Review Party: Recensione di “Shadowhunters: Città del fuoco celeste” di Cassandra Clare

« Perché il mondo non è diviso fra chi è speciale e chi è normale: ciascuno ha il potenziale per essere straordinario. Finché si hanno anima e libero arbitrio si può essere qualsiasi cosa, fare qualsiasi cosa, scegliere qualsiasi cosa. »

La pace è sempre un sentore illusorio e mai davvero godibile. Soprattutto quando Sebastian è pronto a sterminare coloro che gli si parano davanti, al fianco dei Cacciatori Oscuri. Questo è il momento in cui più che mai è necessario prendere una posizione e armarsi di coraggio e forza per affrontare il destino avverso e proteggere coloro che si ama.
Siamo giunti alla conclusione di questa maratona nella saga principale di Shadowhunters. In questo ultimo libro potrete gustare non solo scene piene di amore ed emozioni, ma anche battaglie epiche in cui la tensione si taglia con una lama angelica e l’oscurità della mente data dalle difficoltà può essere rischiarata dalla stregaluce.
Quello a cui assisterete è un finale in cui vecchi e nuovi personaggi salutano il lettore con un arrivederci, piuttosto che un addio, nell’attesa di nuove avventure che, seppur da altri punti di vista, porta avanti il fenomenale universo di una delle saghe più prolifiche e apprezzate negli ultimi dieci anni. La Clare ancora una volta colpisce i cuori dei fan sorprendendo più e più volte, sia per la piega degli eventi che per l’approfondimento psicologico che ha dato a tutti i personaggi per portarli fino a questo punto.
Chiudendo il libro ho impiegato giorni interi per decidermi a dedicarmi ad altro, troppo presa dall’ennesimo saluto ad un altro pezzo della serie (precedentemente si era conclusa la trilogia The Infernal Devices), e sono sempre più convinta che mai lascerò davvero gli Shadowhunters, i maghi, la Corte fatata. Cassandra Clare ormai è una parte davvero importante della mia vita, senza cui non sarei la stessa in quanto lettrice.

Review Party: Recensione di “Shadowhunters: Città delle anime perdute” di Cassandra Clare

« Mi state chiedendo di recidere un legame sul quale soltanto il Paradiso ha potere. Ma il Paradiso non vi aiuterà, e lo sapete bene quanto me. In fondo è per questo che gli uomini evocano i demoni e non gli angeli, giusto? »

Jace è scomparso nel nulla. La dipartita di Lilith ha determinato una spaccatura indelebile, capace di separare vite che sembravano legate indissolubilmente, lasciandole a vagare in un viaggio alla disperata ricerca di una soluzione che possa riportare tutti a ricongiungersi.
Le sensazioni che accompagnano la fine della lettura di questo libro possono essere riassunti in una sola parola: strazianti. Questo soprattutto per gli avvenimenti finali, che disintegrano ogni sentimento positivo, trasformando il tutto in smarrimento, tristezza e dolore. Credetemi, si sente la necessità vitale di avere quanto prima il libro conclusivo di questa serie, ricordo perfettamente i due anni di attesa ad aspettare, passando il tempo tra una teoria e l’altra, tra una dichiarazione di Cassie e l’altra, tra fanfiction, video fanmade e molto altro. Tutto, pur di far passare l’agonia il più velocemente possibile.
Degno di nota, a questo giro, è il personaggio di Sebastian, di cui non ho mai svelato nulla e di cui dirò che è un villain dannatamente complesso e perfetto nel ruolo. Diabolico, ossessionato, ma in qualche modo fragile, affronta tutto con un unico scopo in testa senza pensare alle conseguenze sugli altri e addirittura su sé stesso. La sua perdita di lucidità è via via direttamente proporzionale al disastro che lascia dietro sé, in un cumulo di drammi, sangue e lacrime che difficilmente si riescono a dimenticare.
La Clare alza ancora di più il tiro fornendo una trama sempre più intricata al lettore, facendolo perdere tra le strade della propria fantasia per poi ricomporre davanti ai suoi occhi il quadro generale, che non può fare altro che lasciare senza fiato.
Il prossimo sarà l’ultimo libro, e come ai tempi io non fui pronta a leggerlo, anche voi non lo sarete se siete giunti fino a qui. Presto tutto sarà svelato.

Review Party: Recensione di “Come Petali di Ciliegio” di Mia Another

« Il bello di vivere lontani dal centro di Tokyo è proprio questo. Puoi ancora fingere di essere solo, di non dover affrontare i volti della gente e la metropolitana sovraffollata, le piazze gremite di pendolari e studenti. Puoi respirare aria pulita, sentire i profumi delle piante, della terra umida, e assaporare il silenzio, quello vero, così assordante che ti culla per tutta la notte. »

Isabel parte per il Giappone avendo ben chiari in mente i propri obiettivi. Il suo unico pensiero è dedicarsi completamente al disegno, estensione del corpo e dell’anima, e vede nell’oriente un’ottima fonte di ispirazione. Sostenuta dal fidanzato Tyler e dall’amica Mei, la ragazza vive una vita tranquilla e normale.
Non può di certo immaginare che su di lei stia per piombare una forte tempesta, che prende il nome di un amico di Ty, Ryuu. Imperscrutabile, schivo ma attento ad ogni cosa, Ryuu entra in contatto con lei in quanto esperto di kinbaku: l’arte delle legature attraverso nodi e corde. Isabel rimane affascinata e sorprendentemente incuriosita, fino a volerne sapere ogni dettaglio per poterlo rappresentare il più accuratamente possibile nella sua arte. Per questo, inizia a prendere lezioni da lui, a frequentarlo e a conoscerlo, tra un nodo stretto e l’altro sciolto.
Ben presto dovranno entrambi fare i conti con un legame ancora più forte, che avvinghia sempre più le loro anime tra loro in una danza passionale di sguardi, sfioramenti e cuori.
Non sapevo davvero cosa aspettarmi dal libro di Mia Another, ma sicuramente l’ambientazione orientale è ciò che mi ha spinto ad iniziare a leggerlo. Dire che sono rimasta positivamente colpita è un eufemismo, non solo per una visione nipponica insolita e originale ma anche per le tematiche trattate, che toccano corde della mia emotività che hanno origini lontane e che negli anni sono cresciute fino ad ardere, senza mai lasciarmi andare.
La storia di Isabel e Ryuu è una storia di limiti, non da porsi quanto da superare, per conoscersi più approfonditamente e accettarsi, senza pudore. Lo stile di scrittura della scrittrice è deciso, fluido e in grado di trasmettere grandi emozioni. Il suo libro ha forti richiami alla cultura pop orientale, che mi stuzzica sempre data la mia passione che mi accompagna fin da bambina. L’atmosfera che si respira è frenetica come le strade trafficate di Tokyo, ma al tempo stesso rilassante come la visione di un petalo di ciliegio che con leggiadria si stacca e prende il volo.
Anche l’amore, punto di forza dell’opera, si mostra qui con quel tocco filosofico tipico della mentalità giapponese, fatto di step che via via aumentano fino a sfociare nell’intimità vera e propria. Vedere come la storia dei protagonisti cresce e si sviluppa è stato assolutamente interessante e mai banale, fino ad un finale che personalmente ho trovato inaspettato, proprio perché ogni pagina è stata una nuova sorpresa tutta da scoprire.
Non conoscevo Mia Another, ma mi ha conquistato, quindi non posso fare altro che consigliare la lettura di “Come Petali di Ciliegio”, che è in grado non solo di farsi apprezzare da chi conosce determinate culture, ma anche chi non ne sa nulla e ha bisogno di evadere verso una nuova realtà, che qui ha il profumo delicato degli alberi in fiore, i colori accesi di una delle metropoli più grandi esistenti e il fascino del diverso, che non smetterà mai di essere tale.