Review Party: Recensione di “Hunger Games – Il canto della rivolta” di Suzanne Collins

« Se noi bruciamo, voi bruciate con noi! »

Ed eccoci arrivati alla fine.
Il mondo di Katniss è andato letteralmente in cenere, la sua mente non riesce a riprendersi davvero. Ma i ribelli hanno bisogno di lei, della sua forza e del suo coraggio, che risorga come una fiera Ghiandaia Imitatrice. Il desiderio di vendetta nei confronti del presidente Snow arde in lei più che mai e questo sprona il popolo a non cedere di fronte al potere di Capitol City e a lottare per rovesciare il sistema. Ad ogni costo.
Il terzo libro della serie di Hunger Games è sicuramente il più crudele di tutti, nonostante nei precedenti ci sia già brutalità da vendere. Arriva il momento di salutare i personaggi, in un modo più o meno brusco, con il fiato sospeso fino alla fine della storia. Le stesse emozioni di anni fa mi hanno travolto ancora una volta, sorprendendomi e riuscendo a farmi empatizzare con i protagonisti e le situazioni.
In questo capitolo ritengo che Katniss abbia il cambiamento più grande in assoluto, cercando di far convivere in sé il terrore e il desiderio di essere una guida per i più deboli e indifesi.
Il finale, ancora una volta, non è facile da digerire, ma fa credere che da una terra secca e ferita può rigermogliare qualcosa, nonostante questa porterà per sempre con sé le cicatrici nel profondo.
Questa ristampa è davvero un’occasione imperdibile per recuperare una delle saghe più famose del suo genere. Personalmente la copertina che adoro più di tutte in assoluto è proprio quella de Il canto della rivolta, seguita da quella de La ragazza di fuoco.
Ultima confessione: anche se conosco tutti gli attori, non ho mai visto i film! Ma questa breve maratona mi ha acceso il desiderio di recuperarli, finalmente! Chissà che non mi aspettino altre sorprese!

Review Party: Recensione di “Halloween” di Ray Bradbury

« Ma soltanto la luna guardava in quelle tenebre cave, in quelle grotte fonde. Fuori, animali notturni erano lanciati in un mezzo galoppo, su una giostra. Più oltre si stendevano gli abissi del Labirinto degli Specchi, che alloggiava una molteplice serie di vuote vanità, un’onda dopo l’altra, immobili, serene, inargentate dall’età, rese bianche dal tempo. Bastava un’ombra, all’ingresso, per suscitare riverberi del colore della paura, scatenare lune sepolte. »

Sentite in lontananza le canzoni lugubri ed evocative di Halloween? Non manca molto alla notte più spaventosa dell’anno, e il libro qui presentato è perfetto per entrare nell’atmosfera.
Conosciuto per lo più per il capolavoro che è “Fahrenheit 451”, Ray Bradbury si è cimentato anche in altre opere, in cui il suo stile crudo e trainante non manca di caratterizzare le storie da lui scritte. Nel caso specifico, “Halloween” è una raccolta di racconti e romanzi brevi dal clima spaventoso e inquietante, che rievocano il periodo tipico di fine ottobre e inizio novembre.
Conoscevo già “L’albero di Halloween”, che narra la storia di un gruppo di ragazzini ed una spaventosa sparizione. L’ho riletto con estremo piacere, assaporando i brividi che già mi avevano scosso a suo tempo.
Ho trovato davvero piacevole “Il popolo dell’autunno”, che ritengo sia il migliore di tutti. Una storia che unisce l’horror al potere dell’amicizia, in grado di scontrarsi con i fenomeni paranormali in cui i protagonisti s’imbattono.
Questo è subito seguito da “Ritornati alla polvere”, che sicuramente è il più sorprendente della raccolta, perché ricalca gli elementi tipici della Famiglia Addams, introducendo personaggi variopinti e singolari e una casa dalle capacità particolari.
Se non conoscere Ray Bradbury, penso che “Halloween” sia l’occasione migliore per approcciarsi all’autore. Se amate il 31 ottobre e tutto ciò che gli ruota attorno non rimarrete certo delusi da questo libro!

Review Party: Recensione di “Hunger Games – La ragazza di fuoco” di Suzanne Collins

« Cosa ne sappiamo di come si imbriglia il potere del cielo? »

Eccoci al secondo appuntamento in compagnia della nuova edizione di Hunger Games dedicato a “La ragazza di fuoco”.
Sono passati mesi dalla fine dei giochi e ora è il momento per i vincitori di fare qualcosa di inaspettato: diventare delle vere e proprie star in tour da un distretto all’altro fino alla prestigiosa Capitol City.
Avevamo lasciato Katniss e Peeta infatti con un epilogo sconvolgente, contro il sistema inquietante che vede solo uno prevalere negli Hunger Games. Ma loro hanno saputo farsi forza a vicenda e insieme ora continuano a lottare nel tentativo di cambiare le cose. Entrambi però sono ancora sconvolti da ciò che hanno trovato nell’arena, gli incubi e le paure li perseguitano costantemente.
Ma la politica di Capitol City, nella figura del presidente Snow, non ha la benché minima intenzione di rompere lo status quo: quali ricatti sono in serbo per i protagonisti, per farli rimanere al loro posto?
Il secondo libro è molto probabilmente il mio preferito tra i tre, perché non solo ci fa respirare la stessa tensione del primo, ma arricchisce il mondo di Panem con elementi culturali, politici e d’intrattenimento che lo allargano, senza limitarsi alle caratteristiche dell’arena in sé. Qui è davvero palpabile la volontà di Kat di ribellarsi con tutta sé stessa, per quanto l’impresa sia pressoché impossibile. Chi non mi ha mai convinto è il personaggio di Peeta, ma non saprei davvero spiegare il motivo. Non apprezzo la sua caratterizzazione e il modo di approcciarsi a Kat, lo trovo davvero irritante. In compenso, sempre tra alti e bassi, Katniss diventa un simbolo di indipendenza e giustizia che anni fa ha significato tanto per me.
Lo stile di Suzanne Collins rimane lo stesso anche nel secondo capitolo: semplice e preciso, che illustra gli eventi e i colpi di scena, molti più rispetto al primo libro, in maniera impeccabile.
Domani parleremo di “Il canto della libertà”, giungendo così alla fine della trilogia.

Review Party: Recensione di “Ancillary” di Ann Leckie

« Io però ero sempre stata prima di tutto un’arma. Una macchina pensata per uccidere. »

L’impero di Radch è tra i più grandi e produttivi dello spazio. All’interno del suo sistema di astronavi porta avanti la sua esistenza la Justice of Toren, capitanata da un’intelligenza artificiale. E’ qui che vivono le Ancelle, entità create dall’unione di corpi umani modificati e tecnologia.

L’Ancella Breq apre al lettore le porte della sua esistenza, narrando di ricordi passati e incontri presenti, cosa significava per lei l’unione con la Justice e il significato celato dietro al legame con Seivarden. C’è qualcosa però di insito che proprio non lascia tregua: la sete di vendetta per la Lord dell’impero.

Attraverso un’ambientazione incredibilmente originale, Ann Leckie costruisce una storia intelligente, divertente e creativa, con personaggi affascinanti e colpi di scena davvero scioccanti.
Il punto di forza di Ancillary è l’articolazione e la minuziosità delle tradizioni e della cultura del suo mondo, che si espande in un’opera corposa e intensa di avvenimenti a cavallo tra il dramma e l’azione.

Credo sia una lettura piuttosto sottovalutata e di cui se ne è parlato troppo poco anche in passato, ma che non può fare a meno di conquistare sul serio, grazie anche allo stile di scrittura della Leckie che non solo sa trainare, ma si amalgama alla perfezione con la cultura della storia.

Amanti o neofiti della fantascienza, consiglio senza alcun dubbio la lettura di “Ancillary” di Ann Leckie, non solo per il genere ma anche per la riflessione interiore che ne può scaturire.

Review Party: Recensione di “Hunger Games” di Suzanne Collins

« “Mi offro volontaria! Mi offro volontaria come tributo!” »

No dico, ma ci rendiamo conto??! Dieci anni dall’uscita del libro di Hunger Games??! Ancora non posso crederci. Ha dell’incredibile quanto la saga di Suzanne Collins mi abbia dato in tutto questo tempo.
“Hunger Games” è una di quelle serie che rappresenta una tappa importante per la mia vita, ovvero uno dei miei primi approcci al mondo della distopia contemporanea.
Chi non ha mai alzato tre dita al cielo imitando l’iconico saluto, o chi non ha mai stretto tra le mani la collana o la spilla rappresentante la Ghiandaia Imitatrice, simbolo della protagonista?
Per chi ancora non avesse mai sentito parlare della trama, Hunger Games è la storia di un mondo post-apocalittico in cui la società specifica di Panem è divisa in distretti, dal più povero al più ricco, e in cui la ricorrenza annuale degli Hunger Games, i giochi della fame, rappresenta un evento fondamentale per ogni esistenza. 
Katniss è una ragazza che ha dovuto lottare per la sopravvivenza da sempre, cercando con ogni modo di procurare da vivere per la propria famiglia. Non batte ciglio, quindi, quando per salvare la vita della sorellina si offre volontaria per diventare un Tributo, un partecipante alla sfida più sanguinaria che si possa immaginare.
Kat è un personaggio particolare e sfaccettato. Spesso durante il corso della storia la si comprende, ma al tempo stesso non la si può sopportare per certe decisioni o scelte che minano i rapporti che costruisce all’interno dell’arena.
L’atmosfera di paura e impotenza è quasi soffocante: l’arena in cui i personaggi si trovano a combattere è piena di pericoli non solo naturali e artificiali, ma anche e soprattutto dati dalla competizione. L’inganno è costantemente dietro l’angolo e la fiducia verso il prossimo non è contemplata.
I riferimenti ai classici mastodontici del genere sono chiari, Suzanne Collins è riuscita egregiamente a trasporre elementi tipici in un’opera fresca e ai tempi dell’uscita innovativa, che è stata capace di fare da apripista ad un sacco di libri usciti da lì in avanti.
Prenderò questo Tour non tanto per descrivere i libri, ma per rimembrare sensazioni e opinioni risalenti alla me adolescente. A domani con “La ragazza di fuoco”!