Review Party: Recensione di “Hunger Games – La ragazza di fuoco” di Suzanne Collins

« Cosa ne sappiamo di come si imbriglia il potere del cielo? »

Eccoci al secondo appuntamento in compagnia della nuova edizione di Hunger Games dedicato a “La ragazza di fuoco”.
Sono passati mesi dalla fine dei giochi e ora è il momento per i vincitori di fare qualcosa di inaspettato: diventare delle vere e proprie star in tour da un distretto all’altro fino alla prestigiosa Capitol City.
Avevamo lasciato Katniss e Peeta infatti con un epilogo sconvolgente, contro il sistema inquietante che vede solo uno prevalere negli Hunger Games. Ma loro hanno saputo farsi forza a vicenda e insieme ora continuano a lottare nel tentativo di cambiare le cose. Entrambi però sono ancora sconvolti da ciò che hanno trovato nell’arena, gli incubi e le paure li perseguitano costantemente.
Ma la politica di Capitol City, nella figura del presidente Snow, non ha la benché minima intenzione di rompere lo status quo: quali ricatti sono in serbo per i protagonisti, per farli rimanere al loro posto?
Il secondo libro è molto probabilmente il mio preferito tra i tre, perché non solo ci fa respirare la stessa tensione del primo, ma arricchisce il mondo di Panem con elementi culturali, politici e d’intrattenimento che lo allargano, senza limitarsi alle caratteristiche dell’arena in sé. Qui è davvero palpabile la volontà di Kat di ribellarsi con tutta sé stessa, per quanto l’impresa sia pressoché impossibile. Chi non mi ha mai convinto è il personaggio di Peeta, ma non saprei davvero spiegare il motivo. Non apprezzo la sua caratterizzazione e il modo di approcciarsi a Kat, lo trovo davvero irritante. In compenso, sempre tra alti e bassi, Katniss diventa un simbolo di indipendenza e giustizia che anni fa ha significato tanto per me.
Lo stile di Suzanne Collins rimane lo stesso anche nel secondo capitolo: semplice e preciso, che illustra gli eventi e i colpi di scena, molti più rispetto al primo libro, in maniera impeccabile.
Domani parleremo di “Il canto della libertà”, giungendo così alla fine della trilogia.

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