Death Note: trailer e data d’uscita per il film targato Netflix

« In fondo l’ho sempre pensato… questo mondo fa schifo. »

Improvvisamente, un quaderno cade dal cielo e finisce sulla Terra.
Un ragazzo lo raccoglie.
Sulla copertina, una scritta: “Death Note”.
Questa scena mi fa tornare indietro di una decina d’anni, quando Mtv era ancora un canale di musica e il martedì sera trasmetteva “Anime Night”, un appuntamento fisso grazie a cui ho sviluppato la mia passione per l’animazione giapponese.
L’anno scorso, la piattaforma Netflix ha annunciato la produzione dell’adattamento a film di “Death Note”, opera scritta da Tsugumi Oba e disegnata da Takeshi Obata. La serie manga viene pubblicata dal 2003 e portata in Italia tre anni dopo dalla casa editrice Planet Manga. Dal 2016 viene inoltre creata una serie animata, formata da 37 episodi e disponibile anche in italiano.
In poco tempo e nonostante le tematiche controverse, “Death Note” diventa un fenomeno a livello mondiale, con diverse opere derivate tra cui due live action di produzione giapponese, musical e videogiochi.

La storia è incentrata sulla vita dello studente modello giapponese Light Yagami, il quale entra in possesso di un quaderno dai poteri straordinari: il Death Note (quaderno della morte), che ben presto si rivela essere una vera e propria arma.
Citando la prima regola: “L’umano il cui nome verrà scritto su questo quaderno morirà”.
Affiancato dallo shinigami Ryuk, Light prende l’identità segreta di Kira e si dichiara difensore dei più deboli, iniziando ad uccidere i criminali più sanguinari per rendere il mondo un posto migliore. Le cose per lui si complicheranno, quando l’investigatore L si metterà sulle sue tracce, seguendo la scia delle misteriose morti.
Chi riveste davvero i panni della giustizia?
Contrastanti sono state le opinioni, già di fronte alla presentazione del cast: una decisione che ha fatto scalpore su tutte, è sicuramente la scelta dell’attore Keith Stanfield per il ruolo di L, in quanto il personaggio originario non ha la pelle scura.
Che ci sia l’intenzione di rendere l’opera più occidentalizzata può anche essere accettabile, ma il timore generale è che venga attuato uno stravolgimento tale da distorcere la storia creata dai due mangaka.
Pochi giorni fa, è stato rilasciato il trailer (sia in inglese che in italiano), che riporta come data di uscita il 25 agosto.
Nonostante gli insensati capelli ossigenati dell’attore, questi 55 secondi sono riusciti ad emozionarmi e incuriosirmi, come quando vidi per la prima volta l’episodio pilota trasmesso in televisione.
Non vedo l’ora di capire come Adam Wingard abbia strutturato il film e cosa verrà rappresentato, sperando che la decisione di accorpare tutta la storia in due ore (almeno, così parrebbe dalle notizie rilasciate) sia stata studiata nei minimi dettagli.

Visione: “One-Punch Man” di ONE e Yusuke Murata

« “Ma chi è, un eroe?”
“Con quella testa?” »

Uno degli intrattenimenti che reputo spassoso, è la visione di anime: termine che indica l’animazione giapponese.
Quello che presento è un anime divertente e godibile: “One-Punch Man” di ONE.

Titolo: “
One-Punch Man”
Categoria: Seinen
Genere: Azione, Commedia, Supereroi, Soprannaturale
Paese: Giappone
Tratto da: Manga
Stagioni: 1
Episodi: 12
Status: IN CORSO

Nato prima come web-comic, poi trasposto in manga grazie al disegnatore Yusuke Murata, l’opera del mangaka ONE segue le vicende di Saitama: ragazzo con l’ambizione di diventare un eroe.
Per raggiungere il suo obiettivo si sottopone a quello che lui definisce “assiduo e costante allenamento” che lo porta come primo risultato a perdere i capelli.
Passati tre anni, Saitama ottiene una strabiliante forza che gli permette di sconfiggere i nemici colpendoli con la potenza di un solo pugno. Ma, oltre qualsiasi aspettativa, il nostro eroe non si sente orgoglioso né avvantaggiato: inizia a nutrire sempre di più un senso di frustrazione e insoddisfazione nel non riuscire a incappare in sfide capaci di stimolarlo e farlo sentire vivo.

In un mondo in cui le città sono suddivise per lettere e gli attacchi di mostri sono all’ordine del giorno, viene fondata l’Associazione degli Eroi, gerarchicamente suddivisa per classe: chiunque passi le selezioni può vedersi riconosciuto il servizio di eroe come una vera e propria professione.
Per scampare dall’apatia, Saitama, insieme (suo malgrado) all’allievo Genos, s’iscrive con successo. Ma il ragazzo fa l’eroe come hobby e ogni qualvolta che trae in salvo la città non c’è nessuno che possa testimoniarlo. Riuscirà a mantenere il proprio posto e a scalare le vette fino ai primi posti della fantomatica Classe S?
Il lato comico della trama è dato soprattutto dagli atteggiamenti del protagonista: le reazioni poco ortodosse e la mancanza di preoccupazione di fronte ai rischi sono unite alla sua faccia inespressiva, per cui non si può fare a meno di sorridere, se non ridere a crepapelle.
I personaggi che man mano vengono presentati hanno tutti una caratteristica di spicco, per cui è facile potersene ricordare anche dopo un solo episodio.
Ho apprezzato molto il profilo di Saitama, atipico rispetto alla maggior parte dei protagonisti di questo genere. 
La prima stagione dell’anime deve essere considerata una sorta di introduzione a quella che potrebbe essere la vera e propria storia. Sarebbe interessante capire, per esempio, se la forza acquisita da Saitama è data effettivamente dai soli allenamenti quotidiani.
La seconda stagione dovrebbe uscire nei prossimi mesi, personalmente sono in trepidante attesa.
L’anime è disponibile in italiano edito da Dynit, il cofanetto è acquistabile su Amazon.

Recensione: “Io sono Alice” di Valentina Agosta

« Era il 1898, a Wonderland sentivamo che sarebbe accaduto qualcosa di strano, si percepiva nell’aria, il cielo aveva perso colore. Lo sentivamo addosso il presentimento che al nostro carissimo amico Lewis, era accaduto qualcosa. »


Di rivisitazioni della storia di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll ne sono state scritte molte, di generi differenti.
E’ uno dei libri che più mi rappresentano, mi piace quindi leggere opere ispirate e non mancano quelle che sanno soddisfarmi.

Quello di oggi, purtroppo, non è uno di questi casi.

“Io sono Alice” è un racconto di circa una decina di pagine scritto da Valentina Agosta, che gentilmente mi ha chiesto di leggerlo e recensirlo.
La storia scorre velocemente, proprio per la sua lunghezza. Il tempo di un tè in compagnia del Cappellaio Matto.

Qualcosa d’incomprensibile sta accadendo a Wonderland, Alice e i suoi amici lo percepiscono. Un’ombra oscura incombe sul loro mondo, poco tempo rimane per comprendere come salvarsi. Di una cosa sono certi: qualcosa di terribile è accaduto al loro creatore. Ad Alice non rimane che un’unica cosa: risalire la tana del coniglio in cui anni prima era precipitata e salvare Carroll e Sottomondo.

La storia, seppur breve, ha delle intriganti premesse. Quello che però non ho potuto ignorare, sta proprio alla base. Parecchi sono gli errori grammaticali e ortografici che ho trovato, anche piuttosto gravi come i tempi verbali sbagliati. Alcuni passaggi risultano confusi, come le descrizioni messe tra virgolette come se facessero parte di un dialogo; oppure parti scritte in prima e in terza persona, nonostante il punto di vista rimanga sempre quello della protagonista. Questo, ma anche altro.

Non ho compreso il rapporto che s’instaura tra Alice ed un altro personaggio, i quali da perfetti sconosciuti d’un tratto si scambiano un bacio. Non ci sono elementi sufficienti per un’evoluzione di questo tipo, per questo ho reputato il racconto troppo poco approfondito.

Un’idea carina, rovinata alla radice.