Recensione: “Agorafobia” di Dario Moccia e Fubi

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Che cos’è l’agorafobia?
Il buon caro Zanichelli dà la seguente definizione:
“Paura morbosa degli spazi aperti quali piazze, strade larghe e simili.”
Fin qui tutto chiaro… o forse no?

È difficile riuscire a dare una spiegazione esaustiva di certe cose, specie quelle che riguardano la psiche. Anzi, è impossibile stare al passo con gli studi legati ad essa, sempre in continuo cambiamento ed evoluzione.


Soprattutto, chi cade nel pozzo nero delle fobie non sempre potrebbe essere d’accordo con chi, nel buio, fortunatamente non si è mai ritrovato.

Ma l’arte, come in questo caso, viene in nostro aiuto.

“Agorafobia” è la quotidianità di un uomo. Senza nome, senza età, dall’aspetto solo accennato. Passa le giornate decantando gli orari dei treni in arrivo e partenza. Oggi è una bella giornata: il letto è morbido, nessun ritardo.
Il giorno migliore di sempre.
Di sottofondo, il regolare e tranquillizzante “Tu-tum tu-tum”.

Basta un rumore di troppo per fargli perdere il controllo. 
Basta un ricordo nel momento giusto per scuoterlo e spronarlo ad essere di nuovo libero.
“Agorafobia” è la lettura che non ti aspetti. Non tanto per il modo in cui il tema viene trattato, quanto per l’autore di questa idea.

Chi conosce e segue il mondo di Youtube Italia, avrà sicuramente anche solo sentito parlare di Dario Moccia, il ragazzo toscano che ha creato la “Nerd cultura”, diffondendo nel web le sue opinioni fumettistiche e simili. Ciò che ho sempre apprezzato di lui, oltre che la sua invidiabile capacità di esprimersi di fronte ad una telecamera, è proprio il suo modo di fare: estroverso, divertente e dalla battuta facile. Tutto il contrario rispetto a ciò che ha effettivamente deciso di creare; una sorpresa in più sicuramente gradita.

A maggior ragione, sarebbe davvero interessante poter parlare del suo fumetto con lui, per capire come mai ha deciso di fare questa storia e perché. 

Questo fumetto riesce nell’impresa di inizio articolo? Sì. In parte. 
L’interpretazione di ciò che prova il protagonista è buona, d’impatto. Ma troppo frenetica, specie nello slancio finale. Sarebbe gradito un maggiore approfondimento o degli elementi presentati al pubblico in maniera graduale, scandendo di più i tempi. Chi legge, però, rimane coinvolto e stravolto man mano che va avanti; si sente in gabbia, proprio come l’uomo, fino alla catarsi finale.
Considero “Agorafobia” come un’anteprima, un racconto introduttivo nella mente di un duo agli albori che può dare al mondo dell’editoria tanto, tanto di più. 
C’è come la sensazione che il messaggio di fondo sia: “Non avete visto ancora niente.”

Prendetevi del tempo per leggere un’opera meritevole. Se vi piacciono le storie crude e psicologiche, quelle che vi danno un colpo nello stomaco, questa ne è un esempio. Soffermatevi a guardare le tavole disegnate da Fubi, dal tratto sporco, impreciso ma netto, disturbante in certi punti; perfetto per una storia impressionante come questa.
Prendetevi del tempo per comprendere. Non abbiate fretta, rifletteteci. Lasciatelo da parte, riprendetelo. Date una chance, non ve ne pentirete.



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