Visione: “One-Punch Man” di ONE e Yusuke Murata

« “Ma chi è, un eroe?”
“Con quella testa?” »

Uno degli intrattenimenti che reputo spassoso, è la visione di anime: termine che indica l’animazione giapponese.
Quello che presento è un anime divertente e godibile: “One-Punch Man” di ONE.

Titolo: “
One-Punch Man”
Categoria: Seinen
Genere: Azione, Commedia, Supereroi, Soprannaturale
Paese: Giappone
Tratto da: Manga
Stagioni: 1
Episodi: 12
Status: IN CORSO

Nato prima come web-comic, poi trasposto in manga grazie al disegnatore Yusuke Murata, l’opera del mangaka ONE segue le vicende di Saitama: ragazzo con l’ambizione di diventare un eroe.
Per raggiungere il suo obiettivo si sottopone a quello che lui definisce “assiduo e costante allenamento” che lo porta come primo risultato a perdere i capelli.
Passati tre anni, Saitama ottiene una strabiliante forza che gli permette di sconfiggere i nemici colpendoli con la potenza di un solo pugno. Ma, oltre qualsiasi aspettativa, il nostro eroe non si sente orgoglioso né avvantaggiato: inizia a nutrire sempre di più un senso di frustrazione e insoddisfazione nel non riuscire a incappare in sfide capaci di stimolarlo e farlo sentire vivo.

In un mondo in cui le città sono suddivise per lettere e gli attacchi di mostri sono all’ordine del giorno, viene fondata l’Associazione degli Eroi, gerarchicamente suddivisa per classe: chiunque passi le selezioni può vedersi riconosciuto il servizio di eroe come una vera e propria professione.
Per scampare dall’apatia, Saitama, insieme (suo malgrado) all’allievo Genos, s’iscrive con successo. Ma il ragazzo fa l’eroe come hobby e ogni qualvolta che trae in salvo la città non c’è nessuno che possa testimoniarlo. Riuscirà a mantenere il proprio posto e a scalare le vette fino ai primi posti della fantomatica Classe S?
Il lato comico della trama è dato soprattutto dagli atteggiamenti del protagonista: le reazioni poco ortodosse e la mancanza di preoccupazione di fronte ai rischi sono unite alla sua faccia inespressiva, per cui non si può fare a meno di sorridere, se non ridere a crepapelle.
I personaggi che man mano vengono presentati hanno tutti una caratteristica di spicco, per cui è facile potersene ricordare anche dopo un solo episodio.
Ho apprezzato molto il profilo di Saitama, atipico rispetto alla maggior parte dei protagonisti di questo genere. 
La prima stagione dell’anime deve essere considerata una sorta di introduzione a quella che potrebbe essere la vera e propria storia. Sarebbe interessante capire, per esempio, se la forza acquisita da Saitama è data effettivamente dai soli allenamenti quotidiani.
La seconda stagione dovrebbe uscire nei prossimi mesi, personalmente sono in trepidante attesa.
L’anime è disponibile in italiano edito da Dynit, il cofanetto è acquistabile su Amazon.

Recensione: “Kubo e la spada magica” di Travis Knight

« Non battete ciglio, da ora. Prestate attenzione a quello che vedrete e ascolterete, per quanto strano e insolito a voi sembri. In più, vi avverto: se vi muovete, se guardate altrove, se dimenticate una parte del racconto, anche per un istante, il nostro eroe di sicuro perirà. »



Fin dai primi teaser rilasciati nel 2015, ero certa che questa storia mi avrebbe conquistata.
Così è stato.
“Kubo e la spada magica”, uscito in Italia il 3 novembre 2016, è un film d’animazione prodotto da Laika, lo stesso studio che ha creato i film di “Coraline e la porta magica”, “ParaNorman” e “Boxtrolls – Le scatole magiche”.
Travis Knight tesse una narrazione fatta di magia, tradizione e amore che ha ampiamente meritato i numerosi premi vinti e la nomination come miglior film d’animazione agli Oscar 2017 (quest’anno sarà una dura lotta, me lo sento).
Kubo è un dolce bambino che passa le giornate portando gioia e allegria nel paese vicino cui abita: ha la capacità di raccontare storie grazie alla musica del suo shamisen e agli origami animati magicamente. Vive in una grotta a ridosso di uno strapiombo insieme alla madre, che a causa di eventi e ricordi passati trascorre i giorni in silenzio, dando qualche segno di lucidità solo alla sera prima di addormentarsi. Ella, infatti, è una donna forte e dai poteri straordinari, ma distrutta dal dolore per la perdita del marito e la persecuzione del padre, il quale ha scagliato contro di loro le sue due sorelle determinate a ritrovarli, ad ogni costo.
La storia che il ragazzo narra ogni giorno al suo villaggio parla proprio di suo padre: il potente samurai Hanzo; ma è una storia che non riesce mai a concludere perché, prima che cali il buio, sa di dover correre a casa. Quando una sera s’attarda, Kubo si scontra con i suoi nemici ed è costretto a rivestire i panni del protagonista di quella stessa storia a lungo portata avanti.
Nel suo viaggio, fisico ma anche di formazione, sarà accompagnato da una scimmia severa ma protettiva e da Scarabeo, guerriero maledetto alla ricerca del suo sé.
Molteplici sono i temi che vengono affrontati nel film. Il più importante è sicuramente quello del valore della famiglia e della potenza dei ricordi, affiancato dalla solitudine e dal lutto; il dramma, però, viene trasmesso in modo delicato e romantico, dal punto di vista di un bambino che nella sua innocenza si sforza di vedere tutto per il meglio: “Sono felice, ma potrei esserlo di più”, “Questa è una bella storia, ma potrebbe essere migliore”.

L’elemento del Giappone feudale è perfetto per l’atmosfera del film: dà un tocco magico unico nel suo genere, rimanendo fedele alla cultura orientale. I colori dei paesaggi e degli eleganti kimono indossati incantano gli occhi e fanno rimanere letteralmente a bocca aperta.

La perfezione dell’ambiente si scontra con un altro tema: l’imperfezione terrena a confronto del mondo spiritico e la comprensione che per arrivare a nuova vita bisogna passare prima dalla morte, in tutti i sensi interpretabili.
Ho apprezzato molto che i personaggi che fanno da spalla a Kubo non fossero i classici pupazzi messi lì per far ridere il pubblico più giovane con battute, molto spesso inappropriate e detestabili. Anzi, Scimmia e Scarabeo hanno un ruolo chiave nella crescita del protagonista e rappresentano il simbolo di ciò che gli manca, ma che ha sempre desiderato.
Una chicca graditissima è presente nei titoli di coda: il filmato della lavorazione del demone scheletro in stop-motion, tecnica utilizzata per tutti i film della Laika.
La canzone finale di sottofondo è “While my guitar gently weeps” dei The Beatles, cantata per l’occasione dalla meravigliosa Regina Spektor.
 

#OTTER VALENTINE – Day 6 – “Your Name.” di Makoto Shinkai

« Non ne posso più di questa città! Non ne posso più di questa vita! Ti prego, nella prossima vita fammi rinascere come un bellissimo ragazzo di Tokyo! »


Non poteva mancare, giunti a questo punto, un film d’animazione assolutamente consigliato, un buon motivo per passare la serata di S. Valentino al cinema: se ancora non avete visto “Your Name.” di Makoto Shinkai avrete un’ultima possibilità, Martedì 14 Febbraio, per gustarvelo sul grande schermo e passare una buona serata in compagnia di chi più amate.
Dopo gli incassi da record al botteghino giapponese, l’artista è riuscito a conquistare il mondo con la sua ultima fatica, una storia emozionante ed incredibile che saprà intrattenervi fino all’ultimo secondo.
Mitsuha e Taki non si conoscono: vivono vite differenti, chi in mezzo alle montagne e chi immerso nella metropoli di Tokyo. 
Una cosa però li accomuna: il ricordo della visione di una cometa e degli strani sogni. Ben presto si rendono conto che l’esperienza onirica è ben altro che astratta; ogni giorno, alternandosi, si svegliano l’uno nel corpo dell’altra, scambiandosi le vite e mantenendosi in contatto tramite un diario sui rispettivi cellulari.
Inizialmente vivono la cosa come un’avventura, un gioco, uno scherzo. Ma la vicenda diventa sempre più profonda e complessa fino alla rivelazione di un mistero rimasto nascosto nel tempo.

Non credo di dover aggiungere altro della trama, per non rischiare di rovinare involontariamente i colpi di scena che si susseguiranno.

Grazie alla pellicola, Shinkai mostra al pubblico diversi spaccati della cultura nipponica, dalle credenze popolari, alla filosofia di vita, al modo in cui viene affrontato il dolore per un’esperienza catastrofica.
Giunto al suo quinto film, l’autore gioca con i contrasti senza mai perdere per questo il controllo, anzi, intrecciando e scomponendo la trama in maniera abile ed efficace accompagnando il tutto con delle vedute paesaggistiche da lasciare senza fiato.
IL ROMANTICISMO DI MAKOTO SHINKAI


Il rombo del tuono
nel cielo nuvoloso
forse pioverà
e, quando accadrà
resterai con me?

da: “Il giardino delle parole”



Se avete apprezzato “Your Name.” allora la visione di tutta la sua filmografia è d’obbligo. Anzi, se riusciste a recuperarla prima di vedere quest’ultimo film, sappiate che potreste cogliere delle sfumature e dei dettagli che vi lasceranno a bocca aperta.
“Lei e il gatto”.
Cortometraggio vincitore di
diversi premi internazionali

Ogni trama ha come elemento comune l’amore adolescenziale e le difficoltà che ogni rapporto, di norma, comporta.

Ma il simbolo che contraddistingue Shinkai non è qualcosa che ci si può aspettare, né tanto meno accettare: che sia l’età ad essere la distanza o i chilometri fisici tra un paese e l’altro, lo sconforto provato rimane immutabile. Aleggia nell’aria sempre una malinconia che non riesce a tramutarsi in felicità, non completamente almeno. Quando succedono cose tristi non esiste nulla per riparare a ciò che è successo, è una verità irreversibile che rende triste lo spettatore. I protagonisti camminano verso una soluzione, anche se questa non è quella che inizialmente prospettavano e gli eventi hanno un risvolto che non è quello anelato dal pubblico, ovvero un lieto fine totalmente positivo.
Lo spettatore è in grado di rispecchiarsi nelle diverse situazioni rappresentate, che siano queste ipotetiche, che siano presenti, che siano solo dei ricordi che riemergono.

“Viaggio verso Agartha” e “Il giardino delle parole” sono solo due delle opere passate che più meritano. Non dimenticherò mai, ad esempio, le sensazioni che “5cm. per second” mi ha lasciato. E le lacrime, anche quelle non posso scordare.

Sono tutte storie cariche di emotività e malinconia, ma avvolte dal mistero e da quel po’ di magia che le rende uniche e meravigliose.
Se ancora avevate dubbi sulla qualità dell’animazione giapponese, lasciatevi incantare da questo autore, che con semplicità e dolcezza saprà farvi passare godibili ore, che siate in compagnia o meno.

#OTTER VALENTINE – Day 4 – “G&T” di Francesco D’Alessio e Matteo Rocchi

« “Cosa siamo?”
“Dobbiamo per forza dare una definizione a questa cosa?” »

Ormai sono anni che le web serie hanno preso sempre più piede e apprezzamento tra il grande pubblico. Quella che oggi vi consiglio, nella settimana di S. Valentino, è “G&T”, serie totalmente italiana, prodotta con la collaborazione di RTA Movie, e la prima a trattare in modo esplicito le tematiche LGBT.
Francesco D’Alessio e Matteo Rocchi sono i creatori di questa serie, nonché i protagonisti della storia. Il titolo può essere infatti considerato l’acronimo dei due personaggi: Giulio e Tommaso.
La storia è ambientata a Torino; loro, amici di vecchia data, credono di sapere tutto l’uno dell’altro. Eppure, Giulio ha preso coscienza della sua omosessualità e ancora non è stato in grado di dirlo proprio a lui apertamente. La situazione precipita ad una festa universitaria quando, ubriachi, si baciano, nonostante Tommaso sia impegnato con Serena da un paio d’anni.
Da allora il tempo passa e le loro strade si dividono, fino al giorno fortuito in cui si rincontrano. Tommaso non ha mai dimenticato quella sera, ma ha sempre fatto in modo di non pensarci e reprimere i suoi confusi sentimenti.
La serie, arrivata alla sua terza stagione, si incentra sul tema dell’omosessualità che viene mostrato senza pretese, in maniera genuina. Al di là del livello attoriale (inizialmente basso, rendendo specie i dialoghi palesemente finti), la storia ha una base solida, è convincente ed emozionante. Le scene di amore e sesso, quasi del tutto esplicite, sono intense e appassionate e vanno a contrapporsi alle, un po’ più rare ma altrettanto forti, scene di violenza e bullismo.
Da un lato quindi, viene mostrato quello che dovrebbe essere la normalità: una storia d’amore. Dall’altra, però, chi guarda si schianta contro la realtà, quella in cui alcune storie d’amore non sono da tutti accettate.
“G&T” insegna oltretutto che accettarsi non sempre è semplice ed immediato a causa di una società ancora troppo bigotta e chiusa su certi argomenti. Spesso, però, il coraggio giunge in modi inaspettati, spinti da persone che sanno comprendere le difficoltà, qualsiasi esse siano.
“Get” insegna il suo intrinseco significato: ottenere, raggiungere, diventare.
Milioni di persone, dal 2012, seguono le vicende di Giulio e Tommaso e di tutti gli altri personaggi che ruotano loro attorno, con i propri problemi, le proprie vite e difficoltà interiori. L’apprezzamento si è talmente diffuso che è possibile guardare la serie con i sottotitoli in diverse lingue, come inglese, spagnolo e francese.
La prima e la seconda stagione sono visibili su Youtube, nel canale dedicato.
La terza, invece, è disponibile a pagamento su Vimeo. Con i soldi guadagnati, ci sarà sempre più la possibilità che la serie prosegua, migliorandone qualità dei contenuti e delle attrezzature utilizzate.
Sostenete un progetto meritevole, la buona visione è assicurata.

#OTTER VALENTINE – Day 2 – “Lei” (Her) di Spike Jonze

« Nessuno di noi è uguale ad un attimo fa, e non dovremmo cercare di esserlo perché è troppo doloroso. »

In questo secondo appuntamento dedicato all’amore, il protagonista è il mondo cinematografico.
Il film che vorrei portare alla vostra attenzione è giunto nelle sale italiane il 14 marzo 2014, candidato a cinque premi Oscar e vincitore come miglior sceneggiatura.
Il film in questione è “Lei” di Spike Jonze.
La storia è ambientata a Los Angeles, in un futuro prossimo venturo in cui la società vive a stretto contatto con la tecnologia e i computer, tramite apparecchi come auricolari e dispositivi vocali. Il protagonista, Theodore Twombly, è un uomo solo e chiuso in sé stesso, che lavora in un’azienda come redattore di lettere accorate, romantiche e malinconiche per conto di terzi. Sentimenti che lui stesso prova, ricordando amaramente i momenti felici passati con la moglie prima della separazione.
Le sue giornate passano monotone, se non per l’incontro con una coppia di colleghi e amici e qualche occasionale notte di sesso telefonico per nulla soddisfacente.
Fino al giorno in cui l’uomo decide di acquistare “OS1”, il primo sistema operativo d’intelligenza artificiale capace di evolversi attraverso l’esperienza. Non si tratta di un semplice dispositivo, proprio per questa caratteristica si può in tutto e per tutto parlare di coscienza.
Lei, l’intelligenza, decide di chiamarsi Samantha. L’unica in grado di ascoltare e comprendere Theodore, aiutandolo ad interrogarsi sulla sua vita, sul vuoto che sente dentro di sé e sull’incapacità di creare nuovi legami affettivi. Di rimando Theodore inizia a confidarsi con lei, sempre di più. Fino ad ammettere la sua disperata solitudine e ad intraprendere con Samantha una vera e propria relazione, ricambiata.
Questo potrebbe risultare inquietante, sbagliato. Ma l’abilità narrativa di Jonze nel rappresentare ogni momento che i due protagonisti passeranno insieme di lì a poco, non può fare altro che infondere nello spettatore un sentimento positivo, tanto da far pensare che in fondo questo rapporto non sia così tanto sbagliato. Perché è vero, naturale, umano.
Ma Samantha è qualcosa in più. Va oltre i concetti che stanno alla base della nostra mentalità, superando la stessa e raggiungendo l’irraggiungibile.
La gelosia, e tutti gli altri sentimenti che provava inizialmente, svaniscono, fino alla comprensione di un amore più vasto che non ha nulla a che fare con il mondo materiale e che quindi, Theodore, non può davvero comprendere. Non gli resta che prendere il coraggio a due mani e relazionarsi con ciò che sta sul suo stesso piano, fino ad essere in grado di scrivere lettere d’amore, quelle che a lungo ha tenuto per sé, ed inviarle.
Joaquin Phoenix, che personalmente ricordo come Commodo nel film colossal de “Il Gladiatore”, riesce ad esprimere la sensibilità del personaggio in maniera impeccabile.
Particolarità del film è che la protagonista, Lei, non apparirà mai nel corso della storia. Lo spettatore imparerà a conoscerla semplicemente attraverso colei che le presta la voce: Micaela Ramazzotti, per l’adattamento in italiano. Ho preferito di gran lunga l’interpretazione di Scarlett Johansson in lingua originale: l’attrice è stata in grado di trasmettere vere emozioni solo grazie al timbro caldo e dolce della sua voce.
Uno dei film più emozionanti e sensibili che io abbia visto finora e credo l’unico, su tutti, che sappia comunicare quale sia il vero nucleo e significato dell’amore.