Review Party: Recensione di “Le strade del male” di Donald Ray Pollock

Il male può nascere anche dalle più piccole e imprevedibili cose. Quando però il seme è piantato, s’insidia nell’ambiente in modo crudele, fino a piantarsi nella mente dell’uomo, anche quello che in apparenza è il meno corruttibile.

Questa è la trama generale del romano di Pollock, che va scoperto pagina dopo pagina per capirne il reale significato. L’oscura spirale in cui il lettore entra è inquietante e drammatica e ha come protagonista il male stesso in tutta la sua cupezza. I personaggi che ne vengono toccati sono solo figuranti inermi di fronte a un disegno più grande e inevitabile.

L’autore ha uno stile di scrittura molto particolare, che trattiene nonostante l’aspetto descrittivo e colpisce nel punto giusto al momento giusto. Non è una lettura leggera, piuttosto un impegno nei confronti dei propri stessi sentimenti, che vengono messi in discussione di fronte alle situazioni più raccapriccianti che si possono incontrare.

Tasselli apparentemente indipendenti si uniscono a creare un quadro generale maledettamente logico, che apre e chiude un cerchio in modo perfetto e sensato. Pollock insegna che non esistono eroi o cattivi perché chiunque può ricoprire un ruolo o l’altro a seconda della situazione. Per questo le strade del male sono apparentemente infinite, così come i modi in cui può circuire anche il più innocente e insospettabile.

Un romanzo così fondamentale nella cultura letteraria che va letto assolutamente, almeno una volta nella vita. Un libro che definisco in qualche modo un classico della letteratura contemporanea, che insegna del mondo molto più di quanto si possa ammettere.

Review Party: Recensione di “Molto più di questo” di Patrick Ness

Quando Seth cade in acqua è assolutamente certo di essere annegato. Eppure, si sveglia in un apparentemente abbandonato paesino di stampo inglese, dove vaga in completa solitudine mentre certi dettagli saltano all’occhio, inspiegabilmente familiari.

Un evento tragico si nasconde nel suo passato e in quello stesso luogo, un evento che ha a che fare con il motivo per cui la sua famiglia si è poi trasferita. Quel luogo, molto più del personale inferno del ragazzo, sta per svelargli qualcosa di così inaspettato da poterlo sconvolgere, perfino più della morte stessa.

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Blog Tour: “Il bambino di polvere” di Patrick K. Dewdney – Ambientazione e atmosfera

Può un bambino poter sopravvivere in un mondo in cui diventare adulto in fretta è vitale per la propria sopravvivenza? Questo è ciò che cerca di analizzare Dewdney nel suo grande romanzo “Il bambino di polvere”, un fantasy particolare che sorprende soprattutto per la sua ambientazione particolare.

Con un’atmosfera molto introspettiva ed emotiva, il lettore segue la vicenda del giovane Syffo, in un mondo che può ricordare gli elementi tipici di un Medioevo oscuro, drammatico e crudele.

Non ci troviamo di fronte a un’opera ricca di creature fantastiche, ma piuttosto di un ambiente dai confini immaginari e una geografia dettagliata e ben descritta, anche grazie alle illustrazioni e alle mappe che ci si abitua con facilità a trovare nel corso della narrazione. Questo però lascia ampio spazio al realismo e ai parallelismi con la realtà, un contemporaneo in cui ancora si sente parlare di bambini dalle origini indefinite o con una vita così travagliata da far accapponare la pelle.

Il tutto ha origine con un Regno ormai privo di un suo governatore, evento che fa sfociare la situazione dei popoli in una crisi totale, in cui la legge del mors tua vita mea diventa sempre più opprimente nella mente di ogni persona. Da qui, la vita di Syffo e quella di Melo, Cardù e Brindilla sarà tanto dura da far dimenticare loro le piccole gioie dell’essere bambini, trasformandoli in guerrieri solo per riuscire ad avere salva la vita. Una vita che vogliono difendere con le unghie e con i denti nonostante tutto e forse è un proprio questo che commuove: l’attaccamento al proprio quotidiano e la continua ricerca di un riscatto e di quel qualcosa che possa ridonare una vera e propria dignità.

Review Party: Recensione di “La donna che realizzava i sogni” di Phaedra Patrick

La bibliotecaria Martha Storm ha sempre messo i bisogni e i capricci
degli altri sempre al primo posto, nonostante sia nei libri che si è
sempre sentita a casa. Tutti la cercano, ma nessuno le dedica mai
davvero attenzioni, passa via come i consigli che condivide e che lei
annota come tesori preziosi. Non ha mai avuto tempo per sé stessa,
privandosi di esperienze uniche come provare amore, scegliendo piuttosto
di trasferirsi per prendersi cura dei suoi famigliari, fino al giorno in
cui anche loro l’hanno lasciata. Ricorda bene quanto fosse legata alla
nonna Zelda, che l’ha sempre incoraggiata a scrivere e a intessere le
storie che con naturalezza scaturivano dalla sua mente, prima di
scomparire misteriosamente.

L’arrivo di un libro alla sua porta, svela una dedica che fa ritornare
in Martha la speranza che sua nonna sia ancora viva, ma per scoprirlo
dovrà affrontare segreti che mai avrebbe pensato si annidassero nel
passato della sua famiglia, riscoprendo in sé il coraggio e la volontà
di inseguire sempre i propri personali sogni e desideri.

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Review Party: Recensione di “Senza Colpa” di Charlotte Link

Dopo l’esperienza con Scotland Yard, Kate si deve rimboccare subito le maniche e dedicarsi a ciò che capita a Scarborough. Le vicende di due donne che nulla hanno in comune se non l’arma del tentato delitto, porterà l’investigatrice a scavare nel profondo delle vite di ognuna, analizzando tutti i legami, facendo caso alle contraddizioni e a chi insiste nel tenere affossata la verità. Imputando una colpa a chi, di fatto, non ne ha.

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