Review Party: Recensione di “Il treno di cristallo” di Nicola Lecca

« Immagina le formiche mangiare con ingordigia le briciole dei cuori strappati a morsi dai carnefici e si accorge di quanto potenti possano essere le parole. Incontrarsi col mondo comincia ad affascinarlo: e mai avrebbe pensato che sarebbe stato così imprevedibile. »
A volte, per crescere e conoscere sé stessi, è necessario allontanarsi dalle abitudini e dai luoghi del quotidiano.

Aaron si è affacciato all’età adulta ma ancora non conosce nulla al di fuori della gelateria Morelli in cui lavora a Broadstairs e della depressione che affligge da sempre la madre Anja, che si attacca a lui in modo morboso e ossessivo. Cerca di evadere come può, grazie alla compagnia del fidato collega Gennarino e all’amore a distanza condiviso con Crystal. Eppure, non esiste soddisfazione nella sua vita e il comportamento ambiguo della ragazza, che rifiuta categoricamente un vero incontro, non fa altro che frustrarlo ancora di più.

Il cambiamento gli giunge addosso come un fiume in piena, quando riceve una lettera da Zagabria con cui viene convocato per la lettura del testamento del padre appena defunto. Di lui, il ragazzo non sa nulla, men che meno che fosse vivo fino a poco prima. Facendosi coraggio e tenendo il tutto nascosto a sua madre, Aaron prende il treno che lo porterà verso un destino nuovo, lastricato di nuovi incontri, difficoltà e una visione del mondo fino a quel tempo sconosciuto.

Le storie di Nicola Lecca le riconosci da un unico comune denominatore: il viaggio evolutivo dei personaggi che crea. In questo, “Il treno di cristallo” ha la chiave proprio nel titolo e porta il lettore all’interno di vite apparentemente comuni che possono rendere la sua, di vita, straordinariamente più ricca rispetto che in precedenza. Aaron nel corso del suo percorso prende diversi treni fisici che lo accompagnano in luoghi affascinanti e suggestivi, in mezzo a persone dalla morale più disparata e incontro a decisioni che mai avrebbe pensato di dover prendere. Sono queste che lo conducono per mano su treni diversi da quelli di prima e che lo porteranno verso una nuova consapevolezza di sé stesso.

Durante questo viaggio avrete fame, non solo di conoscere cosa aspetterà Aaron al capolinea, ma anche di cibo e posti reali: rimarrete incantati dalle descrizioni delle architetture e non potrete fare a meno di deglutire, desiderosi dei piatti che magistralmente compaiono attraverso l’olfatto e il gusto. Darei oro, per un appetitoso cartoccio di fish and chips.

Nicola Lecca ha sempre la capacità di colpire il cuore di chi legge i suoi libri in un modo ogni volta diverso e sorprendente, perché tocca punti dell’animo che disorientano, portano alla riflessione e infine al coraggio di cambiare la propria direzione verso ciò che davvero può renderci migliori.
Il suo stile narrativo è coinvolgente e riesce sempre a lasciare col fiato sospeso, in tensione, fino all’ultima pagina.

Ogni suo romanzo richiede una cura minuziosa e “Il treno di cristallo” è l’ennesima prova che ogni attesa viene ben ripagata, con una lettura che scorre inesorabile e dura sempre troppo poco, indipendentemente dal numero di pagine. Questo perché della sua letteratura non se ne ha mai abbastanza e si desidera esplorare all’infinito le vite dei personaggi anche dopo l’epilogo, per accertarsi che tutto vada davvero bene, da dopo quel punto d’inchiostro su carta in avanti.

Come all’inizio della lettura l’ho accolto con un “bentornato”, ora è davvero arrivato il momento di congedarlo un’altra volta. Arrivederci, al prossimo libro.

INTERVISTA ALL’AUTORE

In questo evento, i blogger partecipanti hanno avuto la possibilità di fare alcune domande all’autore, che ringrazio per l’opportunità che ci ha concesso. Di seguito, quelle che ho posto personalmente.

Ogni libro che ha scritto è caratterizzato dai viaggi che lei stesso fa: quali sono gli elementi in merito che le comunicano la giusta ispirazione?
Sono un collezionista di città. Ne ho visitate circa 400. L’ispirazione necessita del tempo vuoto: quello che non esiste più. Perché, ormai, il tempo lo riempiamo: terrorizzati come siamo dall’affrontarlo. Dallo specchiarci in esso. Io il tempo vuoto, invece, lo coltivo e lo nutro. Nasce così l’ispirazione che produce frutti eterni e riesce a curare menti e cuori.
Racconto il mondo. Porto i lettori lontano da sé e li apro al mondo. Per far questo devo viaggiare, ma soprattutto osservare, catalogare, scegliere….
I processi di gestazione e scrittura di tutte le sue opere richiedono sempre diversi anni prima di vedere la pubblicazione: cosa porta a periodi così lunghi di concentrazione su una singola storia?
Come tutti i miei precedenti romanzi anche “Il treno di cristallo” è un’opera di sartoria. Ogni dettaglio, ogni personaggio, ogni parola sono stati pazientemente vagliati con una precisione da orologiai per creare una scrittura ipnotica capace di trasportare il lettore lontano da sé e condurlo in mondi nuovi attraverso nuovi modi di pensare.  Una volta uno scrittore che stimo, riferendosi ai miei libri, mi ha detto: “Tu mi piaci perché cambi il mio immaginario.” Ecco: non rinuncerei mai a fare del mio meglio per cedere alla tentazione della fretta…