Review Party: Recensione di “Heimaey” di Ian Manook

« È molto più di un grido. È una rabbia folle e continua. Il vapore sgorga a più di cento gradi e a parecchie centinaia di chilometri orari. Da un semplice buco nel suolo. Senza mai riprendere fiato. Da secoli. Forse da millenni. E l’idea di quella forza scaturita dalle viscere della Terra e che il tempo non è in grado di dissipare ridesta in Becky l’immagine della propria collera. Allora, tutto il paesaggio attorno a lei assume un senso. »

I destini del poliziotto Kornelius e del giornalista Soulniz s’intrecciano in un modo apparentemente casuale tra le fredde lande dell’Islanda. Entrambi impegnati nel risolvere i dissapori familiari, ben presto scopriranno che il loro rapporto andrà oltre qualche bevuta in un bar di quartiere.
Questo perché la terra nasconde rancori ben più forti, che portano alla scoperta di un cadavere brutalmente scuoiato. Ma questo è solo il primo di inspiegabili fatti che si susseguono, tra passato e presente, alla ricerca di un movente e di una verità che sembra dover essere a tutti i costi affossata.
Quando però si fa strada l’ipotesi di un antico rituale volto all’appropriazione di forza e potere, Kornelius dovrà trovare la volontà di rimanere lucido e logico, anche se la discesa verso la pazzia sembra essere inevitabile. Ma le coincidenze con un viaggio di Soulniz vecchio di quaranta anni sembra complicare ancora di più le cose.
Conoscevo già Manook per la trilogia di Yeruldelgger sempre edita da Fazi, che anche se non sono ancora riuscita a recuperare mi intriga davvero molto. “Heimaey” è stato quindi per me il battesimo con questo autore, che sa come conquistare il lettore attraverso uno stile di scrittura accurato e coinvolgente.
Più delle scene con dialoghi e azione, trovo che la sua forza stia nelle descrizioni dei paesaggi e degli stati d’animo, perché sa come imprimere nella retina degli altri un luogo, anche se mai visto, come un pittore con la sua tela o un fotografo dietro la sua macchina. L’Islanda appare come nelle migliori cartoline, con la sua natura sconfinata e suggestiva, che sa come far sentire l’essere umano piccolo e quasi insignificante. Questo fascino viaggia parallelamente, e al tempo stesso in contraddizione, con l’atmosfera lugubre e marcia che tinge l’intera faccenda.
Manook sa leggere dentro le emozioni degli altri e sfrutta quelle provate dai suoi personaggi per colpire ognuno degli spettatori esterni, in modo unico e così personale che soltanto chi ha il libro tra le mani sa come specchiarsi e attraverso gli occhi di chi.
Oltre a questo, la trama del thriller è complessa e articolata ma magistralmente architettata: l’autore lascia che ci addentriamo nella storia in punta di piedi, lentamente, lanciandoci dettagli e indizi che servono più a disorientare che a comprendere, perché il suo vero scopo è quello di sorprenderci quando tutto verrà davvero svelato. 
Si tratta quindi di una storia davvero intricata che rende nel complesso l’opera una lettura davvero meritevole.

Review Party: Recensione di “Fuoco e sangue” di George R.R. Martin

« Quella volta, come aveva minacciato, venne con fuoco e sangue. Cavalcando Meraxes, la regina calò dal cielo limpido e incendiò Planky Town: fiamme ruggenti corsero di barca in barca finché l’intera foce del Sangue Verde fu soffocata da relitti fumanti, e la colonna di fumo si poteva scorgere fino a Lancia del Sole. Gli abitanti della città galleggiante trovarono riparo sul fiume per sfuggire alle fiamme, per cui meno di cento perirono nell’attacco, e perlopiù annegati anziché divorati dal fuoco di drago. Ma il primo sangue era stato versato. »

Da oggi “Fuoco e Sangue” torna nelle librerie italiane con una nuova veste grafica e illustrazioni interne che sanno davvero togliere il fiato. In pieno stile Oscar Draghi, ovviamente!

Ma cosa narra l’ennesima opera di George R.R. Martin? Ambientata precedentemente a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (sentito parlare della serie televisiva Game of Thrones?), in quest’opera vengono illustrate le vicende di Westeros dalla conquista dei Sette Regni di Aegon il Conquistatore fino alla reggenza di Aegon III.

La caratteristica più particolare è sicuramente la modalità di narrazione che Martin ha deciso di attuare: come se fosse un saggio, lo scrittore ricopre qui il ruolo di storico cronista che trascrive sotto dettatura dell’arcimaestro Gyldayn.
Ne viene fuori un’opera che non è per tutti, in quanto non ha il trasporto dei romanzi di narrativa, ma la minuziosità maniacale dei libri di testo o dei sussidiari.

Ciò non toglie che per gli appassionati della saga questo sia un libro non da meno: seppur in uno stile diverso, vengono riportati tutti gli elementi che hanno reso Le Cronache una delle opere simbolo di un’epoca. Battaglie, complotti, omicidi, stupro.
Martin architetta magistralmente delle vicende da togliere il fiato, che si inseguono con una consecutio precisa e ben delineata, che non stravolge quanto già si conosce della storia e non crea buchi di trama.

Questa è senz’altro una chicca per coloro che non possono fare a meno, come me, di tornare a Westeros, quella originale e vera che ha fondamenta nelle pagine create dall’autore.

Inutile pensare che leggere gli ultimi due libri della serie principale sarebbe stato meglio, ormai bisogna rassegnarsi ai tempi di George Martin e riempire il vuoto in altro modo.

Review Party: Recensione di “Riverdale: Fuga dalla città” di Micol Ostow

« L’estate è fatta per l’ozio, per schiacciare le zanzare e bagnarsi nel fiume Sweetwater, per ignorare la sveglia e perdere il senso del tempo. Per vivere in uno stato sospeso in cui ogni sembianza di responsabilità evapora, e ci siete solo tu, i tuoi migliori amici e la sensazione che tutto ciò che fate sia effimero, nebuloso… e solo vostro. »

Dopo l’accusa di omicidio nei confronti di Archie, il ragazzo ora deve affrontare le conseguenze di un gesto avventato, che ora viene usato come prova per qualcosa che non ha davvero commesso. Nonostante questo, non viene lasciato da solo: i suoi amici, dall’esterno, tentano di scoprire la verità per scagionare lui e consegnare alla giustizia il vero responsabile. Da Riverdale a Shadow Lake, il gruppo si mette alla ricerca di prove considerevoli, mentre la mano dell’assassino attenta più volte alla loro vita, per non far emergere la verità.

La serie di libri scritti da Micol Ostow, riparte qui in corrispondenza della terza stagione televisiva. I rischi di scadere in incoerenze è davvero grosso: se “Il giorno prima” si collocava antecedentemente rispetto a tutta la storia, “Fuga dalla città” si prende l’impegno di ricalcare molto più fedelmente le ambientazioni, i personaggi e le vicende narrate. Ebbene, devo dire che l’autrice ci è riuscita: non solo la storia è avvincente, ma mette ancora più curiosità nel seguire la versione televisiva, che se era partita un po’ lenta e confusionaria ora ha di certo ingranato. La Ostow ha uno stile di scrittura semplice e scorrevole, perfetto per raccontare questa storia.

“Riverdale” non è una serie consigliabile a tutti, ma se apprezzate gli intrighi e i drammi adolescenziali senza troppe pretese, posso assicurarvi che questa saprà intrattenere con leggerezza e poco impegno.

Blog Tour: “Coraline” di Neil Gaiman – Quando l’arte diventa un sogno

Sono davvero felice quest’oggi di parlare di “Coraline”, capolavoro per grandi e piccoli magistralmente scritto da Neil Gaiman. Non è la prima volta, per fortuna, che quest’opera viene venduta nelle librerie italiane: la versione inglese è uscita nel 2002 e la Mondadori l’anno successivo l’ha pubblicato qui, con una copertina cui sono molto affezionata, perché disegnata dal maestro Dave McKean.
Questo mese, “Coraline” trova una nuova luce con questa meravigliosa edizione: cambiando look, la mano è passata al famoso illustratore Benjamin Lacombe. E che dire, trovo sia un perfetto erede! Da anni lo seguo sui social e amo il suo particolare tratto, molto evocativo, surrealista e dalle tinte fiabesche. La caratteristica visiva che più di tutte lo identifica sono gli occhi: lo sguardo dei suoi personaggi trasmette subito delle emozioni forti allo spettatore, che non può fare a meno di perdersi in quell’oceano delicato e intenso al tempo stesso. A breve scoprirete quanto lo sguardo sia importante per la storia di cui stiamo parlando. 
L’ispirazione al gotico, poi, invade ogni sua opera, facendo fuoriuscire inquietudine e fascino. Non si può smettere di ammirare le sue illustrazioni e trovo che abbia rappresentato la copertina di “Coraline” in maniera impeccabile nella sua essenzialità.
L’immagine di Lacombe ha una storia da raccontare, che di fatto riflette ciò che Gaiman ha narrato tra le pagine, dando al lettore un punto di partenza per volare con la fantasia.
Tutto ha inizio con il trasloco della famiglia Jones, in una casa così grande che a sua volta è suddivisa in diversi appartamenti e abitata da altri bizzarri inquilini. La piccola Coraline ha una genuina curiosità e non si fa problemi nell’esplorare il circondario, alla ricerca di qualcosa di interessante.  Perfino quella porta in legno e murata, suscita in lei un certo interesse. 
La notte sullo sfondo della copertina è illuminata dalla luce pallida della luna – che non è ciò che sembra, dati i particolari che la rendono in tutto e per tutto un bottone – che tinge il buio di una leggera sfumatura violetta, irradiando i contorni delle figure che si stagliano attorno a Coraline. I suoi vicini sono sospesi e appesi ai rami dello scheletrico albero e vegliano, con lo sguardo inquietante tipico dell’altro mondo, su di lei.
Le prime a presentarsi a lei sono Miss Spink e Miss Forcible, anziane attrici di teatro che vivono ora dei ricordi dei tempi andati.
Nell’appartamento del pianterreno, sotto quello di Coraline, vivevano Miss Spink e Miss Forcible. Le due donne erano anziane e grassocce, e occupavano l’appartamento in compagnia di alcuni vecchi terrier scozzesi che portavano nomi come Hamish, Andrew e Jock. In passato Miss Spink e Miss Forcible erano state attrici, e Miss Spink in persona lo aveva rivelato a Coraline, non appena si erano conosciute.
— Vedi, Caroline — le aveva detto Miss Spink, sbagliando a pronunciare il nome — sia io che mia sorella Forcible eravamo attrici famose, ai nostri tempi. Calcavamo le scene, tesoruccio. 

Al piano di sopra invece, abita il Signor Bobo, uomo ossessionato dal creare un circo composto da topi. Davvero un soggetto inquietante, che dall’altra parte assume un atteggiamento marcatamente disturbante.

L’uomo scese le scale esterne che portavano dall’appartamento di Coraline al suo. Le scese molto lentamente. Lei lo aspettò in fondo alle scale.
— Ai topi la nebbia non piace — le disse. — Gli fa afflosciare i baffi.
— Neanche a me piace molto — ammise Coraline.
Il vecchio si chinò su di lei, avvicinandosi tanto da farle il solletico all’orecchio con la punta dei baffi. — I topi ti mandano un messaggio — sussurrò.
Coraline non sapeva cosa dire.
— Il messaggio è il seguente. Non varcare quella porta. — E si interruppe. — Ti dice niente?
— No — rispose Coraline.
Il vecchio alzò le spalle. — Che buffi, i topi! Non fanno che prendere fischi per fiaschi. Sbagliano anche il tuo nome, sai? Continuano a chiamarti Coraline. Non Caroline. Niente Caroline.
Nella copertina, poi, Coraline tiene in braccio un gatto nero, compagno fedele in questa improbabile avventura:
Alle sue spalle ci fu un lieve rumore.
Si voltò. Sul muricciolo accanto a lei c’era un grosso gatto nero, identico al grosso gatto nero che aveva visto sui prati di casa.
— Buon pomeriggio — disse il gatto.
La sua voce sembrava quella che Coraline aveva in fondo alla testa, la voce che usava per immaginare delle parole, ma era la voce di un uomo, non di una ragazza.
— Salve — disse Coraline. — Ho visto un gatto uguale a te nel giardino di casa mia. Tu devi essere l’altro gatto.
Il gatto fece segno di no con la testa. — No — disse. — Io non sono l’altro di nessuno. Io sono io. — E piegò la testa di lato; i suoi occhi verdi luccicavano. — Voi persone siete dappertutto. E i gatti, dal canto loro, devono restare uniti. Non so se mi spiego.
Girando una misteriosa chiave in quella toppa e facendo così scomparire i mattoni come per magia, Coraline si addentra in un mondo affascinante e divertente. Ma ancora non sa cosa le spetta da quella parte della casa.
L’incontro con l’Altra Madre è tra le scene più inquietanti di tutto il libro. Non si può dimenticare facilmente, nonostante sia ancora soltanto l’inizio:
— Coraline?
Sembrava la voce di sua madre. Coraline andò in cucina, perché la voce veniva da lì. In cucina trovò una donna che le dava le spalle. Assomigliava un po’ a sua madre. Solo che…
Solo che aveva la pelle bianca come la carta.
Solo che era più alta e più magra.
Solo che aveva le dita troppo lunghe, che non stavano mai ferme, e le unghie, adunche e affilate, di un rosso scuro.
— Coraline? — disse la donna. — Sei tu?
Quindi si voltò a guardarla. Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri.
— È ora di pranzo, Coraline — disse la donna.
— E tu chi sei? — domandò la bambina.
— Sono l’altra tua madre — rispose la donna. — Va’ a dire all’altro tuo padre che il pranzo è pronto. — E aprì lo sportello del forno. All’improvviso, Coraline si rese conto di avere una fame da lupi. E che odorino meraviglioso! — Allora, che aspetti?
Coraline arrivò in fondo al corridoio, dove si trovava lo studio di suo padre. Aprì la porta. All’interno c’era un uomo seduto alla tastiera del com-puter, che le dava le spalle. — Ciao — disse Coraline. — C-cioè, lei mi ha detto di dirti che è pronto il pranzo.
L’uomo si voltò.
Al posto degli occhi aveva due grossi bottoni neri e scintillanti.
— Ciao, Coraline — disse. — Non ci vedo più dalla fame.
Si alzò e andò con lei in cucina. Si sedettero intorno al tavolo e l’altra madre di Coraline servì il pranzo. Un enorme e dorato pollo arrosto, patate fritte, pisellini verdi. Coraline spazzolò il cibo che aveva nel piatto. Era buonissimo.
— È da un pezzo che ti aspettiamo — disse l’altro padre di Coraline.
— Me?
— Sì — disse l’altra madre. — Senza di te, qui non era più la stessa co-sa. Ma sapevamo che un giorno saresti arrivata, e che a quel punto sarem-mo diventati una vera famiglia. Ti va un altro po’ di pollo?
Così, Coraline scopre di avere un’altra madre e un altro padre, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Lentamente, la bambina viene ammaliata da queste figure fisicamente distorte – chi non lo direbbe, con dei bottoni al posto degli occhi? – ma che in qualche modo sanno essere più apprensive nei suoi confronti e attente ai suoi desideri. Se i suoi genitori sono sempre impegnati e non hanno per lei, questi la vogliono per sé ogni minuto, fino a non volere che torni dall’altra parte.
Un bell’incantesimo, ma quanto può durare? L’incontro con tre fantasmi le faranno aprire davvero gli occhi sulla situazione e sul grosso pericolo che sta correndo lì.
“Coraline” è un libro perfetto per il periodo di fine ottobre, perché è una storia di paura che riesce ad intrattenere sia i bambini, cui è dedicato, ma anche gli adulti. Rileggendolo dopo anni, non posso fare a meno di tremare in certe scene e di voler scappare lontano. Coraline è una compagna di lettura davvero coraggiosa e che infonde forza anche in noi, che da spettatori esterni la seguiamo.
Impartisce una lezione di vita molto importante, che vale per sempre e di cui spesso ci si dimentica.
Una lettura che non posso fare a meno di consigliare.

Review Party: Recensione di “Miti del Nord” di Neil Gaiman

« Aveva freddo, era in agonia, era in punto di morte quando il suo sacrificio ottenne la bramata, oscura ricompensa: nell’estasi dell’agonia guardò giù, e le rune gli furono svelate. Le conosceva, le capiva, capiva il loro potere. Allora la corda si spezzò, e lui cadde dall’albero urlando. Adesso comprendeva la magia. Adesso poteva controllare il mondo. »

Chi ora come ora non ha mai sentito parlare di Odino, Thor, Frigg, Sif, Freya o Loki?
La mitologia nordica è una tra le più complesse e affascinanti che esistono al mondo. Essendo tra le mie preferite, più volte mi è capitato di leggere saggi, canti e romanzi a lei dedicati. Se a questo si aggiunge Neil Gaiman, che occupa un posto speciale nel mio pantheon personale di scrittori, la combo che ne viene fuori è esplosiva.
Attraverso questa raccolta di racconti, Gaiman illustra con il suo infallibile stile la nascita di Asgard e di tutti gli dei che lo popolano. Pagina dopo pagina si spiegano di fronte agli occhi dell’immaginazione la figura del Padre degli Dei, del Dio del Tuono e quello della Guerra. I legami, gli incontri e gli scontri che caratterizzano ognuno dei personaggi presentati determinano il destino del loro popolo, spettatore minuscolo e impotente di fronte alla loro grandezza.
A dispetto della visione distorta che la Marvel ha creato per sé, Gaiman riporta le leggende alla loro vera origine, sfatando false informazioni diffuse in molte delle opere narrative più recenti.
Neil Gaiman è un esperto nonché vero appassionato della mitologia, per questo sa come averne cura ed esaltarla attraverso le sue parole, che a ogni libro mi imbrigliano facendomi tornare bambina e rendendomi ancora un po’ più adulta. Grande è l’amore che prova nei confronti del Dio Loki, che compare praticamente in ogni racconto, figura ambigua e spesso legata al male, ma che qui appare anche sotto una luce differente, come a simboleggiare un riscatto. La creazione dei Nove Mondi, il Ragnarok, gli oggetti leggendari, le gesta poetiche degli Dei. Tutto si mescola in modo coinvolgente e inquieto, tipico della mitologia norrena, che tende sempre a narrare l’inizio in prospettiva della fine, con la consapevolezza che dopo di sarà una rinascita e l’inizio di un nuovo ciclo.
Se volete scoprire cosa si cela tra le radici e le ramificazioni del Yggdrasil, “Miti del Nord” è una lettura perfetta per questo: in modo semplice e leggero il lettore viene trasportato nel mondo onirico delle due Edda, che in modo più minuzioso e approfondito ripresentano gli dei scandinavi in tutta la loro possenza, senza ignorarne le debolezze.
Un viaggio che merita davvero di essere fatto.